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La
proposta di primarie per il costituendo
Partito Democratico avanzata da Vassallo
li ha terrorizzati. E chi sarà mai
questo marziano che propone di
continuare nella strada intrapresa e
promessa agli elettori, quella delle
consultazioni democratiche per la scelta
dei leader e dei propri rappresentanti?
Non sa, il dottor Vassallo, che lo
zapaterismo, o meglio dire la
credibilità e l'onestà (perlomeno
intellettuale, poi ad abundantiam) non
s'usa qui ad Inciuciopoli e Cadregopoli?
La sostanza dei dibattiti infiniti che
sentiremo da qui ai prossimi mesi,
quelli che ci separano dalla nascita del
Partito Democratico, è tutta qui.
Difficile districarsi tra limature e
distinguo, tra chi parla di primarie di
seconda e di terza generazione, e chi
blatera di quote di esponenti dei
partiti e della società civile, i primi
naturalmente nominati, i secondi eletti.
In effetti, per replicare alla regoletta
semplice semplice di "una testa un
voto", notoriamente stalinista, ci
voleva la moderna proposta di una
ripartizione tra nominati Ds, nominati
Margherita, e una minoranza di
eletti(tra i due partiti o, bontà loro,
fra altri candidati non espressione
della nomenklatura evergreen) che
ricorda la Francia pre-rivoluzione.
All'impenitente democratico Vassallo una
bella risposta riformista in senso
feudale da parte di vassalli e
valvassori. E' ovvio che su questo
dibattito pesano le identità e la
collocazione del neoaggregato di
centrosinistra nel Parlamento europeo,
ma molto meno di quanto Lorsignori
vogliano fare credere. O, per meglio
dire, sono interessati soprattutto alle
conseguenze di tali scelte. I dalemiani
infatti, recordmen del doppio carpiato
in campo avverso, sponsor viventi
dell'economia finanziaria e
immobiliare(persino Fassino, nell'estate
delle scalate illecite concertate dei
furbetti, disse che "immobiliaristi e
chi fa finanza hanno la stessa dignità
di chi produce auto", garantendo però
posti di lavoro, rispetto delle leggi e
pagamento delle tasse, differenza non
irrilevante da sinistra), delle lobby
particolari rispetto all'interesse
generale, oltrechè fautori del peggior
revisionismo storico (il presidentissimo
Violante che riabilitò per primo Salò) e
sociale (dai provvedimenti che hanno
reso il lavoro più precario al sempre
maggiore disinteresse per salari e
pensioni), sono tutto fuorchè
affezionati, nei fatti, alle parole
"socialista" o "sinistra". Il problema,
come sempre, sono i voti e le quote di
potere che difendono strenuamente. E se,
una volta nato il Partito Democratico,
dovessero ricomparire quelle paroline in
un partito o in una federazione di
Sinistra che andasse ad occupare lo
spazio enorme lasciato vuoto dai defunti
Ds, sarebbe un antipatico inconveniente.
Ma Baffetto non tema: cosa potrà mai
arrivare da una Sinistra targata
Mussi-Salvi-Bandoli-Cofferati che in
questi 12 anni non ha saputo neppure
smarcarsi durante la guerra
d'aggressione alla Serbia(mozioncina
innocua in Parlamento per uno stop ai
raid),la Bicamerale, la mancata legge
sul conflitto d'interessi, i voti
assieme a Forza Italia per salvare dagli
arresti Dell'Utri e Previti, il
megadibattito sulla questione morale
dopo lo scandalo Unipol risolto con
mozione unitaria, l'ultimo indulto e la
prossima legge-bavaglio e limita
intercettazioni? Formeranno al loro
correntina dentro il Pd, no problem. Il
vero pericolo oggi, visto che qualche
prodiano e rutelliano mostra di
crederci, si chiama "primarie". Che ora
sono diventate "staliniste", e causa
dello scioglimento nell'acido dei
partiti. Non si obbietti che sono
consultazioni democratiche e trasparenti
in cui Ds e Margherita sarebbero
comunque liberissimi di candidare tutti
i propri dirigenti. Hai visto mai che
gli elettori si ricordino di vergogne e
inciuci passati, presenti e futuri?
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