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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 14 OTTOBRE 2006
Politica sulla Giustizia tra disciplina e Mastella
Gabriele Vecchione 
 

Già si ha poca voglia di pagare un super stipendio a chi pensa che il Darfur sia uno stile di vita, che Guantanamo sia in “Afanistan”, che non sa cos’è la Consob, che non sa quando è avvenuta l’Unità d’Italia, a chi legifera dopo una sniffata di coca, a chi si protegge dietro uno scudo di oligarchia intoccabile, ma quando parla il senatore e ministro Mastella, quel bricolo di senso civico scompare del tutto. Aveva previsto la scarcerazione di 10-15 mila detenuti e ne sono usciti 24 mila. Più i migliaia di detenuti nel loro domicilio che hanno finito la loro pena e quelli affidati ai servizi sociali come Previti, “persona che considero, tra virgolette, amica” (Clemente Mastella, Il Giornale, 10 ottobre 2006). Non tenendo conto della pericolosità sociale, della frustrazione di magistrati e poliziotti, della ferita della morale pubblica che man mano si allarga sempre più, Mr. Clemenza propone: “Dopo l’indulto, i magistrati rischiano di portare avanti processi al termine dei quali va tutto a gambe all’aria. Allora, senza perdere tempo, si dice: perché non eliminiamo questi processi per i quali la durata di tre anni estingue qualsiasi ipotesi di pene”. Come curare il malato secondo Mastella? Uccidendolo. Ma come i medici “non somministreranno farmaci mortali”, i ministri della Giustizia non dovrebbero affossare la Giustizia, ma curarla e velocizzare il suo corso. Mettiamo che un malvivente abbia commesso una rapina il 30 aprile 2006. Godrà dell’indulto e al processo partirà da un comodo e salvifico meno tre. Mettiamo che egli venga condannato a 3 anni. Quantomeno resterebbe la riprovazione sociale, il risarcimento dei danni e l’interdizione dai pubblici uffici. Con la proposta Mastella nulla di tutto questo. E’ questa Giustizia? E’ Giustizia voler cancellare migliaia di processi e condannare alcuni reati ed altri no? E’ finanche giusto che chi abbia commesso lo stesso reato il 3 maggio rispetto ad uno che ne ha commesso uno il 1° maggio, sia condannato a molto di più rispetto all’altro?
Siamo nel paese in cui il Guardasigilli in tv fa professione di perdonismo, perché “il perdono, per me che sono cattolico, comincia con la Confessione”. Il sottoscritto è un cattolico generalmente definito ortodosso, ma un conto è la sfera della coscienza personale ed un altro è la sfera sociale. Siamo nel paese che all’indomani di scandali finanziari, calcistici e politici si schiera con i traffichini ed in questo è capitanato dal Guardasigilli di turno che regolarmente manda gli ispettori ad indagare sui magistrati non allineati.
Siamo nel paese in cui le intercettazioni vengono limitate, quando non distrutte, e nel paese in cui il programma di una coalizione promette l’abolizione di una Riforma ed invece ne approva 9 punti su 10.
Affidiamoci alla nostra disciplina, intesa come complesso delle norme (e osservanza delle stesse) volte ad assicurare il buon ordine e la regolarità in una comunità. E speriamo di avere in futuro un Guardasigilli e una classe dirigente all’altezza.

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