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Le
piazze sono ormai terra di tutti:
avvocati e precari, professionisti e
studenti, sottosegretari e operai,
elettori di centrosinistra e di
centrodestra. Tutti uniti dal
malcontento verso il governo e la sua
Finanziaria. Una contestazione
bipartisan che mette in luce il vero
cocktail micidiale di cui è vittima
Prodi. Altro che Berlusconi. E' infatti
osservando le file dei manifestanti
scesi in piazza negli ultimi mesi che
emerge quella miscela di ipocrisie,
egoismi e contraddizioni che impediscono
alla politica di esercitare appieno le
sue prerogative. Sono scesi in piazza il
popolo delle partite IVA e le
corporazioni, coloro che si riempiono la
bocca di modernizzazione, e poi quando
si tratta di ridurre i loro
anacronistici privilegi, si chiudono a
riccio. Cioè le liberalizzazioni vanno
bene solo quando sono applicate agli
altri. Si tratta della stessa mentalità
che ha legato le mani a Berlusconi. In
questa categoria vanno aggiunti anche
coloro che sopravvivono grazie ad un
generoso assistenzialismo, e che lottano
per mantenere la propria quota di torta,
qualunque ne sia il costo sociale.
E' poi scesa in piazza l'opposizione, la
politica dei partiti, che mobilità la
propria base per fantomatiche crociate
pseudo ideologiche. Le solite
strumentalizzazioni a fini egoistici:
ieri a Vicenza, domani a Roma, parte dei
tecnocrati di centrodestra fanno il loro
gioco. A loro non interessa nulla dei
capitoli della Finanziaria, a loro
interessa semplicemente andare ad
elezioni al più presto possibile, e
riprendersi la poltrona.
Una faziosità brutale che costringe il
paese ad una perenne campagna
elettorale, e lo priva di una
opposizione degna di una democrazia
matura.
In piazza sono poi scesi parlamentari e
perfino sottosegretari, una novità che
ha messo in luce le divisioni interne
alla maggioranza. E soprattutto
l'impotenza di molte nomine, che
accontentano le clientele, ma che alla
prova dei fatti, non riescono a far
sentire la loro voce nemmeno all'interno
del governo. Un'impotenza frutto delle
anacronistiche divisioni partitiche che
impediscono alla politica di sviluppare
una sintesi e quindi una progettualità
unitaria prima di entrare nel palazzo.
In sostanza, gli ingredienti del
cocktail micidiale di cui è vittima
Prodi sono tre: le ipocrisie della
società, le strumentali lotte
partitocratriche e l'impotenza della
politica. Ingredienti che vanno ben
oltre i sei mesi del suo governo, e che
riguardano tutta la politica e fette di
società. Se poi un giorno ci sarà una
manifestazione contro gli ingredienti di
quel cocktail, in piazza scenderanno
solo coloro rivendicano diritti
sacrosanti. Compreso quello ad una
politica migliore.
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