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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 17 OTTOBRE 2006
Criminali e banditi, chi è chi
DANIELA GAUDENZI
 

All’indomani del “pacato richiamo” di Napolitano al pluralismo e alla libertà di informazione, Gad Lerner si augurava, con una dose di ingenuità che gli fa onore, una attenuazione del “clamore scatenato in difesa della ‘roba’”. (“I campioni del Monopolio” Repubblica 14 ottobre 2004).
Come invece era purtroppo scontato le parole cautissime e doverose di Napolitano che si è richiamato al suo predecessore e non è minimamente entrato nel merito della riforma Gentiloni, hanno scatenato una serie di attacchi da parte di numerosi esponenti della CDL alla presidenza della Repubblica ed addirittura “il timore” nel monopolista ora all’opposizione, che dietro lo stile anglosassone dell’attuale Presidente sia in agguato un novello Scalfaro!

Ancora una volta il terrore che i principi a fondamento di uno stato di diritto e di una democrazia liberale possano finalmente trovare una pur blanda applicazione ha scatenato il Mr Hide formato Arcore ed i fidi maggiordomi e scudieri che sono passati alla terminologia riservata alle battaglie campali.
I “diritti” da difendere sono eternamente gli stessi: il diritto alla prevaricazione economica con conseguentemente abbrutimento del mercato ridotto ad un feudo personale; il diritto a violare il pluralismo e la libertà di informazione trattando la Costituzione, la Corte Costituzionale, il parlamento Europeo, la commissione Europea, il capo dello Stato come “dei turisti della democrazia” o dei “kapò” secondo l’estro del momento; il diritto perpetuo all’impunità perché come lo stesso Silvio Berlusconi ha spiegato ai magistrati di Milano nel corso delle indimenticabili “dichiarazioni spontanee” al processo Sme “ci sono cittadini più uguali” degli altri.

I nemici da cui difendersi sono sempre gli stessi: la Costituzione “sovietica” in primis, i magistrati che si ostinano ad applicarla, tutti gli organi di controllo ed i garanti delle regole nazionali ed internazionali, i rari giornalisti indipendenti che si ostinano a fare i cani da guardia della democrazia, i comici fissati con la satira di cui dopo gli editti bulgari e le epurazioni spicciole si sono perse le tracce, chiunque, come nella fattispecie il ministro Gentiloni abbia l’ardire di proporre una legge molto timida ma non palesemente concepita per l’interesse di uno solo.
Anche il metodo e lo stile sono purtroppo noti perché si possono addirittura rintracciare nella campagna scatenata nei lontani anni ’80 contro i pretori che applicavano la legge contro l’appropriazione abusiva dell’ etere da parte delle TV commerciali del Biscione prima che intervenissero “i decreti Berlusconi” dell’amico Bettino, “il peccato originale” su cui si è fondato il futuro monopolio.

Il rispetto della legge e la disciplina della concessione di un bene fondamentale come l’etere fu denunciato (con il valido aiuto degli “spiriti liberi” alla Palombelli, oggi ancora più “libera”, da vice-first-lady, di pontificare dalle TV berlusconiane e affini) come una bieca aggressione alle tv private e alla libertà di informazione.
Oggi un uomo della levatura morale del capo dell’opposizione, prescritto innumerevoli volte per reati gravissimi, assolto perché il fatto non costituisce “più” reato dopo l’approvazione dell’ennesima legge ad personam (depenalizzazione del falso in bilancio), tuttora inquisito per Telecinco, reagisce ad un provvedimento minimale denunciando metodi “banditeschi”. Esattamente come aveva fatto con l’editto bulgaro, quando per epurare Biagi, Santoro e Luttazzi rei di essersi occupati di lui come giornalisti e comici non a libro paga, li aveva accusati di “uso criminoso” della TV e del servizio pubblico.
Adesso pur con gli evidentissimi limiti del provvedimento (il passaggio sul digitale terrestre al 2009 per un rete abusiva dal 1994, la fissazione del tetto pubblicitario al 45%, una quota impensabile in qualsiasi altro paese europeo, ecc) la carovana governativa si è finalmente messa in moto su una priorità assoluta. Ma non è certo il caso di confidare in un esito che pure fuori ogni tempo massimo ci renda un po’ meno stranieri e fenomeni in Europa e nel consesso delle democrazia avanzate. E non tanto per gli anatemi dei Cicchitto, dei Pisanu, dei Formigoni e delle numerose “guardie svizzere di Mediaset” che sfidando il senso del ridicolo definiscono la legge “dirigista e punitiva” e l’intervento del capo dello Stato “una interferenza grave” o, secondo i più moderati “una esagerazione”. Sarebbe molto, troppo divertente, assistere alle minacciate manifestazioni di piazza contro la mostruosa ghigliottina del digitale che tra non prima di tre anni circa, quando cioè il sistema analogico sarà ormai superato, si dovrebbe abbattere impietosa sul collo non proprio cignesco del soldato Emilio.

Quello a cui siamo abituati ma che risulta sempre più avvilente e demotiva ogni giorno di più gli elettori dell’Unione è lo spettacolo di personaggi più o meno tristemente noti, nominati dai partiti del centro sinistra che fanno a gara nell’affossare la riforma del governo. Angelo Piazza della Rosa nel pugno non trova di meglio che dichiarare “tra 1000 priorità la Gasparri non mi sembra il tema più attuale; sono contrario al metodo dell’urgenza”; l’insuperabile De Gregorio dopo essersi accaparrato ignominiosamente la presidenza della commissione Difesa, forte della sua “indipendenza” dalle due coalizioni, va ben oltre: “mi auguro che si possa fermare l’assassinio di una emittente che dà lavoro a migliaia di persone”; sembra quasi un comunicato congiunto con la vice-first-lady. Ma anche il ministro Mastella che voleva almeno rimandare di una settimana per “non inasprire il confronto con l’opposizione” in tema di ordinamento giudiziario, non ha sempre sostenuto che porre mano alla legge sul conflitto di interessi e sulle tv era quanto meno “intempestivo” e non bisognava “mettere le dita negli occhi a Berlusconi”? Ma quanti sono veramente nel centrosinistra a pensarla così e quanto contano “le guardie svizzere di Mediaset” che non sono sicuramente solo nella CDL?

La domanda è solo questa e si può condividere con Gentiloni l’auspicio di poter andare al referendum minacciato dal partito Mediset, perché significherebbe che una legge (minimale e grandemente al di sotto di qualsiasi parametro europeo e statunitense) è passata senza essere ridotta ad una pura barzelletta.

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