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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 10 OTTOBRE 2006
Il calcio ritrovato?
Daniela Gaudenzi
 

Quando ha dovuto lasciare l’incarico gravoso che si era assunto, riformare il mondo malato del calcio, per assumere quello forse altrettanto impegnativo e non meno emergenziale in Telecom, Guido Rossi ha detto qualcosa di particolarmente significativo.
In una intervista a Repubblica ha fatto un apprezzamento di Francesco Saverio Borrelli che non è solo una sintesi perfetta della sua passione civile e della sua lealtà ai valori fondanti di una democrazia liberale: quelle parole esprimevano anche qualcosa di più di un auspicio per i tifosi e soprattutto per i cittadini italiani. “In questo paese ci sono persone di una dedizione magnifica come Francesco Saverio Borrelli che ci fanno onore. …Nella nuova impresa mi farò guidare dai suoi principi: l’amore per lo Stato di diritto, il senso della legalità, l’avversione contro le interferenze della politica”.
Non è altro che la fotografia dell’uomo e del magistrato che si era assunto con infinita generosità e con il coraggio che ha sempre dimostrato un compito al limite dell’impossibile e che aveva rassegnato le dimissioni da capo dell’ufficio indagini insieme a Rossi, Gamberale, Ruperto.
L’auspicio e la speranza di Guido Rossi erano che Francesco Saverio Borrelli restasse a capo dell’ufficio indagini per continuare a farle sul serio pur tra mille ostacoli come ha sempre fatto e, dopo le rassicurazioni ottenute dal ministro Melandri, dal nuovo commissario della Figc Pancalli e dall’apposita commissione parlamentare, il capo dell’ufficio indagini ha accettato di ritirare le dimissioni.
I punti che in tutte le sedi, a cominciare dalla commissione parlamentare, l’ex capo di Mani Pulite ha tenuto saldamente fermi sono sostanzialmente tre e sono irrinunciabili per rimettere in funzione un sistema collassato sotto il peso del marciume e delle connivenze: un ampliamento dei poteri investigativi dell’ufficio; una riduzione dei gradi di giudizio e l’introduzione del patteggiamento; una revisione autentica della vendita dei diritti televisivi tutta sbilanciata a favore dei club più potenti.
La realizzazione di questi obiettivi è la conditio sine qua non per superare il passato e, al di là delle convergenze di facciata, troverà resistenze forse insormontabili.
Come notava, con grande tristezza all’indomani delle sentenze “perdoniste” e della sbornia mondiale, Gerardo D’Ambrosio “gli italiani dimenticano presto e se per Mani Pulite ci sono voluti due anni per Calciopoli sono bastati due mesi”. E se si tiene conto del deleterio combinato disposto delle prese di posizione a favore dei truffatori e degli affossatori del calcio da parte di politici “rappresentativi”, dal guardasigilli Mastella ai sindaci “di sinistra”, e della compiacenza di gran parte dell’informazione per “la disinvoltura” dei manovratori, non si è autorizzati a nutrire troppe speranze.
Le cosiddette “interviste” a Moggi fondate sul monologo e sul divieto assoluto di fare qualsiasi cenno alla Gea dicono molto del clima in generale e dello stato dell’informazione e del servizio pubblico in particolare.
Non si può certo azzardare che la “Repubblica fondata sul pallone” possa almeno poggiare in un futuro prossimo su un pallone pulito, ma c’è una certezza: a capo delle indagini e a suggerire autorevolmente le nuove regole, senza le quali non è pensabile alcun durevole cambiamento, resiste un uomo che non si accontenta di rassicurazioni generiche e che non ha timore di pestare i piedi a chicchessia.

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