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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 7 OTTOBRE 2006
Cosa succede a Cuba, il Paradiso in terra del socialismo
Gabriele Vecchione

Sono contento di cominciare la mia rubrica settimanale che ho deciso di chiamare “Un dovere civile” da una citazione di Oriana Fallaci. A questa donna, figura discussa e controversa, va dato il merito di essere stata libera e coraggiosa, due virtù che mancano a molti dei giornalisti, degli scrittori e degli intellettuali di oggi. A prescindere dalle sue idee, la filosofia che animava i suoi scritti non può che essere condivisa: “vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”. Sulla scorta dunque di questa filosofia che vorrei fare mia, mi sembra un dovere civile scrivere, data la recente epidemia che lo sta funestando, del popolo cubano. Non per ideologia anticomunista o filoamericana, ma perché il motto orwelliano “tutti gli animali sono uguali, ma qualche animale è più uguale degli altri” ancora vigente nella sinistra, non può essere applicato anche alla categoria delle dittature. Già Massimo Giannini, vicedirettore di Repubblica, il 15 agosto scorso, ci aveva offerto un quadro dell’isola: la proprietà privata resta di fatto vietata (un fatto che può sembrare affascinante, ma assai anacronistico), l’economia va avanti grazie alla corruzione e al sommerso, i servizi sono gratuiti, ma uno stipendio medio è di 20 euro (“una miseria”, commenta il giornalista) e “le ragazze ti fermano a Parque Cespedes, al centro di Santiago, per chiederti una saponetta, o frotte di ragazzini scalzi ti inseguono per le vie di Empedrado, all'Avana vecchia, per chiederti una penna a biro (la scuola gliene dà solo una all'anno)”, ovunque si incontrano sacche di povertà, carenze d’infrastrutture, i dissidenti sono in carcere per il semplice motivo di essere tali, da 50 anni non ci sono libere elezioni ed un solo partito è ammesso, il partito comunista ovviamente.

 

Nei giorni scorsi sono emerse nuove notizie. In modo clandestino, si capisce. I dissidenti sui loro siti internet hanno denunciato un’epidemia diffusa tra il popolo cubano sin dall’ aprile scorso. A dar loro manforte, molti medici e infermieri in forma anonima, L’Organizzazione Mondiale della Sanità e la giornalista messicana Yolanda Martinez, reduce da un viaggio nell’isola. Un insetto chiamato aedes aegypti trasmette il dengue, la malattia meglio nota come febbre spacca – ossa che provoca emorragie mortali. Secondo medici e infermieri è una “crisi che ha messo in ginocchio l’isola”; l’Oms parla di un migliaio di morti; Yolanda Martinez ha scritto che “in una sola provincia i morti sono 270, tra cui dozzine di bambini”; ed ha aggiunto: “non esistono cifre ufficiali perché il regime ha imposto il top secret”. Ed infatti Jose San Martin Martinez, il responsabile del settore malattie infettive al Ministero della Sanità ha detto che “il pericolo di ‘un’epidemia di dengue non esiste”, sebbene gli ospedali siano stracolmi di malati di dengue.

Ma tutto torna. Sempre la Martinez ha scritto che nessuno si azzarda a pronunciare in pubblico la parola dengue. Non sia mai i cittadini cubani siano informati e prendano qualche cautela. E’ la dittatura, bellezza.

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