PRIMA PAGINA

POLITICA

ECONOMIA

GIUSTIZIA

INFORMAZIONE

ESTERI

WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 14 NOVEMBRE 2006
AnnoZero tra linciaggi e sfottò
Daniela Gaudenzi

Che cosa può scatenare un paio d’ore di televisione fuori dal “vespaio” e dall’imbonimento assicurato, fatta di inchieste sul campo, numeri, domande vere, e magari persino giornalisti che si sono “andati a vedere le carte” attività ritenuta off limits nel salotto televisivo d’eccellenza, nonché terza camera dello Stato? Prevedibilmente quello che avviene dopo ogni puntata di AnnoZero o di Report, a causa dei quali l’approfondimento è diventato un genere eversivo di cui deve occuparsi la commissione di vigilanza presieduta dal fido garante di Mediaset e del primato di Porta a Porta, Mario Landolfi.
La puntata dedicata all’evasione fiscale e a quel paradiso molto domestico e rassicurante per evasori, faccendieri e trafficoni di ogni levatura che è la libera repubblica di San Marino ha suscitato sulla stampa locale nel suo complesso, con l’eccellenza della Voce di Romagna, un sottoprodotto provinciale di Libero, un’ondata di sdegno e di indignazione nei confronti della “faziosità” di Michele Santoro “il santo con lo yacth e la villa a Covignano” secondo gli epigoni romagnoli di Feltri.
La testata, non dimentichiamolo, ha come opinionista di punta, quel Nicolas Farrell che raccolse come un dono ed un segno di elezione imperituro, l’amichevole “colloquio” nel quale l’allora presidente del consiglio alla vigilia di Natale definì i magistrati “una razza degenerata”.

 

