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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 18 NOVEMBRE 2006
La libertà religiosa in Europa
Gabriele Vecchione

Le parole di Benedetto XVI dell’Angelus del 4 dicembre 2005 (“la libertà religiosa è ben lontana dall’essere ovunque effettivamente assicurata”) sono applicabili senza alcuna difficoltà all’Europa. Anche qui è necessaria una documentazione.

La Bielorussia è una delle ultime dittature dei vecchi territori sovietici. Le chiese Ortodossa e Cattolica, come l’Ebraismo e l’Islam sannita sono legalmente riconosciuti e i loro fedeli non hanno problemi. Ma lo Stato si dichiara in dovere di difendere la Chiesa Ortodossa dalle sette considerate pericolose. Al pastore evangelico Pljac è stato intimato di interrompere le funzioni religiose, pena due settimane di carcere o una forte multa. Nell’aprile 2005 un altro pastore, Sisko, è stato multato per aver svolto un servizio liturgico illegale. Un vescovo ha denunciato che è “impedito di riunirsi a pregare Dio”. Anche altre confessioni (Chiesa Carismatica, Chiesa della Nuova Generazione) non possono costruire nuovi edifici o celebrare liturgie.

In Georgia, per via dei forti privilegi concessi alla Chiesa Ortodossa, i religiosi cattolici non hanno uno status legale. Nel 2003, quando lo Stato stava per firmare il riconoscimento della Chiesa Cattolica, gli ortodossi, manovrando ingenti folle di manifestanti, hanno impedito che ciò avvenisse.

Mentre in Bosnia ed Erzegovina si registra qualche discriminazione qua e là, in Macedonia gli appartenenti alla Chiesa Ortodossa Serba subiscono vessazioni, anche sul posto di lavoro. La loro Chiesa è considerata un’organizzazione illegale.

La Moldova nega il riconoscimento a diversi movimenti religiosi: ai mormori, ad alcuni musulmani e alla Vera Chiesa Ortodossa. Il governo protegge, come in Bielorussia, la Chiesa Ortodossa. In Kosovo la libertà di culto è considerato a rischio. Il clero non può muoversi, neanche per doveri pastorali, senza la scorta, formata da truppe internazionali. Anche in Serbia e Montenegro si verificano violenze, soprattutto inter-religiose e verso le minoranze, ma la vera questione sulla mancanza di libertà religiosa in Europa si vive in Russia e in Turchia.

 

Nell’ex paese comunista il vero problema, nonostante false accuse di violenze e proselitismo alla Chiesa Cattolica e frequenti e dure polemiche tra ortodossi e cattolici, è la diffusione dell’antisemitismo. L’11 gennaio 2006 un giovane russo, Aleksander Kopcev, entra nella sinagoga di Mosca e accoltella 9 ebrei. Spiegherà alla polizia che l’ha fatto per odio razziale. Il rabbino di Mosca ha denunciato che “ai gruppi antisemiti viene lasciata grande libertà d’azione”. Qualche giorno dopo 20 parlamentari della Duma (comunisti e nazionalisti) con 500 sedicenti intellettuali richiedono alla Procura di dichiarare fuorilegge tutte le organizzazioni ebraiche del paese definendo il “giudaismo una religione satanica che chiede ai suoi adepti di sacrificare bambini cristiani e bere il loro sangue”. In seguito 5000 fedeli ortodossi, tra cui diverse notorietà – scrittori, artisti, sportivi – fanno loro questa assurda richiesta. Gli umori antisemiti si diffondono dappertutto, nella stampa, nella televisione, sui muri delle città con infami slogan ed anche nella Chiesa Ortodossa. Tuttavia gli ebrei non sono gli unici a passarsela male. Ci sono discriminazioni nei confronti dei musulmani e gesti di ostilità verso le chiese protestanti. Il Tribunale di Mosca ha inoltre nel 2004 messo al bando le attività dei Testimoni di Geova che vengono ostacolati nell’affittare sedi per le proprie riunioni e nella loro predicazione porta a porta.

