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“Vorrei
ricordare che l’antimafia come tutte le
altre commissioni è espressione del
paese, non si può pensare a condizioni
ideali perfette: quello che importa
davvero non è da chi sono formate, ma
quanto questi soggetti possano influire
sul lavoro della commissione”.
Così parlò Marco Minniti sottosegretario
all’Interno agli stati generali di
Libera dopo che il primo giorno Romano
Prodi era stato interrotto dal grido
“via i corrotti dall’antimafia” e che il
neo presidente Forgiane, annunciato come
tale da luglio, quando si era
strenuamente battuto contro
l’emendamento dei comunisti italiani che
voleva escludere dall’antimafia
condannati ed inquisiti per reati di
mafia e corruzione, era stato vivamente
contestato.
Marco Minniti è sempre lo stesso
vice-ministro che intervenuto alla
puntata di Anno Zero dedicata alla
Calabria, ad un anno dall’omicidio
Fortugno, ha ritenuto di manifestare al
massimo livello il suo impegno contro la
‘ndrangheta difendendo strenuamente il
capogruppo diesse nel consiglio
regionale Franco Pacenza imputato di
truffa e concussione, che, come hanno
rivelato le registrazioni nel carcere di
Cosenza, gode della protezione
incondizionata del deputato Udeur Ennio
Morrone vicinissimo a Mastella e di una
fitta rete di potenti “amici degli
amici”.
A Napoli, qualche giorno fa al funerale
di Mario Merola, il cantore dei vicoli e
della illegalità ostentata, i massimi
esponenti del centro sinistra a livello
locale l’hanno celebrato come un eroe,
un mito, un modello. “Merola è un grande
punto di riferimento, un grande simbolo
per Napoli ed il Mezzogiorno” ha
dichiarato Antonio Bassolino che
d’altronde aveva esibito la sua
solidarietà e la sua vicinanza a
Giordano quando era indagato per usura,
durante il rito di San Gennaro, tra
folle anche allora plaudenti e
deliranti. Il ministro della Giustizia
si è limitato ad una celebrazione
relativamente più sobria “il cantore
della Napoli verace” mentre il sindaco
Rusa Russo Jervolino che si indigna
contro i pochi giornalisti che
fotografano senza folclore la città e ha
minacciato fuoco e fiamme contro
AnnoZero è andata oltre “Merola era un
prepotente buono. Dobbiamo recuperare la
guapperia nella misura in cui è
orgoglio”.
In una trasmissione di approfondimento,
AnnoZero, oggetto quotidiano di frizzi e
lazzi da parte di tutto il ciarpame
pseudo -informativo che prospera
allegramente nel solido regime di
duopolio e di attacchi di una parte
politica che godono del beneplacito di
magna pars dell’altra, il governatore
della Sicilia si permette di dileggiare
ed irridere oltre il conduttore e gli
ospiti, persino le vittime della mafia.
Non mi risulta che nessun esponente
politico della maggioranza abbia
reagito, ritenendo forse come Mastella,
che già “dover concorrere a sostenere
Santoro con quel personaggio che parla
male di me” e che neppure lo invita poi
tanto, a differenza di Vespa e di
Mentana, sia un boccone abbastanza duro
da mandar giù.
Come è ampiamente noto nella nuova
commissione Antimafia, nominata proprio
il giorno dello sciopero dei giornalisti
ci sono due nomi che non dovevano
esserci, Paolo Cirino Pomicino e Alfredo
Vito , Nuova DC e FI condannati in via
definitiva rispettivamente per
finanziamento illecito e per corruzione.
Ma vi sono anche nomi che sarebbe stato
più opportuno che non ci fossero come
Franco Malvano di FI, ex candidato
sindaco di Napoli ed ex questore che
“uscì malissimo da un’ inchiesta che
fu archiviata ma con l’invio al Viminale
di un provvedimento nel quale si
accertavano pericolosi rapporti tra il
super-poliziotto ed un camorrista” (il
Manifesto venerdì 17 novembre). L’altro
quanto meno “inopportuno” è Carlo
Vizzini attualmente FI, successore al
ministero delle Poste di Mammì,
segretario del PSDI, dimissionario,
prescritto per 300 milioni della
maxi-tangente Enimont, nel ’94 il pool
di mani pulite chiede anche per lui il
ritiro del passaporto: un protagonista
non di secondo piano della fase più
acuta di Tangentopoli. Per il presidente
della Commissione Francesco Forgione di
RC come per il presidente della Camera a
cui appartengono i condannati Pomicino e
Vito non c’è niente da obiettare.
Il neo presidente “garantista” dato per
certo da luglio contro “il
giustizialista” Leoluca Orlando ha
garantito da subito “Questa nuova
Antimafia non sarà una nuova commissione
di inchiesta; io non sono un
giustizialista e noi come Antimafia non
ci vogliamo sostituire alla
magistratura; noi faremo ricostruzioni
storiche”. Come è facile immaginare i
figli ed i parenti delle vittime della
mafia, spesso a loro volta se impegnati
a fianco di una associazione come
Libera, oggetto di minacce ed
intimidazioni, che ancora spettano
giustizia e non hanno visto assicurati
alla giustizia gli esecutori e tanto
meno i mandanti, si sono sentiti molto
“rassicurati” dalla nuova stagione.
Ma evidentemente si devono essere
sentiti rassicurati senza virgolette e
“con buon fondamento” I 33 votanti per
Forgiane e a maggior ragione i 7 del
centrodestra che hanno fatto confluire
il loro voto su di lui.
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