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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 7 NOVEMBRE 2006
Napoli, Locri e l'informazione
daniela gaudenzi

Dalle prime pagine dei giornali e dalle copertine dei TG “l’emergenza permanente” di Napoli è già stata archiviata, dato che negli ultimi due giorni non ci sono stati nuovi morti, ma è morto “solo” un giovane che era stato accoltellato in precedenza. Grande rilievo è riservato “alla solitudine” di Bassolino, al silenzio attorno a lui del partito, quel partito che gli ha chiesto prima di non rompere con Ciriaco De Mita e poi di accordarsi con Mastella, alle parole di solidarietà che, unico tra i big dell’Unione, gli ha riservato Massimo D’Alema.
Di Locri e del delitto Fortugno, nonostante che la vedova continui a chiedere che si faccia ulteriormente luce sul rapporto tra politica e ‘ndrangheta e che “i ragazzi” continuino a denunciare il silenzio e la lontananza delle istituzioni, dopo le celebrazioni dell’anniversario non c’è più traccia nell’agenda politica e mediatica.
Tra le tante dichiarazioni e contro-dichiarazioni all’interno di quello che viene definito “Il processo al rinascimento napoletano” e cioè l’analisi e la critica forse fin troppo prevedibili alla “primavera napoletana” di Bassolino, tra gli inizi e la metà degli anni ’90 ve ne sono alcune che fotografano perfettamente il trasformismo e la restaurazione che hanno prevalso sul cambiamento, non solo a Napoli. Una delle testimoni di quella stagione, coautrice del libro uscito allora “Verso un rinascimento napoletano” (concepito originariamente con un punto interrogativo) Daniela Lepore dopo undici anni commenta “La politica simbolica doveva essere sostenuta da un ricambio della classe dirigente. Invece, finita la quarantena, sono tornati a galla gli stessi notabili che avevano girato attorno al pentapartito…” (Il Corriere del 4 novembre). Un altro protagonista di quegli anni sul fronte della giustizia, Nicola Quatrano che allora indagava sulla tangentopoli partenopea e oggi è giudice del Riesame dà un giudizio ancora più netto: “Il cosiddetto Rinascimento Napoletano cambiò poco o nulla. La città in gran parte rimase alla finestra, aspettando di vedere come sarebbe andata a finire per balzare sul carro del vincitore. Il guaio è che dal carro, al momento giusto, vennero fatti scendere tutti quelli che l’avevano trascinato fin lì e furono imbarcati i rottami del passato opportunamente riverniciati. Come risultato, ci ritroviamo oggi con una classe dirigente fra le più scadenti d’Italia…”.(Corriere del 4 novembre “Buttati giù dal carro. Per far posto ai rottami del passato”). Una “tendenza” analoga, e cioè la mancanza di coraggio e di volontà di andare avanti nella lotta alla mafia dopo la stagione di riscatto che aveva contraddistinto i primi anni ’90, emerge dall’analisi di Pino Arlacchi, sociologo e profondo conoscitore del fenomeno. In una intervista al Quotidiano nazionale del 6 novembre dichiara che “la mafia si poteva vincere, ma allo Stato mancò il coraggio”, ricorda come “negli anni ’90 la gente voleva ribellarsi” e come l’insieme degli strumenti, dalla legislazione sui collaboratori di giustizia a quella sulla confisca dei beni e sugli appalti, avrebbero consentito di voltare pagina. “Gli strumenti degli anni ’90, se supportati da un vero e costante impegno politico e civile avrebbero potuto assestare il colpo di grazia alla criminalità organizzata”. Sappiamo che non è andata così. E alla domanda sul rapporto e la competizione tra mafia italiana e mafie straniere, Pino Arlacchi risponde: “la mafia italiana è tornata a concentrarsi con maggiore forza sulle tradizionali fonti di reddito: estorsione, usura, appalti pubblici. Non ci vuole molto a calcolare il profitto realizzato dalle mafie negli ultimi tre anni. Un esempio? L’ospedale di Locri era controllato dalle cosche locali. La sanità incide per il 40% sulla spesa pubblica degli enti locali. Se la mafia locale intercettasse appena il 10% verrebbero fuori cifre molto interessanti. Profitti derivanti dagli appalti pubblici che compensano ‘la quota’ perduta per la concorrenza di gruppi internazionali e a causa delle inchieste”.
Anche da questa intervista emerge la distanza siderale che intercorre tra la retorica della lotta alle mafie da parte di quella politica che ha le maggiori responsabilità anche quando non arriva alla perfetta simbiosi con la mafia dietro allo slogan “la mafia fa schifo”, e la denuncia documentata e circostanziata dell’infiltrazione mafiosa nello Stato e nelle istituzioni.
Diritto- dovere di informare che se scrupolosamente esercitato non passa “inosservato”, almeno per qualcuno. Non sono, infatti, ancora archiviate le reazioni sdegnate e minacciose della politica alla puntata di AnnoZero che si è occupata della relazione sulla ASL di Locri, anche se, prevedibilmente, l’offensiva ha dispiegato tutta la sua potenza di fuoco contro Santoro e la Gabanelli quando hanno osato, benché recidivi, toccare due nervi sempre scoperti come i processi a Berlusconi e la Rai targata Meocci.
Per chi ha minore visibilità e sta ai margini del mondo dell’informazione, benché sia un periodico on line regolarmente registrato e abbia un direttore responsabile, autorevole e conosciuto come Elio Veltri, possono accadere in progressione cose un po’ più “strane” e molto spiacevoli.

 

Il testo integrale della relazione amministrativa sulla ASL di Locri, non più secretata, che è stata oggetto di una puntata di AnnoZero, che è stata pubblicata su Repubblica.it, che viene letta integralmente da Reporter 24 radio de Il sole 24 Ore, è stata oscurato sul sito di www.democrazialegalita.it e di www.genovaweb.org .
Ma per la redazione di www.democrazialegalita.it non si tratta “solo” della rimozione del documento. Dopo il sequestro dei computer a seguito della perquisizione nelle case dei due redattori di Firenze inquisiti per “divulgazione di atti d’ufficio”, dal 4 novembre il sito è sotto “sequestro preventivo” il che significa che è di fatto chiuso e non può essere aggiornato.
Nessuno di tali provvedimenti, che rapportati ad un periodico cartaceo equivalgono al sequestro dei locali della redazione, delle rotative e dei mezzi di distribuzione, è stato notificato al direttore responsabile, né è pervenuta la richiesta, come è avvenuto per altre redazioni, di rimozione “spontanea” della pagina web incriminata.
Si può solo confidare che il trattamento riservato a www.democrazialegalita.it possa venire a conoscenza di molti cittadini che hanno a cuore la lotta alla mafia e alla illegalità come priorità democratica e sia di stimolo ad una richiesta sempre più diffusa e consapevole di informazione.

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il martedi'
Daniela Guadenzi

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