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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 21 NOVEMBRE 2006
La sinistra tra guappi e corrotti
Daniela Gaudenzi

“Vorrei ricordare che l’antimafia come tutte le altre commissioni è espressione del paese, non si può pensare a condizioni ideali perfette: quello che importa davvero non è da chi sono formate, ma quanto questi soggetti possano influire sul lavoro della commissione”.
Così parlò Marco Minniti sottosegretario all’Interno agli stati generali di Libera dopo che il primo giorno Romano Prodi era stato interrotto dal grido “via i corrotti dall’antimafia” e che il neo presidente Forgiane, annunciato come tale da luglio, quando si era strenuamente battuto contro l’emendamento dei comunisti italiani che voleva escludere dall’antimafia condannati ed inquisiti per reati di mafia e corruzione, era stato vivamente contestato.

Marco Minniti è sempre lo stesso vice-ministro che intervenuto alla puntata di Anno Zero dedicata alla Calabria, ad un anno dall’omicidio Fortugno, ha ritenuto di manifestare al massimo livello il suo impegno contro la ‘ndrangheta difendendo strenuamente il capogruppo diesse nel consiglio regionale Franco Pacenza imputato di truffa e concussione, che, come hanno rivelato le registrazioni nel carcere di Cosenza, gode della protezione incondizionata del deputato Udeur Ennio Morrone vicinissimo a Mastella e di una fitta rete di potenti “amici degli amici”.
A Napoli, qualche giorno fa al funerale di Mario Merola, il cantore dei vicoli e della illegalità ostentata, i massimi esponenti del centro sinistra a livello locale l’hanno celebrato come un eroe, un mito, un modello. “Merola è un grande punto di riferimento, un grande simbolo per Napoli ed il Mezzogiorno” ha dichiarato Antonio Bassolino che d’altronde aveva esibito la sua solidarietà e la sua vicinanza a Giordano quando era indagato per usura, durante il rito di San Gennaro, tra folle anche allora plaudenti e deliranti. Il ministro della Giustizia si è limitato ad una celebrazione relativamente più sobria “il cantore della Napoli verace” mentre il sindaco Rusa Russo Jervolino che si indigna contro i pochi giornalisti che fotografano senza folclore la città e ha minacciato fuoco e fiamme contro AnnoZero è andata oltre “Merola era un prepotente buono. Dobbiamo recuperare la guapperia nella misura in cui è orgoglio”.
In una trasmissione di approfondimento, AnnoZero, oggetto quotidiano di frizzi e lazzi da parte di tutto il ciarpame pseudo -informativo che prospera allegramente nel solido regime di duopolio e di attacchi di una parte politica che godono del beneplacito di magna pars dell’altra, il governatore della Sicilia si permette di dileggiare ed irridere oltre il conduttore e gli ospiti, persino le vittime della mafia.
Non mi risulta che nessun esponente politico della maggioranza abbia reagito, ritenendo forse come Mastella, che già “dover concorrere a sostenere Santoro con quel personaggio che parla male di me” e che neppure lo invita poi tanto, a differenza di Vespa e di Mentana, sia un boccone abbastanza duro da mandar giù.

Come è ampiamente noto nella nuova commissione Antimafia, nominata proprio il giorno dello sciopero dei giornalisti ci sono due nomi che non dovevano esserci, Paolo Cirino Pomicino e Alfredo Vito , Nuova DC e FI condannati in via definitiva rispettivamente per finanziamento illecito e per corruzione. Ma vi sono anche nomi che sarebbe stato più opportuno che non ci fossero come Franco Malvano di FI, ex candidato sindaco di Napoli ed ex questore che “uscì malissimo da un’ inchiesta che
fu archiviata ma con l’invio al Viminale di un provvedimento nel quale si accertavano pericolosi rapporti tra il super-poliziotto ed un camorrista” (il Manifesto venerdì 17 novembre). L’altro quanto meno “inopportuno” è Carlo Vizzini attualmente FI, successore al ministero delle Poste di Mammì, segretario del PSDI, dimissionario, prescritto per 300 milioni della maxi-tangente Enimont, nel ’94 il pool di mani pulite chiede anche per lui il ritiro del passaporto: un protagonista non di secondo piano della fase più acuta di Tangentopoli. Per il presidente della Commissione Francesco Forgione di RC come per il presidente della Camera a cui appartengono i condannati Pomicino e Vito non c’è niente da obiettare.

 

Il neo presidente “garantista” dato per certo da luglio contro “il giustizialista” Leoluca Orlando ha garantito da subito “Questa nuova Antimafia non sarà una nuova commissione di inchiesta; io non sono un giustizialista e noi come Antimafia non ci vogliamo sostituire alla magistratura; noi faremo ricostruzioni storiche”. Come è facile immaginare i figli ed i parenti delle vittime della mafia, spesso a loro volta se impegnati a fianco di una associazione come Libera, oggetto di minacce ed intimidazioni, che ancora spettano giustizia e non hanno visto assicurati alla giustizia gli esecutori e tanto meno i mandanti, si sono sentiti molto “rassicurati” dalla nuova stagione.
Ma evidentemente si devono essere sentiti rassicurati senza virgolette e “con buon fondamento” I 33 votanti per Forgiane e a maggior ragione i 7 del centrodestra che hanno fatto confluire il loro voto su di lui.

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Daniela Guadenzi

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