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All’indomani del “pacato richiamo” di
Napolitano al pluralismo e alla libertà
di informazione, Gad Lerner si augurava,
con una dose di ingenuità che gli fa
onore, una attenuazione del “clamore
scatenato in difesa della ‘roba’”. (“I
campioni del Monopolio” Repubblica 14
ottobre 2004).
Come invece era purtroppo scontato le
parole cautissime e doverose di
Napolitano che si è richiamato al suo
predecessore e non è minimamente entrato
nel merito della riforma Gentiloni,
hanno scatenato una serie di attacchi da
parte di numerosi esponenti della CDL
alla presidenza della Repubblica ed
addirittura “il timore” nel monopolista
ora all’opposizione, che dietro lo stile
anglosassone dell’attuale Presidente sia
in agguato un novello Scalfaro!
Ancora una volta il terrore che i
principi a fondamento di uno stato di
diritto e di una democrazia liberale
possano finalmente trovare una pur
blanda applicazione ha scatenato il Mr
Hide formato Arcore ed i fidi
maggiordomi e scudieri che sono passati
alla terminologia riservata alle
battaglie campali.
I “diritti” da difendere sono
eternamente gli stessi: il diritto alla
prevaricazione economica con
conseguentemente abbrutimento del
mercato ridotto ad un feudo personale;
il diritto a violare il pluralismo e la
libertà di informazione trattando la
Costituzione, la Corte Costituzionale,
il parlamento Europeo, la commissione
Europea, il capo dello Stato come “dei
turisti della democrazia” o dei “kapò”
secondo l’estro del momento; il diritto
perpetuo all’impunità perché come lo
stesso Silvio Berlusconi ha spiegato ai
magistrati di Milano nel corso delle
indimenticabili “dichiarazioni
spontanee” al processo Sme “ci sono
cittadini più uguali” degli altri.
I nemici da cui difendersi sono sempre
gli stessi: la Costituzione “sovietica”
in primis, i magistrati che si ostinano
ad applicarla, tutti gli organi di
controllo ed i garanti delle regole
nazionali ed internazionali, i rari
giornalisti indipendenti che si ostinano
a fare i cani da guardia della
democrazia, i comici fissati con la
satira di cui dopo gli editti bulgari e
le epurazioni spicciole si sono perse le
tracce, chiunque, come nella fattispecie
il ministro Gentiloni abbia l’ardire di
proporre una legge molto timida ma non
palesemente concepita per l’interesse di
uno solo.
Anche il metodo e lo stile sono
purtroppo noti perché si possono
addirittura rintracciare nella campagna
scatenata nei lontani anni ’80 contro i
pretori che applicavano la legge contro
l’appropriazione abusiva dell’ etere da
parte delle TV commerciali del Biscione
prima che intervenissero “i decreti
Berlusconi” dell’amico Bettino, “il
peccato originale” su cui si è fondato
il futuro monopolio.
Il rispetto della legge e la disciplina
della concessione di un bene
fondamentale come l’etere fu denunciato
(con il valido aiuto degli “spiriti
liberi” alla Palombelli, oggi ancora più
“libera”, da vice-first-lady, di
pontificare dalle TV berlusconiane e
affini) come una bieca aggressione alle
tv private e alla libertà di
informazione.
Oggi un uomo della levatura morale del
capo dell’opposizione, prescritto
innumerevoli volte per reati gravissimi,
assolto perché il fatto non costituisce
“più” reato dopo l’approvazione
dell’ennesima legge ad personam
(depenalizzazione del falso in
bilancio), tuttora inquisito per
Telecinco, reagisce ad un provvedimento
minimale denunciando metodi
“banditeschi”. Esattamente come aveva
fatto con l’editto bulgaro, quando per
epurare Biagi, Santoro e Luttazzi rei di
essersi occupati di lui come giornalisti
e comici non a libro paga, li aveva
accusati di “uso criminoso” della TV e
del servizio pubblico.
Adesso pur con gli evidentissimi limiti
del provvedimento (il passaggio sul
digitale terrestre al 2009 per un rete
abusiva dal 1994, la fissazione del
tetto pubblicitario al 45%, una quota
impensabile in qualsiasi altro paese
europeo, ecc) la carovana governativa si
è finalmente messa in moto su una
priorità assoluta. Ma non è certo il
caso di confidare in un esito che pure
fuori ogni tempo massimo ci renda un po’
meno stranieri e fenomeni in Europa e
nel consesso delle democrazia avanzate.
E non tanto per gli anatemi dei
Cicchitto, dei Pisanu, dei Formigoni e
delle numerose “guardie svizzere di
Mediaset” che sfidando il senso del
ridicolo definiscono la legge “dirigista
e punitiva” e l’intervento del capo
dello Stato “una interferenza grave” o,
secondo i più moderati “una
esagerazione”. Sarebbe molto, troppo
divertente, assistere alle minacciate
manifestazioni di piazza contro la
mostruosa ghigliottina del digitale che
tra non prima di tre anni circa, quando
cioè il sistema analogico sarà ormai
superato, si dovrebbe abbattere
impietosa sul collo non proprio cignesco
del soldato Emilio.
Quello a cui siamo abituati ma che
risulta sempre più avvilente e demotiva
ogni giorno di più gli elettori
dell’Unione è lo spettacolo di
personaggi più o meno tristemente noti,
nominati dai partiti del centro sinistra
che fanno a gara nell’affossare la
riforma del governo. Angelo Piazza della
Rosa nel pugno non trova di meglio che
dichiarare “tra 1000 priorità la
Gasparri non mi sembra il tema più
attuale; sono contrario al metodo
dell’urgenza”; l’insuperabile De
Gregorio dopo essersi accaparrato
ignominiosamente la presidenza della
commissione Difesa, forte della sua
“indipendenza” dalle due coalizioni, va
ben oltre: “mi auguro che si possa
fermare l’assassinio di una emittente
che dà lavoro a migliaia di persone”;
sembra quasi un comunicato congiunto con
la vice-first-lady. Ma anche il ministro
Mastella che voleva almeno rimandare di
una settimana per “non inasprire il
confronto con l’opposizione” in tema di
ordinamento giudiziario, non ha sempre
sostenuto che porre mano alla legge sul
conflitto di interessi e sulle tv era
quanto meno “intempestivo” e non
bisognava “mettere le dita negli occhi a
Berlusconi”? Ma quanti sono veramente
nel centrosinistra a pensarla così e
quanto contano “le guardie svizzere di
Mediaset” che non sono sicuramente solo
nella CDL?
La domanda è solo questa e si può
condividere con Gentiloni l’auspicio di
poter andare al referendum minacciato
dal partito Mediset, perché
significherebbe che una legge (minimale
e grandemente al di sotto di qualsiasi
parametro europeo e statunitense) è
passata senza essere ridotta ad una pura
barzelletta.
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