Insieme all’evasione fiscale di dimensioni abnormi, la puntata che ha continuato ad essere al centro dell’attenzione mediatica per tutta la scorsa settimana, si è occupata, notoriamente, anche di corruzione di testimoni da parte di un magnate televisivo nonché presidente del consiglio, e lo ha fatto con il contraddittorio tra due giornalisti, Marco Travaglio e Filippo Facci, collaboratore storico de Il Giornale e dipendente Mediaset, che hanno parlato sulla base “delle carte”.
Dalle carte processuali che allo stato delle cose hanno prodotto la richiesta di rinvio a giudizio per corruzione di Silvio Berlusconi e David Mills emerge che il secondo, per sua esplicita ammissione scritta ha reso una dichiarazione testimoniale a favore del primo remunerata con 600.000 dollari. A questo punto interviene il Berlusconi touch degno delle migliori creazioni di Mel Brooks: i 600.000 dollari non verrebbero da Mediaset e da Bernasconi ma da un certo armatore, tale Attanasio al tempo dei fatti in carcere e che non ha mai confermato l’episodio. Per qualsiasi mente mediamente raziocinante rimane abbastanza misterioso perché un avvocato d’affari piuttosto navigato come David Mills, architetto della galassia offshore che fa capo ad All Iberian, che si era attivato non poco per ostacolare le rogatorie in Inghilterra, finisca per autoaccusarsi di evasione fiscale e falsa testimonianza quando può giustificare altrimenti una entrata non dichiarata.
Sarebbe come se per evitare di raccontare alla moglie gelosa di essere andato al cinema con una vecchia amica, un marito finisse per dichiarare per iscritto di aver sequestrato una minorenne: insomma un alibi leggermente “sproporzionato”. Naturalmente l’informazione di questo paese non ha dimostrato nessun interesse per la notizia che il capo dell’opposizione ed ex presidente del consiglio ha rimediato un altro rinvio a giudizio per corruzione, il TG 5 per esempio non l’ha data.
E tanto meno sarebbe stata ripresa dopo la puntata di Anno Zero, se non fosse stato per l’indignazione dell’imputato, espressa prima con una telefonata e poi con una nota scritta, rilanciata e amplificata dal presidente della Rai con una solerzia che fa premio della sua gratitudine a Silvio Berlusconi per essere stato investito della presidenza della tv pubblica a palazzo Grazioli.
La mobilitazione di Petruccioli ha, come è noto attivato il CDA, il più smaccatamente lottizzato della storia repubblicana e a maggioranza berlusconiana, il quale ha affidato al D.G. Claudio Cappon “una verifica sui programmi di approfondimento allargata a Report”. Ma non basta: FI ha chiesto la convocazione dei vertici in vigilanza, cioè li vuole mandare a rapporto dal presidente Landolfi che ha stigmatizzato “l’ossessione di certi programmi nei confronti di Berlusconi”; Cicchitto, immancabile ha denunciato “la devastante turbativa della vigilia del voto in Molise”; Giuliano Urbani ha parlato di “caso grave e senza precedenti” per il doppio no a Berlusconi sia al telefono sia con una nota scritta.
La scorsa settimana Michele Santoro ha ritenuto di aprire la puntata con alcune comunicazioni: la prima riguardante la “nota scritta” dell’imputato Berlusconi arrivata troppo tardi in redazione ma che meritava di essere letta perché potrebbe segnare la nascita di un nuovo genere di film comico tutto italiano, la commedia processuale demenziale.
Il copione c’è già: l’avvocato David Mills, (il protagonista truffaldino) un po’ Totò un po’ mister Bean che inventa la storia di Berlusconi (la vittima designata) cioè mette in mezzo il presidente del consiglio di un paese che nonostante tutto è pur sempre in Europa, per non dover dividere con i suoi soci la cifra che gli deve, non si sa bene a che titolo, l’armatore Attanasio (il comprimario o spalla) al tempo ospite delle patrie galere in Italia; e non mancano nemmeno i documenti “inoppugnabili” che provano tutto ciò sono depositati nonostante i magistrati si ostinino a non tenerne conto ostacolando la difesa. C’è pure il finale con l’happy end incorporato: il processo entro un anno sarà prescritto e per ciò è superfluo ed ingiustificabile!
Le altre due precisazioni riguardavano la volontà di rivolgersi al tribunale di Rimini per tutelarsi contro il linciaggio a mezzo stampa per aver parlato dell’odore dei soldi a San Marino e in riviera e le scuse a nome del genere maschile a Rula Jebreal che per tutta la settimana è stata evocata su tutti i giornali e a Striscia come “la gnocca senza testa”, riprendendo e dilatando, per lo più strumentalmente contro la trasmissione, l’epiteto “sfuggito” in studio.
L’effetto collaterale imprevisto di quella puntata, suscitato da un giudizio maschilista ed ingiurioso anche a fronte di una fastidiosa sindrome da “giornalista da assalto”, è diventato per tutta la stampa filoberlusconiana la scorciatoia per denigrare AnnoZero e Michele Santoro continuando ad offendere in modo ancora più becero “la vittima”.
Il Giornale in prima pagina, giovedì 9, titolava “Quel che resta di Santoro: una gnocca senza testa” e l’impareggiabile commento da cui trasudava persino il timbro della vocina devota alla proprietà di Mario Giordano culminava con l’auspicio di un nuovo titolo per AnnoZero veramente originale dato l’argomento; “giovedì gnocca”! E ironizzava “ci voleva Santoro per accendere il dibattito che tutto il paese attendeva…valeva la pena aspettarlo per 5 anni; valeva la pena cresimarlo martire..farlo tornare in anticipo da Bruxelles..” Ma anche gli intelligentissimi del Foglio hanno attinto alla gastronomia e nella colonnina che domenica 12 hanno dedicato al goliardico sfottò sulle nuove strenne natalizie partendo dalle ultime fatiche di Bruno Vespa e di Lilli Gruber, sono caduti su uno scontato “Giovedì gnocchi” per l’intervistatrice infortunata.
Sia gli effetti ampiamente prevedibili prodotti dai contenuti del programma che quelli imprevisti di un banale “incidente” audio confermano come Michele Santoro, che per Schifani “ha perso gli ascolti ma non il vizio” (anche questa è una bella recensione), ha colto ancora una volta nel segno.

COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di centomovimenti.com

il martedi'
Daniela Guadenzi

Google
Web www.centomovimenti.com
CLICCA QUI PER TORNARE ALLA PRIMA PAGINA

ALTRE NOTIZIE

 

MANDA QUESTO ARTICOLO AD UN AMICO
Inserisci l'indirizzo del destinatario e clicca "invia"