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Le parole di
Benedetto XVI dell’Angelus del 4 dicembre
2005 (“la libertà religiosa è ben lontana
dall’essere ovunque effettivamente
assicurata”) sono applicabili senza alcuna
difficoltà all’Europa. Anche qui è
necessaria una documentazione.
La
Bielorussia è una delle ultime dittature
dei vecchi territori sovietici. Le chiese
Ortodossa e Cattolica, come l’Ebraismo e
l’Islam sannita sono legalmente riconosciuti
e i loro fedeli non hanno problemi. Ma lo
Stato si dichiara in dovere di difendere la
Chiesa Ortodossa dalle sette considerate
pericolose. Al pastore evangelico Pljac è
stato intimato di interrompere le funzioni
religiose, pena due settimane di carcere o
una forte multa. Nell’aprile 2005 un altro
pastore, Sisko, è stato multato per aver
svolto un servizio liturgico illegale. Un
vescovo ha denunciato che è “impedito di
riunirsi a pregare Dio”. Anche altre
confessioni (Chiesa Carismatica, Chiesa
della Nuova Generazione) non possono
costruire nuovi edifici o celebrare
liturgie.
In Georgia,
per via dei forti privilegi concessi alla
Chiesa Ortodossa, i religiosi cattolici non
hanno uno status legale. Nel 2003,
quando lo Stato stava per firmare il
riconoscimento della Chiesa Cattolica, gli
ortodossi, manovrando ingenti folle di
manifestanti, hanno impedito che ciò
avvenisse.
Mentre in
Bosnia ed Erzegovina si registra qualche
discriminazione qua e là, in Macedonia
gli appartenenti alla Chiesa Ortodossa
Serba subiscono vessazioni, anche sul posto
di lavoro. La loro Chiesa è considerata
un’organizzazione illegale.
La Moldova
nega il riconoscimento a diversi
movimenti religiosi: ai mormori, ad alcuni
musulmani e alla Vera Chiesa Ortodossa. Il
governo protegge, come in Bielorussia, la
Chiesa Ortodossa. In Kosovo la
libertà di culto è considerato a rischio. Il
clero non può muoversi, neanche per doveri
pastorali, senza la scorta, formata da
truppe internazionali. Anche in Serbia e
Montenegro si verificano violenze,
soprattutto inter-religiose e verso le
minoranze, ma la vera questione sulla
mancanza di libertà religiosa in Europa si
vive in Russia e in Turchia.
Nell’ex paese
comunista il vero problema, nonostante false
accuse di violenze e proselitismo alla
Chiesa Cattolica e frequenti e dure
polemiche tra ortodossi e cattolici, è la
diffusione dell’antisemitismo. L’11 gennaio
2006 un giovane russo, Aleksander Kopcev,
entra nella sinagoga di Mosca e accoltella 9
ebrei. Spiegherà alla polizia che l’ha fatto
per odio razziale. Il rabbino di Mosca ha
denunciato che “ai gruppi antisemiti viene
lasciata grande libertà d’azione”. Qualche
giorno dopo 20 parlamentari della Duma
(comunisti e nazionalisti) con 500 sedicenti
intellettuali richiedono alla Procura di
dichiarare fuorilegge tutte le
organizzazioni ebraiche del paese definendo
il “giudaismo una religione satanica che
chiede ai suoi adepti di sacrificare bambini
cristiani e bere il loro sangue”. In seguito
5000 fedeli ortodossi, tra cui diverse
notorietà – scrittori, artisti, sportivi –
fanno loro questa assurda richiesta. Gli
umori antisemiti si diffondono dappertutto,
nella stampa, nella televisione, sui muri
delle città con infami slogan ed anche nella
Chiesa Ortodossa. Tuttavia gli ebrei non
sono gli unici a passarsela male. Ci sono
discriminazioni nei confronti dei musulmani
e gesti di ostilità verso le chiese
protestanti. Il Tribunale di Mosca ha
inoltre nel 2004 messo al bando le attività
dei Testimoni di Geova che vengono
ostacolati nell’affittare sedi per le
proprie riunioni e nella loro predicazione
porta a porta.
