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Non
faranno sconti al centrosinistra. I
tanti che speravano nella dipartita,
nell'ammorbidimento, o anche solo nella
pausa di riflessione di quei movimenti
spontanei nati sotto il nome di
Girotondi, ed esplosi con un milione di
persone nella manifestazione del
settembre 2002 contro le leggi vergogna
del governo Berlusconi, dovranno riporre
lo champagne. La spina nel fianco è
tornata. Nel fianco di un centrosinistra
che dopo 6 mesi di governo non è ancora
stato capace di toccare una legge
vergogna, se si eccettua la timida
riforma antitrust che soppianterebbe (dev'essere
ancora votata) la Gasparri e una
piccolissima revisione della Castelli
(conservata per nove decimi). I
Girotondi si sono ritrovati sabato
scorso a Roma al Teatro Vittoria in una
giornata di confronto curata dalla rete
dei movimenti "Libera cittadinanza" con
Franca Rame, Dario Fo, Rita Borsellino,
Elio Veltri e Francesco Pardi,
giornalisti come Giovanni Sartori, Paolo
Flores D'Arcais, Marco Travaglio, Norma
Rangeri, Antonio Padellaro, Oliviero
Beha, e magistrati del calibro di Juan
Ignazio Patrone e Gherardo Colombo.
I quotidiani che alla vigilia hanno
ignorato l'iniziativa l'indomani hanno
puntualmente enfatizzato divisioni e
assenze, evocando scontri fratricidi di
reduci rancorosi. Niente di tutto
questo. Nanni Moretti, costretto a
Londra da impegni di lavoro, non intende
certo rinunciare al suo impegno civico,
come ha dimostrato il recente "Caimano"
arrivato nelle sale alla vigilia delle
elezioni (in questi giorni esce il
diario del film in Dvd) dopo mesi di
silenzio durante i quali già si
straparlava di disimpegno del regista.
Sono state dipinte come contrapposte le
posizioni di Flores D'Arcais, che
sostiene la
necessità di far scendere i Girotondi
nell'agone politico con una propria
Lista, e quella di Franca Rame
dell'Italia dei Valori e di Rita
Borsellino che chiedono di pungolare
dall'interno l'Unione. Al contrario,
entrambe hanno lo stesso obbiettivo:
sconfiggere il berlusconismo di un
centrosinistra che sembra non avere la
più pallida idea di un progetto serio
sui pilastri fondamentali per ogni
democrazia, a maggior ragione per quelle
che non godono di buona salute:
Giustizia e Informazione. Il "non li
voto più" di Flores (unito alla
provocazione del "se tornasse Berlusconi
sarebbe un regime antidemocratico e
illiberale ma, nel quadro europeo, non
potrebbe instaurare un fascismo") non è
una qualunquistica scheda bianca, ma la
proposta di una Lista autonoma dei
Girotondi sempre all'interno del
centrosinistra. Ed è la naturale
continuazione dello sfogo di Piazza
Navona di Nanni Moretti, "con questi
dirigenti non vinceremo mai", giudizio
specifico sui responsabili dello sfascio
elettorale, della mutazione genetica del
Pci-Pds-Ds passati dalla questione
morale alla riabilitazione di Craxi e
affini, della prima legislazione
bipartisan 97-2001 con leggi criminogene
e salto a piè pari della legge sul
conflitto d'interessi, della
legittimazione e persino elevazione a
rango di Padre Costituente di un
politico impresentabile e ineleggibile
per legge, dell'inciucio endemico e, con
tutto questo, di aver contribuito
all'assuefazione dei cittadini. Flores,
rendendosi conto dell'inutilità degli
sforzi e delle critiche costruttive dei
movimenti in questi anni, propone di
parlare l'unica lingua che spaventa i
politici, quella dei voti e delle
poltrone. Ma niente di autolesionistico:
la Lista dei Girotondi "raccoglierà quei
voti mancanti dei tanti delusi che oggi
non voterebbero il centrosinistra"
spiega Pancho Pardi, che rilancia "una
serie di incontri a tema con esponenti
di primo piano dell'Unione".
