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I
governanti scendono in piazza contro se
stessi. La tragicommedia della politica
italiana riserva sempre belle sorprese.
Già, a sei mesi dalle elezioni,
sottosegretari e società civile
marceranno a braccetto tra le strade di
Roma. Ma per cosa? Contro chi? Alcuni
promotori vogliono stimolare il governo
a rispettare il programma, si
tratterebbe quindi di una sorta di
auto-stimolazione. Chissà, magari
funziona. Altri dicono che la
manifestazione serve a spronare il
governo ad affrontare la questione del
precariato. Detto e fatto, a poche ore
dalla manifestazione, il Ministro del
Lavoro Cesare Damiano ha presentato le
«linee guida per la riforma dei
contratti a termine». Furbo e
tempestivo, bisognerà vedere se quella
pratica misteriosamente uscita dal
cassetto piacerà ai dimostranti. C'è poi
un interpretazione più spessa: la
manifestazione sarebbe l'anima
massimalista della sinistra che minaccia
dalla piazza quella riformista. Una
diatriba secolare ed irrisolta oggi
frettolosamente piegata alle esigenze
elettorali della politica moderna.
Insomma, le interpretazioni si sprecano.
Sarebbe interessante sapere cosa ne
pensano i cittadini. Gli elettori di
centrodestra, avranno probabilmente una
nuova ragione per dare dei "coglioni" ai
non folgorati sulla via di Arcore.
Quelli di centrosinistra potranno invece
cominciare a porsi delle domande più
sostanziali. Dov'è finito il programma
dell'Unione, e quanto conta? Si sa, per
mettere d'accordo la variegata carovana,
molte divergenze sono finite sotto il
tappeto lungo seicento pagine. Del resto
l'obiettivo primario era battere le
destre, e mandare a casa quel prepotente
di Berlusconi.
E poi una volta al governo, tra una
riunione e l'altra, si sarebbe trovata
la soluzione a tutto.
Cosa che evidentemente non sta
succedendo se perfino i sottosegretari
scendono in piazza a dare, di fatto,
dell'inconcludente e dell'incoerente al
governo Prodi. Il punto è che i ribelli,
forse senza rendersene conto, gridano ai
quattro venti anche la loro impotenza
politica, la loro impossibilità di fare
il loro lavoro. Andando in piazza, si
rilevano vittime inermi di quello
statico marasma tipico della politica
dei piccoli partiti. Ma non è questo che
li fa uscire dal palazzo. Non è la
miopia e la litigiosità della politica,
non è la frammentazione in mille
insignificanti contrapposizioni
partitiche. Non sono i troppi fantasmi
del passato, e gli egoismi di oggi.
Anche perché se fosse cosi, in piazza
scenderebbero milioni di persone
festanti per l'inizio di una nuova era.
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