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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 4 NOVEMBRE 2006
Sull'indulto
Gabriele Vecchione

I sette omicidi in quattro giorni di Napoli conditi da un accoltellamento e due ferite d’arma da fuoco spingono a poco serene conclusioni sull’indulto del 29 luglio 2006.

• L’indulto è nato dalla consapevolezza dell’elevato tasso di criminalità del ceto politico, come ha scritto Luca Ricolfi su La Stampa e approvato per “togliere un bel po’ di castagne dal fuoco”. Si è approfittato del sovraffollamento carcerario per salvare pochi potenti già condannati o timorosi che un Fiorani potesse fare qualche nome ai giudici. L’insistenza mostrata sull’inserimento dei reati finanziari e del voto di scambio lo dimostra: solo 67 in tutta Italia sono i detenuti per reati finanziari. Ma la classe politica oligarchica ha ben pensato di darsi un’assoluzione preventiva.
• Tuttavia, da non sottovalutare è la pericolosità sociale di migliaia di uomini con un condanna definitiva sul groppone tornati liberi da un giorno all’altro, dunque, in molti casi, senza lavoro e senza casa. Non si tratta sempre di “poveri cristi”: Cristo è morto innocente.
• Il ministro della Giustizia intanto si gloria dei numeri. In realtà, mentre egli pensa all’amnistia, c’è poco da gloriarsi. Aveva previsto la scarcerazione di 10-15 mila detenuti e ne sono usciti quasi 24 mila più tutti coloro che si sono visti anticipati i termini per la concessione della legge Gozzini-Simeoni. Nessuno ha chiesto le sue dimissioni per questo errore grossolano. Nel mio piccolo lo faccio da questo mio spazio.
• Il ministro ha poi aggiunto che “solo” il 3,5% degli “indultati” è tornato in carcere. Purtroppo egli ignora che in Italia 9 delitti su 10 rimangono impuniti.
• In città come Napoli, dove il tasso criminalità è già elevato di suo, l’indulto non ha certo giovato alla sicurezza dei cittadini. “Non c’è nessun legame”, dice Prodi. In attesa che arrestino gli assassini di questi giorni, aspettiamo a dare tali rassicurazioni. Anche se qualcun altro dice l’opposto: “E' un fatto che, con l'indulto, sono state scarcerate migliaia di persone di Napoli e della provincia casertana. Gente che è tornata qui. Il dato investigativo obiettivo dice che in quasi tutti gli omicidi degli ultimi tre mesi ex detenuti usciti con l'indulto hanno avuto un ruolo: vittime (come nel duplice delitto di queste ore a Torre del Greco), o killer, mandanti o complici. La circostanza non può non far riflettere”. E’ Franco Roberti, procuratore capo del pool anticamorra di Napoli. Il premier ha poi evidenziato l’importanza dell’educazione alla legalità. E quale azione del governo in carica andrebbe in questa direzione? In campagna elettorale chi aveva rilanciato il tema della sicurezza?

 

• Come sempre succede in Italia, passato il periodo di emergenza e attuati i rituali palliativi, tutto torna come prima. Come succederà a Napoli, dove ciclicamente si scatenano faide di sangue, tutto cambierà perché non cambi nulla. Così anche con la situazione carceraria. Nessuno dei 900 parlamentari si preoccupa di non arrivare nuovamente ad un sovraffollamento lesivo anche di alcuni diritti umani. Nessuno pensa ad accelerare i lentissimi processi, ma a cancellarli, alimentando il clima di impunità già troppo diffuso. Nessuno pensa a costruire nuovi edifici, diminuire il numero dei reati, mandare i tossicodipendenti in efficienti comunità di recupero, a depenalizzare reati come il mancato rispetto delle norme sull’immigrazione.
• Parlare dell’indulto a tre mesi dalla sua approvazione non è buon segno. Significa che nessun politico, nessun uomo pubblico può calcolare quanto sia profonda ogni ferita inferta alla morale pubblica.

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