Anche in questo caso, sebbene Oliviero
Beha abbia espresso la sua contrarietà,
non c'è alcuna contraddizione.
Sottoporre al fuoco di fila delle
domande anche dei migliori esperti (da
giudici come Gherardo Colombo a
professori come Sartori) i responsabili
di Dicasteri e Commissioni chiave, come
il Ministro degli Interni Amato, il
presidente della Commissione Affari
costituzionali Violante, il Ministro
delle Comunicazioni Gentiloni, non
crea le basi per un paludato tavolo di
trattativa, ma per un'indispensabile
operazione trasparenza.
Chiedendo conto di quanto fatto dal
governo, pretendendo risposte e progetti
concreti da interlocutori di primo
piano, e tornando poi ad attaccare sul
molto che non sarà mantenuto, gli
italiani sapranno quanto talk show e
giornali ignorano sistematicamente.
Un'azione che ben si concilia con
l'iniziativa della Lista autonoma in
ragione dell'obbiettivo comune, quello
di "incidere", di cambiare un
centrosinistra berlusconizzato. Conditio
sine qua non è restituire il potere di
scelta dei cittadini sui candidati da
candidare, sottratto da un sistema
partitico la cui ultima degenerazione ha
partorito lo scandalo delle liste
bloccate e la cancellazione delle
preferenze: ossia i candidati scelti
direttamente dalle segreterie dei
partiti. La battaglia dunque è tutta
sull'affermazione delle primarie non
solo a livello amministrativo ma
soprattutto politico. Il passaggio
chiave sarà la regola per l'elezione dei
delegati del Partito Democratico. Molto
probabile che sul metodo di "una testa
un voto", notoriamente stalinista",
prevarrà il più modernista e riformista
sistema a tre elezioni differenti: due
per i tesserati, dove una quota di
eletti sarà scelta da iscritti Ds e
un'altra da iscritti Margherita, e una
terza minoritaria con le primarie, dove
potranno partecipare tutti gli elettori.
In quel caso la Lista dei Girotondi
potrà presentare o appoggiare candidati.
Poi condurrà la battaglia per imporre la
regola delle primarie di collegio(a cui
prendere parte) se si voterà col sistema
maggioritario. In ogni caso, anche col
proporzionale, prima delle elezioni
politiche attuerà le primarie interne
per selezionare i candidati della Lista
(che potrà aggregarsi con altre forze
omogenee come il Cantiere di Elio
Veltri, ma anche con una parte di
Sinistra Ds, e l'Italia dei Valori di
Franca Rame che potrebbe aiutare a
superare passati dissapori e inutili
personalismi). Li seguiranno i milioni
di girotondini che riempirono le piazze
nel 2002?
Molti delusi si sono rinchiusi nel
privato, altri hanno seguito i richiami
alla disciplina di partito o creduto
agli alibi della "maggioranza risicata"
e del "non criticate o fate il gioco di
Berlusconi". Ma le leggi vergogna sono
ancora tutte lì: l'ex Cirielli che
riduce drasticamente la prescrizione
mandando in fumo migliaia di processi
tra cui quello che vede imputato
Berlusconi con l'accusa di aver corrotto
un testimone, la Pecorella che abolisce
l'Appello per le sentenze di
proscioglimento di primo grado, la
depenalizzazione del falso in bilancio e
lo scudo fiscale che consente il
rientro, nell'anonimato, dei capitali
esportati illegalmente pagando un
risibile 2,5%, fino alla
gerarchizzazione delle Procure che mina
alla base l'obbligatorietà dell'azione
penale. In compenso per la prima volta
dopo Tangentopoli hanno votato un
indulto extralarge di tre anni che
regala l'impunità ai colletti bianchi,
preparano una norma sul conflitto
d'interessi che consentirà al Berlusconi
capo dell'opposizione di tenersi le sue
tv, e aspettano l'occasione per votare
la legge che limita le intercettazioni
della magistratura e ne vieta la
pubblicazione ai giornali. Anche il
livello di assuefazione ha un limite.
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