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Già si ha
poca voglia di pagare un super stipendio
a chi pensa che il Darfur sia uno stile
di vita, che Guantanamo sia in “Afanistan”,
che non sa cos’è la Consob, che non sa
quando è avvenuta l’Unità d’Italia, a
chi legifera dopo una sniffata di coca,
a chi si protegge dietro uno scudo di
oligarchia intoccabile, ma quando parla
il senatore e ministro Mastella, quel
bricolo di senso civico scompare del
tutto. Aveva previsto la scarcerazione
di 10-15 mila detenuti e ne sono usciti
24 mila. Più i migliaia di detenuti nel
loro domicilio che hanno finito la loro
pena e quelli affidati ai servizi
sociali come Previti, “persona che
considero, tra virgolette, amica”
(Clemente Mastella, Il Giornale, 10
ottobre 2006). Non tenendo conto della
pericolosità sociale, della frustrazione
di magistrati e poliziotti, della ferita
della morale pubblica che man mano si
allarga sempre più, Mr. Clemenza
propone: “Dopo l’indulto, i magistrati
rischiano di portare avanti processi al
termine dei quali va tutto a gambe
all’aria. Allora, senza perdere tempo,
si dice: perché non eliminiamo questi
processi per i quali la durata di tre
anni estingue qualsiasi ipotesi di
pene”. Come curare il malato secondo
Mastella? Uccidendolo. Ma come i medici
“non somministreranno farmaci mortali”,
i ministri della Giustizia non
dovrebbero affossare la Giustizia, ma
curarla e velocizzare il suo corso.
Mettiamo che un malvivente abbia
commesso una rapina il 30 aprile 2006.
Godrà dell’indulto e al processo partirà
da un comodo e salvifico meno tre.
Mettiamo che egli venga condannato a 3
anni. Quantomeno resterebbe la
riprovazione sociale, il risarcimento
dei danni e l’interdizione dai pubblici
uffici. Con la proposta Mastella nulla
di tutto questo. E’ questa Giustizia? E’
Giustizia voler cancellare migliaia di
processi e condannare alcuni reati ed
altri no? E’ finanche giusto che chi
abbia commesso lo stesso reato il 3
maggio rispetto ad uno che ne ha
commesso uno il 1° maggio, sia
condannato a molto di più rispetto
all’altro?
Siamo nel paese in cui il Guardasigilli
in tv fa professione di perdonismo,
perché “il perdono, per me che sono
cattolico, comincia con la Confessione”.
Il sottoscritto è un cattolico
generalmente definito ortodosso, ma un
conto è la sfera della coscienza
personale ed un altro è la sfera
sociale. Siamo nel paese che
all’indomani di scandali finanziari,
calcistici e politici si schiera con i
traffichini ed in questo è capitanato
dal Guardasigilli di turno che
regolarmente manda gli ispettori ad
indagare sui magistrati non allineati.
Siamo nel paese in cui le
intercettazioni vengono limitate, quando
non distrutte, e nel paese in cui il
programma di una coalizione promette
l’abolizione di una Riforma ed invece ne
approva 9 punti su 10.
Affidiamoci alla nostra disciplina,
intesa come complesso delle norme (e
osservanza delle stesse) volte ad
assicurare il buon ordine e la
regolarità in una comunità. E speriamo
di avere in futuro un Guardasigilli e
una classe dirigente all’altezza.
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