|
Con
ingiustificato ritardo (“la mafia non va
in vacanza”, osservò a tal riguardo il
procuratore nazionale antimafia Piero
Grasso), è stata creata la commissione
parlamentare antimafia. Dati alcuni dei
suoi membri, la sua modalità di nascita,
i suoi propositi, si può giungere a
qualche considerazione su di essa:
• Il concorso di tre fattori –politico,
culturale, economico- può sconfiggere la
mafia. L’elemento politico è
debolissimo. Il 5 luglio scorso 421
parlamentari, bocciano l’emendamento
Napoli (An) – Licandro (Pdci) che
avrebbe negato l’ingresso nella
commissione a parlamentari pregiudicati
o inquisiti per mafia. Tutto sommato una
proposta di buon senso per scongiurare
la situazione che Piersanti Mattarella
incontrava al Consiglio dei Ministri
siciliano: egli fa “le sue denunce con i
boss che ne vengono a sapere il
contenuto mezz’ora dopo”. Lo ricorda
Nando Dalla Chiesa in un esemplare
articolo apparso su L’Unità del 21
novembre scorso.
• Ora: scampato il pericolo di vedersi
politici collusi con Cosa Nostra (Andreotti)
o direttamente al suo servizio (Dell’Utri)
o comunque uno dei 6 onorevoli imputati
per mafia dentro la commissione, ci si
ritrova con Cirino Pomicino e Alfredo
Vito. L’uno condannato ad un totale di 2
anni per corruzione e finanziamento
illecito, l’altro a 2 anni per 22
episodi di corruzione con annessa
parziale restituzione del malloppo e
promessa ai giudici di non fare mai più
politica. Personaggi di spicco sono
anche Franco Malvano, ex questore di
Napoli ed indagato per camorra e Carlo
Vizzini che, davanti a Piero Grasso,
disse: “come possiamo sapere chi
candidare e chi no? Come facciamo a
distinguere con la mafia e chi no? Come
facciamo a distinguere chi sta con la
mafia e chi con l’antimafia?” Gli si
doveva obiettare: comincia a non
candidare Dell’Utri, Giudice e
Firrarello. Comunque nulla di
pregiudiziale contro i Cirino e i Vito,
ma sarebbe troppo esigere uomini che
abbiano dato prova di alto senso dello
Stato e rigoroso rispetto per la legge?
• E’ una commissione nata male. E come
tutte le cose nate male, finirà peggio.
E’ stata “materia di mercanteggiamenti”,
ha fondi limitati ed è, dopo la passata
legislatura, in limine mortis.
• Ma non è solo per la sua composizione
che la commissione non rappresenterà e
non renderà partecipe la pubblica
amministrazione nella battaglia per la
legalità. Sono le dichiarazioni del neo
presidente Forgione: non ci sostituiremo
alla magistratura, ma ci limiteremo a
ricostruire eventi storici. Invece la
commissione ha gli stessi poteri della
magistratura nella lotta alla
criminalità organizzata e può assumere
un ruolo di primo piano nella lotta alle
mafie.
Ha ragione Massimo Fini quando dice che
questa non è democrazia: è “un sistema
di minoranze organizzate, di oligarchie,
politiche ed economiche fra loro
strettamente intrecciate, legate spesso
ad organizzazioni criminali e, in parte,
criminali esse stesse”.
Rimandiamo tutto: ad oggi non è
possibile che una solenne, improrogabile
e duratura lotta alla mafia venga dalla
politica.
COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di
centomovimenti.com
|