|
I
sette omicidi in quattro giorni di
Napoli conditi da un accoltellamento e
due ferite d’arma da fuoco spingono a
poco serene conclusioni sull’indulto del
29 luglio 2006.
• L’indulto è nato dalla consapevolezza
dell’elevato tasso di criminalità del
ceto politico, come ha scritto Luca
Ricolfi su La Stampa e approvato per
“togliere un bel po’ di castagne dal
fuoco”. Si è approfittato del
sovraffollamento carcerario per salvare
pochi potenti già condannati o timorosi
che un Fiorani potesse fare qualche nome
ai giudici. L’insistenza mostrata
sull’inserimento dei reati finanziari e
del voto di scambio lo dimostra: solo 67
in tutta Italia sono i detenuti per
reati finanziari. Ma la classe politica
oligarchica ha ben pensato di darsi
un’assoluzione preventiva.
• Tuttavia, da non sottovalutare è la
pericolosità sociale di migliaia di
uomini con un condanna definitiva sul
groppone tornati liberi da un giorno
all’altro, dunque, in molti casi, senza
lavoro e senza casa. Non si tratta
sempre di “poveri cristi”: Cristo è
morto innocente.
• Il ministro della Giustizia intanto si
gloria dei numeri. In realtà, mentre
egli pensa all’amnistia, c’è poco da
gloriarsi. Aveva previsto la
scarcerazione di 10-15 mila detenuti e
ne sono usciti quasi 24 mila più tutti
coloro che si sono visti anticipati i
termini per la concessione della legge
Gozzini-Simeoni. Nessuno ha chiesto le
sue dimissioni per questo errore
grossolano. Nel mio piccolo lo faccio da
questo mio spazio.
• Il ministro ha poi aggiunto che “solo”
il 3,5% degli “indultati” è tornato in
carcere. Purtroppo egli ignora che in
Italia 9 delitti su 10 rimangono
impuniti.
• In città come Napoli, dove il tasso
criminalità è già elevato di suo,
l’indulto non ha certo giovato alla
sicurezza dei cittadini. “Non c’è nessun
legame”, dice Prodi. In attesa che
arrestino gli assassini di questi
giorni, aspettiamo a dare tali
rassicurazioni. Anche se qualcun altro
dice l’opposto: “E' un fatto che, con
l'indulto, sono state scarcerate
migliaia di persone di Napoli e della
provincia casertana. Gente che è tornata
qui. Il dato investigativo obiettivo
dice che in quasi tutti gli omicidi
degli ultimi tre mesi ex detenuti usciti
con l'indulto hanno avuto un ruolo:
vittime (come nel duplice delitto di
queste ore a Torre del Greco), o killer,
mandanti o complici. La circostanza non
può non far riflettere”. E’ Franco
Roberti, procuratore capo del pool
anticamorra di Napoli. Il premier ha poi
evidenziato l’importanza dell’educazione
alla legalità. E quale azione del
governo in carica andrebbe in questa
direzione? In campagna elettorale chi
aveva rilanciato il tema della
sicurezza?
• Come sempre succede in Italia, passato
il periodo di emergenza e attuati i
rituali palliativi, tutto torna come
prima. Come succederà a Napoli, dove
ciclicamente si scatenano faide di
sangue, tutto cambierà perché non cambi
nulla. Così anche con la situazione
carceraria. Nessuno dei 900 parlamentari
si preoccupa di non arrivare nuovamente
ad un sovraffollamento lesivo anche di
alcuni diritti umani. Nessuno pensa ad
accelerare i lentissimi processi, ma a
cancellarli, alimentando il clima di
impunità già troppo diffuso. Nessuno
pensa a costruire nuovi edifici,
diminuire il numero dei reati, mandare i
tossicodipendenti in efficienti comunità
di recupero, a depenalizzare reati come
il mancato rispetto delle norme
sull’immigrazione.
• Parlare dell’indulto a tre mesi dalla
sua approvazione non è buon segno.
Significa che nessun politico, nessun
uomo pubblico può calcolare quanto sia
profonda ogni ferita inferta alla morale
pubblica.
COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di
centomovimenti.com
|