In Turchia il problema è ancora più spinoso. Violando apertamente la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, manca la personalità giuridica delle Chiese e una legge sul diritto di proprietà delle comunità religiose. L’articolo 24 della Costituzione turca riconosce sì il diritto di professare una fede, ma non garantisce, ancora violando la Dichiarazione, la possibilità di cambiare fede o di riunione con i fedeli. Gli ostacoli che colpiscono le minoranze religiose non islamiche sono numerosi ed è legittima anche la confisca e la vendita dei beni degli enti religiosi. Ultimamente si è svolta una campagna denigratoria verso i missionari sfociata nel martirio di don Andrea Santoro. Un tale Ilker Cinar ha annunciato in diretta tv che non si sarebbe più convertito al Cristianesimo come sembrava, ed ha denunciato alcuni pastori protestanti e “l’attività missionaria sovversiva”. Il ministro degli affari religiosi ha poi dichiarato: “i missionari minacciano l’unità nazionale”, sono un “pericolo”, “difensori dei diritti umani”. I servizi segreti hanno stilato un dossier in cui i missionari sono definiti promotori di divisioni etniche. Nelle moschee si predica che i missionari sono “l’incarnazione moderna dei crociati”. Il 5 febbraio 2005 è stato ucciso don Andrea Santoro al grido di “Allah Akbar”, dopo che il cimitero cattolico della sua città era stato raso al suolo. Il 9 febbraio è stato aggredito a Smirne un sacerdote cattolico, don Kmetec, al grido di “vi ammazzeremo tutti”. Qualche mese dopo è stata la volta di don Brunissen, che già viveva con la scorta, ed è stato accoltellato.

Dopo l’espulsione dei greci ortodossi dal paese (ed il genocidio armeno, 1 milione e 800 mila morti; parlarne è reato penale), si registrano limitazioni della libertà religiosa anche nei confronti della Chiesa Ortodossa. In favore di una moschea, sarà abbattuta la chiesa di Santa Maria. A Karsu recentemente alcuni musulmani hanno compiuto violenze verso dei cristiani ortodossi, cantando “qui non c’è posto per gli infedeli”.

Anche i protestanti hanno difficoltà a professare la propria fede. Non hanno status legale per le loro strutture. Tra l’aprile ed il giugno 2005 si sono compiute violenze verso 10 protestanti. Persecuzioni avvengono a Izmit e a Tarso. Due ventenni convertiti al Cristianesimo sono stati picchiati perché “non si può essere cristiani e turchi insieme”. A Samsum i protestanti che entrano ed escono vengono filmati da un automezzo della polizia. Un ragazzo, Yakup Cindilli, due anni fa è stato picchiato perché distribuiva vangeli per strada. Si è da poco risvegliato dal coma, riportando comunque danni irreversibili. E tra tutte queste storie di violenza e violazione dei diritti umani, c’è una bella, di un uomo, come don Andrea Santoro, pronto a morire per la sua fede e per la sue idee. È il pastore Kiroglu. Alcuni musulmani, spacciatisi per cristiani convertiti e presentatisi al pastore con il pretesto di ricevere lezioni di catechismo, lo hanno preso a calci e pugni. Mentre lo picchiavano barbaramente, lo minacciavano: “rinnega Gesù o ti ammazziamo”, “convertiti o ti uccidiamo”, ma il pastore continuava a ripetere: “uccidetemi pure, ma Gesù è il mio Signore”. Convinti di averlo ucciso, gli aggressori sono scappati. Ma Kiroglu aveva “soltanto” perso i sensi.

Tra qualche settimana continuerò ad occuparmi della libertà religiosa, anche negli altri continenti. Sono ancora troppi i paesi in cui non sono garantiti i diritti umani.

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un dovere civile
Gabriele Vecchione

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