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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 11 NOVEMBRE 2006
Vox populi
Tommaso Merlo

Franco costruisce finestre e porte in legno: "Ho sempre lavorato nel ramo come dipendente, poi mi sono messo in proprio con mio fratello". "Non sono ricco. A volte si lavora a volte meno". E le tasse? "Ne paghiamo troppe. Chiedono sempre sacrifici ai cittadini e poi ogni giorno in televisione vedi scandali e sprechi. Dovrebbero cominciare a non buttare via i soldi loro, prima di chiederli a noi".
E le liberalizzazioni? "A parole sono tutti d'accordo, poi quando devono cedere i loro privilegi allora sono contro... Perfino gli avvocati sono scesi in piazza. Tutti a piangere miseria che poi quando hai bisogno di loro sono milioni", e chiude: "Da quando ci sono io, le finestre e le porte fatte a mano, nella mia zona, sono migliori e costano meno".
Come vede il futuro Signor Franco? "Ho tante idee ma c'è troppa burocrazia e tasse. Ho costruito la mia piccola attività con lavoro e passione. E spesso mi fanno sentire in colpa".

Maria si è laureata in Lettere Moderne da tre anni: "Dopo tutti i sacrifici miei e della mia famiglia, sono disoccupata cronica. Ho lavorato in un call centre per qualche mese. Ero sottopagata e frustrata da un lavoro vuoto, poi più niente". Prospettive per il futuro? "Faccio colloqui ma in giro c'è molto poco. Cercano spesso venditori e rappresentanti, ma non fa per me". Maria sorride e continua: "Con i salari e i diritti dei precari dovrò sposare uno ricco per svoltare". "Sto pensando di andarmene all'estero, là anche un lavoro umile sarebbe più interessante che stare qui mantenuta, poi là c'è più meritocrazia". Cosa intende dottoressa? "Già quando ero all'Università ho visto tante ingiustizie e privilegi. Oggi vedo molti amici che si sono sistemati solo perché conoscono qualcuno. E questo non è giusto".

 

"Sono giovane ma ho già perso fiducia ed entusiasmo. Anche nella politica". Gianni, operaio da sempre, precario da poco, dice la sua: "Chiedono sacrifici a noi che facciamo fatica ad arrivare a fine mese. Ci chiedono tasse su tasse, e poi i servizi pubblici sono sempre peggio. Chissà cosa ne fanno di quei soldi.....". Gianni ha poi un problema in più: "La mia fabbrica ha chiuso, e ho ricominciato come precario. Meglio che disoccupato, ma si lavora male". Cioè? "Quando hai famiglia e responsabilità l'incertezza ti distrugge. Diventi un agnellino con la paura di sbagliare". "E poi lo stipendio non basta. La vita costa il doppio. Non è tanto per me, ma per mia figlia. Vorrei mandarla all'Università". Fiducia nel futuro? "Gli anni passano, e le cose non cambiano. I ricchi sono sempre più ricchi, noi sempre più poveri". E la politica Signor Gianni? "Una volta c'erano almeno gli ideali che davano speranza, oggi sembrano tutti uguali".

Franco, Maria, Gianni, così come tanti altri, hanno perso la fiducia. Decenni di malgoverno, clientelismo, sprechi e inconcludenza, li hanno convinti che la politica sia incapace di incidere nella loro vita, se non in peggio. Anche l'annosa questione delle tasse è solo un tassello di un mosaico più grande. Un mosaico in cui lo stato chiede sacrifici, ma si dimentica di fare la sua parte. Di offrire cioè servizi, opportunità, diritti e una guida politica all'altezza. Ed è proprio la perdita di fiducia dei cittadini il dramma più grave. Perché se c'è una speranza, essa è là dove è sempre stata. Nella lotta comune per il cambiamento.

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