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Papa
Benedetto XVI nell’Angelus del 4
dicembre 2005 ha detto: “la libertà
religiosa è ben lontana dall’essere
ovunque effettivamente assicurata: in
alcuni casi essa è negata per motivi
religiosi o ideologici; altre volte, pur
riconosciuta sulla carta, viene
articolata nei fatti dal potere politico
oppure, in maniera più subdola, dal
predominio culturale dell’agnosticismo e
del relativismo”. Quasi un anno dopo, il
28 ottobre scorso, il nunzio apostolico
della Santa Sede all’Onu si è detto
preoccupato “per quelle realtà sparse
nel mondo in cui la libertà di religione
e di credo non sussiste per singoli e
comunità, specialmente i membri delle
minoranze religiose”. Sono affermazioni
che vanno documentate e verificate.
Magdi Allam, vicedirettore de “Il
Corriere della Sera” il 26 giugno 2006
ha scritto che “la libertà religiosa
incarna i valori trascendentali che sono
il fondamento delle fedi e della nostra
umanità: la sacralità della vita e la
dignità della persona”. Attualmente in
paesi come Vietnam, Russia, Turchia,
Corea del Nord, Cina, Iran, Arabia
Saudita e Afghanistan si registrano
forti limitazioni della libertà
religiosa.
Nel paese di Vladimir Putin, l’11
gennaio scorso sono stati accoltellati
nove ebrei e contemporaneamente 20
parlamentari, 500 intellettuali e 5 mila
fedeli ortodossi hanno richiesto di
dichiarare fuorilegge tutte le
organizzazioni ebraiche.
In Cina, all’inizio di agosto sono stati
arrestati 90 fedeli cattolici con il
loro vescovo, Yao Liang. Le carceri
cinese vedono imprigionati 23 sacerdoti.
Il vescovo Giacomo Sy Zhimin è stato
arrestato nel ’96 ed è tuttora
scomparso, come il suo ausiliario,
Francesco An Shwin. Dalla fine del 2005
è scomparso Han Dingxian, mentre Giulio
Jia Zhigno è stato più volte rapito
dagli agenti di pubblica sicurezza.
In Turchia, all’omicidio del prete
romano don Andrea Santoro al grido di
"Allah Akbar!" è seguita un’infame
campagna denigratoria verso il povero
sacerdote che ha portato il ministro
degli esteri, Mehet Aydin, a dire che “i
missionari minacciano l’unità della
nazione”. I cattolici non hanno
personalità giuridica riconosciuta. Un
vescovo di Tarso non ha potuto sporgere
denuncia, quando gli hanno demolito la
casa. I cattolici non possono costruire
nuovi istituti di formazione, tantomeno
nuove chiese. Già ridotti i cristiani ad
esigua minoranza con l’espulsione dei
greci ortodossi e il genocidio armeno (1
milione e 800 mila morti), sono
all’ordine del giorno aggressioni
fisiche a pastori evangelici, a preti
cattolici e a chi dall’Islam si è
convertito al Cristianesimo. Un mese
dopo l’omicidio di don Santoro, è stato
accoltellato il suo successore, Pierre
Brunissen, che già viveva con la scorta.
In Afghanistan, paese finalmente
democratico, l’Islam è religione di
Stato, la Sharia la sua legge, c’è la
condanna a morte per apostasia per chi
rinnega l’Islam: noto il caso di Abdul
Rahman, rifugiato in Italia.
In tutto il Vietnam non sono ammessi più
di 6 seminari e più di 10 seminaristi
per ogni diocesi e ogni 2 anni. Gli
aspiranti preti si devono anche
sottoporre ad un test di “fedeltà allo
Stato”. Ogni nomina di un vescovo dev’essere
approvata anche dal governo che, per via
di una forte censura, fa stampare un
numero limitato di libri religiosi. Gli
iscritti al Partito Comunista non
possono praticare nessuna religione. Le
stesse restrizioni, quando non sono
maggiori, sono applicate alle chiese
evangeliche.
E’ ovvio che non posso fermarmi ad
un’analisi tanto superficiale. Il
problema della libertà religiosa nel
mondo va affrontato più
dettagliatamente. Lo farò nel prossimo
articolo per la mia rubrica “Un dovere
civile”.
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