In Turchia il
problema è ancora più spinoso. Violando
apertamente la Dichiarazione Universale dei
Diritti dell’Uomo, manca la personalità
giuridica delle Chiese e una legge sul
diritto di proprietà delle comunità
religiose. L’articolo 24 della Costituzione
turca riconosce sì il diritto di professare
una fede, ma non garantisce, ancora violando
la Dichiarazione, la possibilità di cambiare
fede o di riunione con i fedeli. Gli
ostacoli che colpiscono le minoranze
religiose non islamiche sono numerosi ed è
legittima anche la confisca e la vendita dei
beni degli enti religiosi. Ultimamente si è
svolta una campagna denigratoria verso i
missionari sfociata nel martirio di don
Andrea Santoro. Un tale Ilker Cinar ha
annunciato in diretta tv che non si sarebbe
più convertito al Cristianesimo come
sembrava, ed ha denunciato alcuni pastori
protestanti e “l’attività missionaria
sovversiva”. Il ministro degli affari
religiosi ha poi dichiarato: “i missionari
minacciano l’unità nazionale”, sono un
“pericolo”, “difensori dei diritti umani”. I
servizi segreti hanno stilato un dossier in
cui i missionari sono definiti promotori di
divisioni etniche. Nelle moschee si predica
che i missionari sono “l’incarnazione
moderna dei crociati”. Il 5 febbraio 2005 è
stato ucciso don Andrea Santoro al grido di
“Allah Akbar”, dopo che il cimitero
cattolico della sua città era stato raso al
suolo. Il 9 febbraio è stato aggredito a
Smirne un sacerdote cattolico, don Kmetec,
al grido di “vi ammazzeremo tutti”. Qualche
mese dopo è stata la volta di don Brunissen,
che già viveva con la scorta, ed è stato
accoltellato.
Dopo
l’espulsione dei greci ortodossi dal paese
(ed il genocidio armeno, 1 milione e 800
mila morti; parlarne è reato penale), si
registrano limitazioni della libertà
religiosa anche nei confronti della Chiesa
Ortodossa. In favore di una moschea, sarà
abbattuta la chiesa di Santa Maria. A Karsu
recentemente alcuni musulmani hanno compiuto
violenze verso dei cristiani ortodossi,
cantando “qui non c’è posto per gli
infedeli”.
Anche i
protestanti hanno difficoltà a professare la
propria fede. Non hanno status legale
per le loro strutture. Tra l’aprile ed il
giugno 2005 si sono compiute violenze verso
10 protestanti. Persecuzioni avvengono a
Izmit e a Tarso. Due ventenni convertiti al
Cristianesimo sono stati picchiati perché
“non si può essere cristiani e turchi
insieme”. A Samsum i protestanti che entrano
ed escono vengono filmati da un automezzo
della polizia. Un ragazzo, Yakup Cindilli,
due anni fa è stato picchiato perché
distribuiva vangeli per strada. Si è da poco
risvegliato dal coma, riportando comunque
danni irreversibili. E tra tutte queste
storie di violenza e violazione dei diritti
umani, c’è una bella, di un uomo, come don
Andrea Santoro, pronto a morire per la sua
fede e per la sue idee. È il pastore Kiroglu.
Alcuni musulmani, spacciatisi per cristiani
convertiti e presentatisi al pastore con il
pretesto di ricevere lezioni di catechismo,
lo hanno preso a calci e pugni. Mentre lo
picchiavano barbaramente, lo minacciavano:
“rinnega Gesù o ti ammazziamo”, “convertiti
o ti uccidiamo”, ma il pastore continuava a
ripetere: “uccidetemi pure, ma Gesù è il mio
Signore”. Convinti di averlo ucciso, gli
aggressori sono scappati. Ma Kiroglu aveva
“soltanto” perso i sensi.
Tra qualche
settimana continuerò ad occuparmi della
libertà religiosa, anche negli altri
continenti. Sono ancora troppi i paesi in
cui non sono garantiti i diritti umani.
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