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Franco
costruisce finestre e porte in legno:
"Ho sempre lavorato nel ramo come
dipendente, poi mi sono messo in proprio
con mio fratello". "Non sono ricco. A
volte si lavora a volte meno". E le
tasse? "Ne paghiamo troppe. Chiedono
sempre sacrifici ai cittadini e poi ogni
giorno in televisione vedi scandali e
sprechi. Dovrebbero cominciare a non
buttare via i soldi loro, prima di
chiederli a noi".
E le liberalizzazioni? "A parole sono
tutti d'accordo, poi quando devono
cedere i loro privilegi allora sono
contro... Perfino gli avvocati sono
scesi in piazza. Tutti a piangere
miseria che poi quando hai bisogno di
loro sono milioni", e chiude: "Da quando
ci sono io, le finestre e le porte fatte
a mano, nella mia zona, sono migliori e
costano meno".
Come vede il futuro Signor Franco? "Ho
tante idee ma c'è troppa burocrazia e
tasse. Ho costruito la mia piccola
attività con lavoro e passione. E spesso
mi fanno sentire in colpa".
Maria si è laureata in Lettere Moderne
da tre anni: "Dopo tutti i sacrifici
miei e della mia famiglia, sono
disoccupata cronica. Ho lavorato in un
call centre per qualche mese. Ero
sottopagata e frustrata da un lavoro
vuoto, poi più niente". Prospettive per
il futuro? "Faccio colloqui ma in giro
c'è molto poco. Cercano spesso venditori
e rappresentanti, ma non fa per me".
Maria sorride e continua: "Con i salari
e i diritti dei precari dovrò sposare
uno ricco per svoltare". "Sto pensando
di andarmene all'estero, là anche un
lavoro umile sarebbe più interessante
che stare qui mantenuta, poi là c'è più
meritocrazia". Cosa intende dottoressa?
"Già quando ero all'Università ho visto
tante ingiustizie e privilegi. Oggi vedo
molti amici che si sono sistemati solo
perché conoscono qualcuno. E questo non
è giusto".
"Sono giovane ma ho già perso fiducia ed
entusiasmo. Anche nella politica".
Gianni, operaio da sempre, precario da
poco, dice la sua: "Chiedono sacrifici a
noi che facciamo fatica ad arrivare a
fine mese. Ci chiedono tasse su tasse, e
poi i servizi pubblici sono sempre
peggio. Chissà cosa ne fanno di quei
soldi.....". Gianni ha poi un problema
in più: "La mia fabbrica ha chiuso, e ho
ricominciato come precario. Meglio che
disoccupato, ma si lavora male". Cioè?
"Quando hai famiglia e responsabilità
l'incertezza ti distrugge. Diventi un
agnellino con la paura di sbagliare". "E
poi lo stipendio non basta. La vita
costa il doppio. Non è tanto per me, ma
per mia figlia. Vorrei mandarla
all'Università". Fiducia nel futuro?
"Gli anni passano, e le cose non
cambiano. I ricchi sono sempre più
ricchi, noi sempre più poveri". E la
politica Signor Gianni? "Una volta
c'erano almeno gli ideali che davano
speranza, oggi sembrano tutti uguali".
Franco, Maria, Gianni, così come tanti
altri, hanno perso la fiducia. Decenni
di malgoverno, clientelismo, sprechi e
inconcludenza, li hanno convinti che la
politica sia incapace di incidere nella
loro vita, se non in peggio. Anche
l'annosa questione delle tasse è solo un
tassello di un mosaico più grande. Un
mosaico in cui lo stato chiede
sacrifici, ma si dimentica di fare la
sua parte. Di offrire cioè servizi,
opportunità, diritti e una guida
politica all'altezza. Ed è proprio la
perdita di fiducia dei cittadini il
dramma più grave. Perché se c'è una
speranza, essa è là dove è sempre stata.
Nella lotta comune per il cambiamento.
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