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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 19 OTTOBRE 2006
La strada giusta
Stefano Santachiara
 

“Se per caso facessimo rete Gentiloni, non so se ci sarebbe Porta a Porta, ma comunque non la faremo”. Responsabile dell’atto di lesa maestà, dopo anni di genuflessioni di politici e pseudogiornalisti nella cosiddetta Terza Camera del Parlamento, è il Ministro delle Telecomunicazioni Gentiloni. I simboli, si sa, sono importanti. Segnano dei precedenti pericolosi per la Casta che detiene senza soluzione di continuità il potere politico e mediatico in un Paese al 57esimo posto nelle classifiche internazionali sulla libertà d’informazione e col numero record di pregiudicati e imputati in Parlamento. Così come il disegno di legge Gentiloni, nonostante non recepisca le sentenze della Corte Costituzionale che impongono da tredici anni di ridurre da 3 a 2 le reti Mediaset, intervenga solo limitatamente sui tetti pubblicitari e rimandi al 2009 il trasferimento di Rete 4 e di una rete Rai sul digitale, è un segnale positivo. Tutto il contrario dell’infinita discussione sul conflitto d’interessi, dove per evitare l’applicazione della legge Scelba sull’ineleggibilità per i titolari di pubbliche concessioni o l’incandidabilità
per chi non vende le proprie televisioni, si è inscenato un apposito dibattito per arrivare a soluzioni assolutamente ininfluenti: a parte il fatto che l’incompatibilità governativa consentirebbe al Berlusconi capo dell’opposizione di utilizzare la potenza di fuoco delle tv prossima campagna elettorale compresa, le soluzioni del blind trust o della sterilizzazione dei voti nel cda dell’azienda ovviamente non contano nulla nel caso di Mediaset, i cui giornalisti saprebbero durante la gestione fiduciaria chi è di fatto e tornerà presto ad essere anche formalmente il padrone. Invece sul versante anti-trust l’eliminazione dello scandaloso Sic, l'introduzione del pur altissimo tetto del
45% per la raccolta pubblicitaria, l’aver fissato entro 90 giorni l'obbligo di presentazione di un piano di trasferimento sul digitale, da attuare entro 15 mesi dall’approvazione della legge, e la vendita da parte dello Stato delle frequenze analogiche liberate, anche se non garantirà lo spazio vitale per la nascita di un terzo polo televisivo, segna una piccola sconfitta - la prima in vent'anni - per il magnate Berlusconi. Una cosa inimmaginabile per chi ha sempre vissuto in simbiosi con la politica sin dai tempi di Craxi e anche nei governi di centrosinistra precedenti, che hanno ignorato totalmente il conflitto d'interessi e le più elementari norme anti-trust, ha potuto realizzare una continua crescita di Mediaset, definita da D'Alema "patrimonio del Paese".
Dopotutto come vuoi considerare Berlusconi Silvio, imprenditore dai primi miliardi di provenienza ignota, pluriprescritto per corruzione e finanziamento illecito, evasore fiscale conclamato, la cui azienda pagava tangenti alla Guardia di Finanza, col braccio destro condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e tentata estorsione e quello sinistro già pregiudicato per corruzione? Stavolta invece il governo, che in materia di Giustizia e Informazione si sta comportando esattamente come i precedenti non mantenendo nessuna delle promesse elettorali, grazie al disegno di legge sul riordino del mercato radiotelevisivo potrebbe arrecare danno all'uomo politico più ricco del mondo, in grado di controllare direttamente o indirettamente i gangli vitali del Paese grazie all'innaturale e finora sempre crescente potere mediatico, politico e finanziario. E difatti si nota, dopo il rifiuto di Gentiloni ad apportare modifiche al testo varato in Consiglio dei Ministri, che
al di là dei lacrimamenti d'ordinanza cresce la preoccupazione di Giuliano Ferrara alla ricerca disperata dei tanti inciucisti in Parlamento, chiamati a raccolta da continui messaggi semiclandestini(sul Foglio). Non tanto per il lontano trasferimento di Rete4 o per la perdita di un 6,7% di pubblicità, ma perchè in un’Italietta “caimanizzata” sempre più eticamente analfabeta, una piccola inversione di rotta è simbolo, un precedente pericoloso. Da parte di un Ministro che a differenza di tanti finti avversari di Berlusconi ha il coraggio, ma dovrebbe essere la normalità, di dire ciò che pensa la maggioranza degli italiani. In un paese normale, Porta a Porta non ci sarebbe.

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