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La
speranza di fare chiarezza, di
contribuire a dissipare o confermare
l’ipotesi, suffragata da non pochi e
rilevanti indizi, che i risultati delle
elezioni del 9 e del 10 siano stati
truccati è sempre più remota, almeno sul
fronte del controllo delle schede
bianche.
Se fino a all’altro giorno dalla procura
di Roma facevano sapere che la richiesta
di riconteggio delle schede bianche da
parte della magistratura era molto
remota, lunedì 27 novembre si è saputo
che è semplicemente inesistente. Secondo
i lanci di agenzia (adnkronos, ansa) le
schede bianche non saranno ricontate
perché i dati diffusi dal Viminale
“hanno soltanto valore divulgativo”
mentre “la procedura con valore
ufficiale è solo quella di tipo cartaceo
senza trasmissione telematica”.
Dunque sulla base di quanto riferito dal
direttore centrale dell’ufficio del
Viminale , il prefetto Adriana Fabbretti,
i magistrati titolari dell’inchiesta
scaturita dal film-inchiesta di Enrico
Deaglio non ritengono necessario
procedere al riconteggio delle schede
bianche.
Non risulta di immediatissima percezione
il nesso logico tra il contenuto
dell’audizione e la decisione, ma
soprattutto rimane totalmente irrisolto
un aspetto tutt’altro che irrilevante:
la definizione precisa del ruolo e delle
responsabilità del ministero
dell’Interno.
Nelle stesse ore e per essere più
precisi, da qualche giorno, le edicole
non riescono a soddisfare le richieste
dei tanti cittadini elettori che in
quanto tali e, a prescindere dalla parte
politica, desidererebbero informazione e
chiarezza su come si è pervenuti al
risultato, di quell’ atto basilare della
democrazia, che è il voto, benché tanto
svilito dalla nuova partitocrazia.
Anche chi scrive, è tra coloro,
tantissimi, che desiderano vedere senza
alcun tipo di pregiudizio né in
positivo, né in negativo, un film che è
in primo luogo un’inchiesta
giornalistica che tenta di rispondere ad
alcune domande rimaste senza risposta e
di ripercorrere una giornata e nottata
elettorale molto “particolari” in un
paese ed in un clima molto “particolare”
a cui molti, troppi, anche in buonissima
fede e sinceramente democratici, si sono
inconsapevolmente assuefatti.
Le domande sono arcinote: in primo luogo
il calo rilevantissimo delle schede
bianche dal 4,2% delle politiche del
2001, in cui tra l’altro era presente un
partito come l’IDV che correva
autonomamente, fuori dai due
schieramenti, all’ 1,1% del 2006, per di
più spalmato in modo incredibilmente
omogeneo su tutto territorio.
Gli scettici a priori sulla “teoria del
complotto” di Deaglio obiettano che alle
precedenti europee ed amministrative la
percentuale delle bianche era vicina a
quella del 2006, ma si tratta di dati
non omogenei quindi poco rilevanti, e
che il crollo delle bianche a favore di
FI è da ascrivere alla capacità di
Berlusconi di portare a votare anche
l’ultimo dei suoi a fronte della
desolante campagna elettorale del centro
sinistra, in particolare nelle ultime
settimane. Circostanze, queste che
dovrebbero spiegare anche la débacle
degli ultimi sondaggi e degli exit poll
in merito ai brillanti risultati di FI e
al numero irrisorio delle bianche.
Poi c’è la giornata singolare con un
pomeriggio in cui il flusso dei dati si
interrompe a lungo e misteriosamente,
mentre il ministro dell’Interno si reca
ripetutamente a palazzo Grazioli, e la
nottata “drammatica” con l’uscita dello
staff di FI che denuncia i brogli dei
soliti “comunisti” e Fassino che non si
fa vedere fino alla tre di notte per
apparire più terreo di un fantasma ad
annunciare una “vittoria” di soli 24.000
voti che, forse è bene ricordarlo,
Silvio Berlusconi deve ancora
formalmente riconoscere.
Ed il clima si era già annunciato: il
giro vorticoso dei nuovi prefetti poco
prima delle elezioni; il preannuncio
mediatico dei brogli che la CDL ha
continuato a cavalcare come effetto post
elettorale destabilizzante e
paralizzante sull’ assetto istituzionale
a tempo indeterminato; il silenzio iper
prolungato per sette mesi a proposito
delle schede bianche del Viminale, che
ora ci fa sapere dal direttore centrale
dell’ ufficio che i suoi dati sono
meramente divulgativi (cosa che farebbe
apparire ancora più ingiustificato il
ritardo); la singolare coincidenza che
la società informatica addetta allo
scrutinio elettronico in ben quattro
regioni abbia come partner il figlio del
ministro dell’Interno.
Oggi dovrebbero essere ascoltati dai
magistrati, dopo il prefetto Fabretti,
gli autori del film che nel loro dvd
Uccidete la democrazia! hanno ipotizzato
che sia stato utilizzato un software in
grado di “trasformare le schede bianche
in voti di preferenza” e hanno spiegato
come “il programmino di Curtis potrebbe
essere stato introdotto, fatto
funzionare e poi fatto sparire senza
lasciare tracce” aggiungendo pure che
chi l’ ha introdotto avrebbe anche
potuto credere che “il programma serviva
a qualche altro scopo del tutto lecito”.
Mentre tanti cittadini che non si
sentono rappresentati né all’interno
delle istituzioni, né tanto meno da
un’informazione sedativa o depistante
sempre più supervespizzata, desiderano
conoscere per valutare, la politica a
destra, comprensibilmente e
coerentemente, insulta e denigra gli
autori e a sinistra un po’ meno
comprensibilmente continua a “quietare,
sopire, tacere” o legittimare a
prescindere il risultato così come è ed
in qualsiasi modo raggiunto.
La cosiddetta informazione anche in
questa occasione non si è risparmiata e
la seconda rete del servizio pubblico ha
dato un contributo rilevante per
l’accertamento della verità su un tema
così cruciale.
A Confronti dove si “fronteggiano” Luca
Telese, firma storica del Giornale e
Maria Giovanna Maglie filo-craxiana e
filo-berlusconiana senza soluzione di
continuità (ergo di sinistra secondo i
parametri di Fabrizio Rondolino) sotto
la conduzione dell’ex direttore della
Padania Gigi Moncalvo, la domanda di
fondo sulla ipotesi brogli è stata: ma
perché la procura di Roma ha dimostrato
tanto attivismo riguardo il
film-inchiesta di Deaglio e non si è mai
mossa sull’imput delle denunce di
Berlusconi?
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