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Come
diceva la giornalista russa uccisa per
le sue inchieste sulla Cecenia Anna
Politkovskaja, “io non lotto per nessuna
causa, sono solo una giornalista. E il
compito del giornalista è informare”.
L’informazione ha un potere esplosivo,
ed è per questo che il potere spesso
tenta di sottometterla. Se il popolo
italiano fosse stato adeguatamente
informato sull’esito devastante del
processo Andreotti quando il
centrodestra lo candidava a Presidente
del Senato, sarebbe sceso in piazza
(eccesso di fiducia nella reattività del
popolo italico?). Oppure, in seguito ad
una notizia, si possono fare cattivi
pensieri: come quelli suscitati dalle
notizie che giungono dall’estero. Non
quelle che ci arrivano da dittature
liberticide e nefaste comuniste o
teocratiche dell’America latina,
dell’Asia Minore o dell’Asia orientale,
ma una notiziola proveniente dalla
Svezia. Il ministro della cultura
Cecilia Stego Chilo si è dimessa perché
non pagava il canone tv da 16 anni. Due
giorni prima si era dimesso il ministro
del commercio Maria Borelius perché non
aveva pagato tutti i contributi alla
tata del figlio. Come quando si leggono
Le Storie di Tucidide e Pericle traccia
le caratteristiche della democrazia
ateniese, si pensa inevitabilmente alla
nostra democrazia malata o quando si
legge Tomasi di Lampedusa si pensa che
egli sia stato il miglior filosofo
politico italiano, quando ho letto che
l’opinione pubblica svedese non aveva
tollerato questi due scandali (che da
noi neanche sarebbero tali, ma una
prassi) ho pensato a Giuliano Ferrara e
ai suoi insegnamenti: “Sul piano
pubblico il rispetto della moralità è
semplice moralismo” oppure: “Solo il
corpo elettorale e non i giudici può
condannare e assolvere coloro che dalla
sovranità popolare derivano direttamente
il proprio potere”. O a Mastella (“la
politica è fatta di convinzioni e
convenienze. Ma la convenienza dev’essere
anche mia”), per il quale potremmo
citare un archivio intero di richieste
di assunzione dei tarallucci e vino come
stile di vita. Si capisce, in Italia
nessuno va a guardare se un ministro
paga il canone della tv quando l’ex
Presidente del Consiglio ha tre processi
pendenti per corruzione e appropriazione
indebita ed alle spalle sei prescrizioni
ed una condanna. Oppure quando uno che è
stato 7 volte premier ha “concretamente”
commesso il reato per associazione a
delinquere con Cosa Nostra. Quando un
parlamentare ancora in carica è stato
condannato a 6 anni per corruzione di
alcuni magistrati ed un altro a 9 anni
per concorso esterno in associazione
mafiosa ed è stato dichiarato pienamente
al servizio di Cosa Nostra. Quando il
viceministro dell’Economia attuale è
stato condannato definitivamente nel
2001 per abusivismo edilizio, per via di
alcuni ampliamenti illeciti nella sua
casa a Pantelleria, a 10 giorni di
arresto e 20 milioni di ammenda. Quando
il viceministro dei Trasporti Cesare De
Piccoli è stato prescritto per aver
ricevuto dalla Fiat alcune centinaia di
milioni su tre conti in Svizzera. Erano
tangenti “finalizzate alla campagna
elettorale della corrente politica
veneta facente capo all'onorevole
Massimo D'Alema”.
Un politico italiano che viola le leggi
viene protetto da tutto il Parlamento e
l’opinione pubblica, se non tace, fa da
appendice all’oligarchia politica; un
politico svedese che viola le leggi, o
semplicemente non dà il buon esempio,
viene invitato dall’opinione pubblica a
starsene a casa. Le dimissioni e l’etica
pubblica in Italia non esistono più.
Kant nel saggio “Per la pace perpetua”
scriveva: “non può esistere dunque alcun
conflitto tra la politica in quanto
dottrina pratica del diritto e la morale
in quanto anch’essa dottrina del
diritto, ma teorica (…) La politica
dice: siate prudenti come serpenti; la
morale aggiunge (come condizione
limitativa): e candidi come colombe (…)
“l’onestà è meglio di ogni politica” è
infinitamente al di sopra di ogni
obiezione, ed è anzi l’insostituibile
condizione della politica”. Moralista
ante litteram?
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