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Che
cosa può scatenare un paio d’ore di
televisione fuori dal “vespaio” e
dall’imbonimento assicurato, fatta di
inchieste sul campo, numeri, domande
vere, e magari persino giornalisti che
si sono “andati a vedere le carte”
attività ritenuta off limits nel salotto
televisivo d’eccellenza, nonché terza
camera dello Stato? Prevedibilmente
quello che avviene dopo ogni puntata di
AnnoZero o di Report, a causa dei quali
l’approfondimento è diventato un genere
eversivo di cui deve occuparsi la
commissione di vigilanza presieduta dal
fido garante di Mediaset e del primato
di Porta a Porta, Mario Landolfi.
La puntata dedicata all’evasione fiscale
e a quel paradiso molto domestico e
rassicurante per evasori, faccendieri e
trafficoni di ogni levatura che è la
libera repubblica di San Marino ha
suscitato sulla stampa locale nel suo
complesso, con l’eccellenza della Voce
di Romagna, un sottoprodotto provinciale
di Libero, un’ondata di sdegno e di
indignazione nei confronti della
“faziosità” di Michele Santoro “il santo
con lo yacth e la villa a Covignano”
secondo gli epigoni romagnoli di Feltri.
La testata, non dimentichiamolo, ha come
opinionista di punta, quel Nicolas
Farrell che raccolse come un dono ed un
segno di elezione imperituro,
l’amichevole “colloquio” nel quale
l’allora presidente del consiglio alla
vigilia di Natale definì i magistrati
“una razza degenerata”.
Insieme
all’evasione fiscale di dimensioni
abnormi, la puntata che ha continuato ad
essere al centro dell’attenzione
mediatica per tutta la scorsa settimana,
si è occupata, notoriamente, anche di
corruzione di testimoni da parte di un
magnate televisivo nonché presidente del
consiglio, e lo ha fatto con il
contraddittorio tra due giornalisti,
Marco Travaglio e Filippo Facci,
collaboratore storico de Il Giornale e
dipendente Mediaset, che hanno parlato
sulla base “delle carte”.
Dalle carte processuali che allo stato
delle cose hanno prodotto la richiesta
di rinvio a giudizio per corruzione di
Silvio Berlusconi e David Mills emerge
che il secondo, per sua esplicita
ammissione scritta ha reso una
dichiarazione testimoniale a favore del
primo remunerata con 600.000 dollari. A
questo punto interviene il Berlusconi
touch degno delle migliori creazioni di
Mel Brooks: i 600.000 dollari non
verrebbero da Mediaset e da Bernasconi
ma da un certo armatore, tale Attanasio
al tempo dei fatti in carcere e che non
ha mai confermato l’episodio. Per
qualsiasi mente mediamente raziocinante
rimane abbastanza misterioso perché un
avvocato d’affari piuttosto navigato
come David Mills, architetto della
galassia offshore che fa capo ad All
Iberian, che si era attivato non poco
per ostacolare le rogatorie in
Inghilterra, finisca per autoaccusarsi
di evasione fiscale e falsa
testimonianza quando può giustificare
altrimenti una entrata non dichiarata.
Sarebbe come se per evitare di
raccontare alla moglie gelosa di essere
andato al cinema con una vecchia amica,
un marito finisse per dichiarare per
iscritto di aver sequestrato una
minorenne: insomma un alibi leggermente
“sproporzionato”. Naturalmente
l’informazione di questo paese non ha
dimostrato nessun interesse per la
notizia che il capo dell’opposizione ed
ex presidente del consiglio ha rimediato
un altro rinvio a giudizio per
corruzione, il TG 5 per esempio non l’ha
data.
E tanto meno sarebbe stata ripresa dopo
la puntata di Anno Zero, se non fosse
stato per l’indignazione dell’imputato,
espressa prima con una telefonata e poi
con una nota scritta, rilanciata e
amplificata dal presidente della Rai con
una solerzia che fa premio della sua
gratitudine a Silvio Berlusconi per
essere stato investito della presidenza
della tv pubblica a palazzo Grazioli.
