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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 16 NOVEMBRE 2006
Il ritorno dei girotondi
Stefano Santachiara

Non faranno sconti al centrosinistra. I tanti che speravano nella dipartita, nell'ammorbidimento, o anche solo nella pausa di riflessione di quei movimenti spontanei nati sotto il nome di Girotondi, ed esplosi con un milione di persone nella manifestazione del settembre 2002 contro le leggi vergogna del governo Berlusconi, dovranno riporre lo champagne. La spina nel fianco è tornata. Nel fianco di un centrosinistra che dopo 6 mesi di governo non è ancora stato capace di toccare una legge vergogna, se si eccettua la timida riforma antitrust che soppianterebbe (dev'essere ancora votata) la Gasparri e una piccolissima revisione della Castelli (conservata per nove decimi). I Girotondi si sono ritrovati sabato scorso a Roma al Teatro Vittoria in una giornata di confronto curata dalla rete dei movimenti "Libera cittadinanza" con Franca Rame, Dario Fo, Rita Borsellino, Elio Veltri e Francesco Pardi, giornalisti come Giovanni Sartori, Paolo Flores D'Arcais, Marco Travaglio, Norma Rangeri, Antonio Padellaro, Oliviero Beha, e magistrati del calibro di Juan Ignazio Patrone e Gherardo Colombo.

I quotidiani che alla vigilia hanno ignorato l'iniziativa l'indomani hanno puntualmente enfatizzato divisioni e assenze, evocando scontri fratricidi di reduci rancorosi. Niente di tutto questo. Nanni Moretti, costretto a Londra da impegni di lavoro, non intende certo rinunciare al suo impegno civico, come ha dimostrato il recente "Caimano" arrivato nelle sale alla vigilia delle elezioni (in questi giorni esce il diario del film in Dvd) dopo mesi di silenzio durante i quali già si straparlava di disimpegno del regista. Sono state dipinte come contrapposte le posizioni di Flores D'Arcais, che sostiene la
necessità di far scendere i Girotondi nell'agone politico con una propria Lista, e quella di Franca Rame dell'Italia dei Valori e di Rita Borsellino che chiedono di pungolare dall'interno l'Unione. Al contrario, entrambe hanno lo stesso obbiettivo: sconfiggere il berlusconismo di un centrosinistra che sembra non avere la più pallida idea di un progetto serio sui pilastri fondamentali per ogni democrazia, a maggior ragione per quelle che non godono di buona salute: Giustizia e Informazione. Il "non li voto più" di Flores (unito alla provocazione del "se tornasse Berlusconi sarebbe un regime antidemocratico e illiberale ma, nel quadro europeo, non potrebbe instaurare un fascismo") non è una qualunquistica scheda bianca, ma la proposta di una Lista autonoma dei Girotondi sempre all'interno del centrosinistra. Ed è la naturale continuazione dello sfogo di Piazza Navona di Nanni Moretti, "con questi dirigenti non vinceremo mai", giudizio specifico sui responsabili dello sfascio elettorale, della mutazione genetica del Pci-Pds-Ds passati dalla questione morale alla riabilitazione di Craxi e affini, della prima legislazione bipartisan 97-2001 con leggi criminogene e salto a piè pari della legge sul conflitto d'interessi, della legittimazione e persino elevazione a rango di Padre Costituente di un politico impresentabile e ineleggibile per legge, dell'inciucio endemico e, con tutto questo, di aver contribuito all'assuefazione dei cittadini. Flores, rendendosi conto dell'inutilità degli sforzi e delle critiche costruttive dei movimenti in questi anni, propone di parlare l'unica lingua che spaventa i politici, quella dei voti e delle poltrone. Ma niente di autolesionistico: la Lista dei Girotondi "raccoglierà quei voti mancanti dei tanti delusi che oggi non voterebbero il centrosinistra" spiega Pancho Pardi, che rilancia "una serie di incontri a tema con esponenti di primo piano dell'Unione".

 

Anche in questo caso, sebbene Oliviero Beha abbia espresso la sua contrarietà, non c'è alcuna contraddizione. Sottoporre al fuoco di fila delle domande anche dei migliori esperti (da giudici come Gherardo Colombo a professori come Sartori) i responsabili di Dicasteri e Commissioni chiave, come il Ministro degli Interni Amato, il presidente della Commissione Affari costituzionali Violante, il Ministro delle Comunicazioni Gentiloni, non crea le basi per un paludato tavolo di trattativa, ma per un'indispensabile operazione trasparenza.

Chiedendo conto di quanto fatto dal governo, pretendendo risposte e progetti concreti da interlocutori di primo piano, e tornando poi ad attaccare sul molto che non sarà mantenuto, gli italiani sapranno quanto talk show e giornali ignorano sistematicamente. Un'azione che ben si concilia con l'iniziativa della Lista autonoma in ragione dell'obbiettivo comune, quello di "incidere", di cambiare un centrosinistra berlusconizzato. Conditio sine qua non è restituire il potere di scelta dei cittadini sui candidati da candidare, sottratto da un sistema partitico la cui ultima degenerazione ha partorito lo scandalo delle liste bloccate e la cancellazione delle preferenze: ossia i candidati scelti direttamente dalle segreterie dei partiti. La battaglia dunque è tutta sull'affermazione delle primarie non solo a livello amministrativo ma soprattutto politico. Il passaggio chiave sarà la regola per l'elezione dei delegati del Partito Democratico. Molto probabile che sul metodo di "una testa un voto", notoriamente stalinista", prevarrà il più modernista e riformista sistema a tre elezioni differenti: due per i tesserati, dove una quota di eletti sarà scelta da iscritti Ds e un'altra da iscritti Margherita, e una terza minoritaria con le primarie, dove potranno partecipare tutti gli elettori. In quel caso la Lista dei Girotondi potrà presentare o appoggiare candidati. Poi condurrà la battaglia per imporre la regola delle primarie di collegio(a cui prendere parte) se si voterà col sistema maggioritario. In ogni caso, anche col proporzionale, prima delle elezioni politiche attuerà le primarie interne per selezionare i candidati della Lista (che potrà aggregarsi con altre forze omogenee come il Cantiere di Elio Veltri, ma anche con una parte di Sinistra Ds, e l'Italia dei Valori di Franca Rame che potrebbe aiutare a superare passati dissapori e inutili personalismi). Li seguiranno i milioni di girotondini che riempirono le piazze nel 2002?

Molti delusi si sono rinchiusi nel privato, altri hanno seguito i richiami alla disciplina di partito o creduto agli alibi della "maggioranza risicata" e del "non criticate o fate il gioco di Berlusconi". Ma le leggi vergogna sono ancora tutte lì: l'ex Cirielli che riduce drasticamente la prescrizione mandando in fumo migliaia di processi tra cui quello che vede imputato Berlusconi con l'accusa di aver corrotto un testimone, la Pecorella che abolisce l'Appello per le sentenze di proscioglimento di primo grado, la depenalizzazione del falso in bilancio e lo scudo fiscale che consente il rientro, nell'anonimato, dei capitali esportati illegalmente pagando un risibile 2,5%, fino alla gerarchizzazione delle Procure che mina alla base l'obbligatorietà dell'azione penale. In compenso per la prima volta dopo Tangentopoli hanno votato un indulto extralarge di tre anni che regala l'impunità ai colletti bianchi, preparano una norma sul conflitto d'interessi che consentirà al Berlusconi capo dell'opposizione di tenersi le sue tv, e aspettano l'occasione per votare la legge che limita le intercettazioni della magistratura e ne vieta la pubblicazione ai giornali. Anche il livello di assuefazione ha un limite.

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