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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 25 NOVEMBRE 2006
Commissione antimafia all'italiana
Gabriele Vecchione

Con ingiustificato ritardo (“la mafia non va in vacanza”, osservò a tal riguardo il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso), è stata creata la commissione parlamentare antimafia. Dati alcuni dei suoi membri, la sua modalità di nascita, i suoi propositi, si può giungere a qualche considerazione su di essa:

• Il concorso di tre fattori –politico, culturale, economico- può sconfiggere la mafia. L’elemento politico è debolissimo. Il 5 luglio scorso 421 parlamentari, bocciano l’emendamento Napoli (An) – Licandro (Pdci) che avrebbe negato l’ingresso nella commissione a parlamentari pregiudicati o inquisiti per mafia. Tutto sommato una proposta di buon senso per scongiurare la situazione che Piersanti Mattarella incontrava al Consiglio dei Ministri siciliano: egli fa “le sue denunce con i boss che ne vengono a sapere il contenuto mezz’ora dopo”. Lo ricorda Nando Dalla Chiesa in un esemplare articolo apparso su L’Unità del 21 novembre scorso.
• Ora: scampato il pericolo di vedersi politici collusi con Cosa Nostra (Andreotti) o direttamente al suo servizio (Dell’Utri) o comunque uno dei 6 onorevoli imputati per mafia dentro la commissione, ci si ritrova con Cirino Pomicino e Alfredo Vito. L’uno condannato ad un totale di 2 anni per corruzione e finanziamento illecito, l’altro a 2 anni per 22 episodi di corruzione con annessa parziale restituzione del malloppo e promessa ai giudici di non fare mai più politica. Personaggi di spicco sono anche Franco Malvano, ex questore di Napoli ed indagato per camorra e Carlo Vizzini che, davanti a Piero Grasso, disse: “come possiamo sapere chi candidare e chi no? Come facciamo a distinguere con la mafia e chi no? Come facciamo a distinguere chi sta con la mafia e chi con l’antimafia?” Gli si doveva obiettare: comincia a non candidare Dell’Utri, Giudice e Firrarello. Comunque nulla di pregiudiziale contro i Cirino e i Vito, ma sarebbe troppo esigere uomini che abbiano dato prova di alto senso dello Stato e rigoroso rispetto per la legge?
• E’ una commissione nata male. E come tutte le cose nate male, finirà peggio. E’ stata “materia di mercanteggiamenti”, ha fondi limitati ed è, dopo la passata legislatura, in limine mortis.
• Ma non è solo per la sua composizione che la commissione non rappresenterà e non renderà partecipe la pubblica amministrazione nella battaglia per la legalità. Sono le dichiarazioni del neo presidente Forgione: non ci sostituiremo alla magistratura, ma ci limiteremo a ricostruire eventi storici. Invece la commissione ha gli stessi poteri della magistratura nella lotta alla criminalità organizzata e può assumere un ruolo di primo piano nella lotta alle mafie.

 

Ha ragione Massimo Fini quando dice che questa non è democrazia: è “un sistema di minoranze organizzate, di oligarchie, politiche ed economiche fra loro strettamente intrecciate, legate spesso ad organizzazioni criminali e, in parte, criminali esse stesse”.
Rimandiamo tutto: ad oggi non è possibile che una solenne, improrogabile e duratura lotta alla mafia venga dalla politica.

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