La mobilitazione di Petruccioli ha, come
è noto attivato il CDA, il più
smaccatamente lottizzato della storia
repubblicana e a maggioranza
berlusconiana, il quale ha affidato al
D.G. Claudio Cappon “una verifica sui
programmi di approfondimento allargata a
Report”. Ma non basta: FI ha chiesto la
convocazione dei vertici in vigilanza,
cioè li vuole mandare a rapporto dal
presidente Landolfi che ha stigmatizzato
“l’ossessione di certi programmi nei
confronti di Berlusconi”; Cicchitto,
immancabile ha denunciato “la devastante
turbativa della vigilia del voto in
Molise”; Giuliano Urbani ha parlato di
“caso grave e senza precedenti” per il
doppio no a Berlusconi sia al telefono
sia con una nota scritta.
La scorsa settimana Michele Santoro ha
ritenuto di aprire la puntata con alcune
comunicazioni: la prima riguardante la
“nota scritta” dell’imputato Berlusconi
arrivata troppo tardi in redazione ma
che meritava di essere letta perché
potrebbe segnare la nascita di un nuovo
genere di film comico tutto italiano, la
commedia processuale demenziale.
Il copione c’è già: l’avvocato David
Mills, (il protagonista truffaldino) un
po’ Totò un po’ mister Bean che inventa
la storia di Berlusconi (la vittima
designata) cioè mette in mezzo il
presidente del consiglio di un paese che
nonostante tutto è pur sempre in Europa,
per non dover dividere con i suoi soci
la cifra che gli deve, non si sa bene a
che titolo, l’armatore Attanasio (il
comprimario o spalla) al tempo ospite
delle patrie galere in Italia; e non
mancano nemmeno i documenti
“inoppugnabili” che provano tutto ciò
sono depositati nonostante i magistrati
si ostinino a non tenerne conto
ostacolando la difesa. C’è pure il
finale con l’happy end incorporato: il
processo entro un anno sarà prescritto e
per ciò è superfluo ed ingiustificabile!
Le altre due precisazioni riguardavano
la volontà di rivolgersi al tribunale di
Rimini per tutelarsi contro il
linciaggio a mezzo stampa per aver
parlato dell’odore dei soldi a San
Marino e in riviera e le scuse a nome
del genere maschile a Rula Jebreal che
per tutta la settimana è stata evocata
su tutti i giornali e a Striscia come
“la gnocca senza testa”, riprendendo e
dilatando, per lo più strumentalmente
contro la trasmissione, l’epiteto
“sfuggito” in studio.
L’effetto collaterale imprevisto di
quella puntata, suscitato da un giudizio
maschilista ed ingiurioso anche a fronte
di una fastidiosa sindrome da
“giornalista da assalto”, è diventato
per tutta la stampa filoberlusconiana la
scorciatoia per denigrare AnnoZero e
Michele Santoro continuando ad offendere
in modo ancora più becero “la vittima”.
Il Giornale in prima pagina, giovedì 9,
titolava “Quel che resta di Santoro: una
gnocca senza testa” e l’impareggiabile
commento da cui trasudava persino il
timbro della vocina devota alla
proprietà di Mario Giordano culminava
con l’auspicio di un nuovo titolo per
AnnoZero veramente originale dato
l’argomento; “giovedì gnocca”! E
ironizzava “ci voleva Santoro per
accendere il dibattito che tutto il
paese attendeva…valeva la pena
aspettarlo per 5 anni; valeva la pena
cresimarlo martire..farlo tornare in
anticipo da Bruxelles..” Ma anche gli
intelligentissimi del Foglio hanno
attinto alla gastronomia e nella
colonnina che domenica 12 hanno dedicato
al goliardico sfottò sulle nuove strenne
natalizie partendo dalle ultime fatiche
di Bruno Vespa e di Lilli Gruber, sono
caduti su uno scontato “Giovedì gnocchi”
per l’intervistatrice infortunata.
Sia gli effetti ampiamente prevedibili
prodotti dai contenuti del programma che
quelli imprevisti di un banale
“incidente” audio confermano come
Michele Santoro, che per Schifani “ha
perso gli ascolti ma non il vizio”
(anche questa è una bella recensione),
ha colto ancora una volta nel segno.
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