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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 14 OTTOBRE 2006
Finanziaria, Prodi e il populismo
Tommaso Merlo
 

Dopo cinque anni di governo Berlusconi, le aspettative seguite alla vittoria del centrosinistra, erano moltissime. E dopo un avvio sotto tono, la legge Finanziaria rappresentava l’occasione per comprendere appieno la mission del governo Prodi, la sua idea di paese, la sua forza riformatrice. Ebbene, la via crucis che la Finanziaria sta percorrendo prima ancora di arrivare in Parlamento, solleva parecchi dubbi sul fatto che la classe dirigente di centrosinistra abbia capito la posta in gioco. E cioè, le conseguenze in caso di un secondo fallimento politico. Per comprenderle bisogna fare un passo indietro. Quando, agli inizi degli anni novanta, il successo politico di Forza Italia e l’ascesa di Berlusconi, era stata erroneamente attribuita ad una potente operazione di marketing. Interpretazione smentita anche dalle ultime elezioni politiche dove, dopo un’intera legislatura, Forza Italia si è confermata primo partito. Il fenomeno Berlusconi, alle sue origini, cosi come oggi, si basa su un fortissimo desiderio di modernizzazione. Un desiderio che, unito alla devastante disillusione verso i partiti e la politica in generale, ha alimentato il populismo neoliberale. Esasperati da una politica inconcludente e autoreferenziale, oppressi da uno stato pesante ed inefficiente, disgustati da un declino morale che non risparmia niente e nessuno, molti cittadini, tra una coalizione di politici di professione ed un imprenditore di successo, sono ancora tentati dalla seconda alternativa. In tali periodi di crisi, del galateo istituzionale, del politically correct o perfino della morale non importa niente a nessuno. Conta solo uscire dal pantano, a qualunque costo. In tale scenario, la sfida politica del governo Prodi, è quindi duplice. Da una parte contrastare l’antipolitica di cui si nutre il populismo, e dimostrare che si possa modernizzare il paese nel rispetto delle regole e delle istituzioni. Attraverso, cioè, una politica democratica invece che con gli strappi di un uomo forte. Dall’altra riaffermare certi contenuti, e anteporre ad un neoliberismo basato su un vago abbandono al mercato, un modello di sviluppo armonico e socialmente responsabile. E dimostrare che vi sia un alternativa allo smantellamento della cosa pubblica, una via capace di riforme profonde ma compatibili con le esigenze sociali. Ebbene, la Finanziaria del governo Prodi sembra fallire su entrambi i fronti. Da una parte rimane impantanata nel circolo vizioso delle concessioni e dei compromessi tardivi, mostrando la debolezza tipica di chi è costretto ad accontentare tutti. Dall’altra, sui contenuti, aumenta le tasse, come conferma la Banca d’Italia, senza proporre un chiaro e forte disegno di riforme. Se Prodi e il suo ministro non riusciranno in fretta a prendere le redini politiche della situazione, la Finanziaria potrà logorare oltre misura l’intero governo, e scatenare il fronte del governissimo. Morto anche quello, ci aspetterà una nuova fase populista. Questa volta più lunga e dolorosa.

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