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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 4 NOVEMBRE 2006
In piazza contro se stessi
Tommaso Merlo

I governanti scendono in piazza contro se stessi. La tragicommedia della politica italiana riserva sempre belle sorprese. Già, a sei mesi dalle elezioni, sottosegretari e società civile marceranno a braccetto tra le strade di Roma. Ma per cosa? Contro chi? Alcuni promotori vogliono stimolare il governo a rispettare il programma, si tratterebbe quindi di una sorta di auto-stimolazione. Chissà, magari funziona. Altri dicono che la manifestazione serve a spronare il governo ad affrontare la questione del precariato. Detto e fatto, a poche ore dalla manifestazione, il Ministro del Lavoro Cesare Damiano ha presentato le «linee guida per la riforma dei contratti a termine». Furbo e tempestivo, bisognerà vedere se quella pratica misteriosamente uscita dal cassetto piacerà ai dimostranti. C'è poi un interpretazione più spessa: la manifestazione sarebbe l'anima massimalista della sinistra che minaccia dalla piazza quella riformista. Una diatriba secolare ed irrisolta oggi frettolosamente piegata alle esigenze elettorali della politica moderna. Insomma, le interpretazioni si sprecano. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i cittadini. Gli elettori di centrodestra, avranno probabilmente una nuova ragione per dare dei "coglioni" ai non folgorati sulla via di Arcore. Quelli di centrosinistra potranno invece cominciare a porsi delle domande più sostanziali. Dov'è finito il programma dell'Unione, e quanto conta? Si sa, per mettere d'accordo la variegata carovana, molte divergenze sono finite sotto il tappeto lungo seicento pagine. Del resto l'obiettivo primario era battere le destre, e mandare a casa quel prepotente di Berlusconi.

 

E poi una volta al governo, tra una riunione e l'altra, si sarebbe trovata la soluzione a tutto.
Cosa che evidentemente non sta succedendo se perfino i sottosegretari scendono in piazza a dare, di fatto, dell'inconcludente e dell'incoerente al governo Prodi. Il punto è che i ribelli, forse senza rendersene conto, gridano ai quattro venti anche la loro impotenza politica, la loro impossibilità di fare il loro lavoro. Andando in piazza, si rilevano vittime inermi di quello statico marasma tipico della politica dei piccoli partiti. Ma non è questo che li fa uscire dal palazzo. Non è la miopia e la litigiosità della politica, non è la frammentazione in mille insignificanti contrapposizioni partitiche. Non sono i troppi fantasmi del passato, e gli egoismi di oggi. Anche perché se fosse cosi, in piazza scenderebbero milioni di persone festanti per l'inizio di una nuova era.

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