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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 21 OTTOBRE 2006
Se cade Prodi
Tommaso Merlo
 

Qual è la posta in gioco in caso di caduta del governo Prodi? Di certo, illudersi che il fallimento di Prodi possa ridursi ad un normale avvicendamento politico, o possa risolversi in qualche manovra di palazzo, è illusorio. Il problema è molto più serio. Per capirlo bisogna tornare a quando Berlusconi è sceso in campo introducendo un diverso modo di fare ed intendere la politica: il populismo. Il populismo si basa su un leader carismatico, un partito compatto e disciplinato e un dialogo diretto con gli elettori. Le regole democratiche e le istituzioni sono spesso vissute come un fastidioso fardello rispetto ai progetti insindacabili del leader. Si tratta, quindi, di un modello verticale e aristocratico dove le decisioni vengono prese al vertice, e gli esponenti politici rispettano il preciso quadro gerarchico dei ruoli, in piena linea con la cultura politica di destra. Il pregio principale del populismo è un maggiore capacità nel fare le cose perché le decisioni non devono passare attraverso troppi filtri, e la volontà dei capi non viene messa continuamente in discussione. Il difetto principale, invece, è che se il capo non è un grande leader politico o se ha troppi scheletri negli armadi, come nel caso di Berlusconi, allora le leggi e le istituzioni vengono umiliate, e gli errori di pochi ricadono sulla testa di tutti. Dall’altra parte, nel centrosinistra, vige il modello partitocratrico classico. Una coalizione composta da tanti solisti, partiti e uomini politici, ognuno dei quali rappresentante di identità ed interessi particolari. Una coalizione variegata in cui domina il dialogo come anima del processo democratico. Un sistema orizzontale, che privilegia la collegialità a tutti i costi. I vantaggi di tale modello sono la democraticità, almeno formale, del processo decisionale. E che, in teoria, le decisioni sono frutto di riflessioni approfondite. Il galateo istituzionale è poi rispettato, e i cardini della repubblica al sicuro da terremoti improvvisi. I difetti sono, invece, l’inconcludenza e la litigiosità. Spesso l’azione politica si perde in un fiume di parole, e in scontri egoistici. I leader sono costretti a continui compromessi cosi che l’azione politica risulta timida e confusa, e gli stessi leader deboli perché sempre messi in discussione. Si tratta di due modelli contrapposti. Ora, per capire cosa succederà dopo Prodi, basta capire le ragioni che rendono il populismo berlusconiano, nonostante tutto, ancora cosi forte, come hanno dimostrato le ultime elezioni politiche. Il populismo è emerso a causa della disillusione verso la politica, per l’esasperazione verso la litigiosità e l’inconcludenza dei partiti, e per il crollo di identità politiche radicate. Esasperazione, unita a una società sempre più indipendente e dinamica, ha fatto emergere l’esigenza di una politica che parli di meno, e faccia di più. Una politica pragmatica e capace di risolvere quei problemi che persistono da decenni. Una politica libera dai lacci burocratici ed ideologici, e che riesca ad incidere sulla realtà possibilmente senza limitare la libertà personali, o mettere troppo le mani in tasca ai contribuenti. Cosa che il neo populismo berlusconiano ha dimostrato di saper fare, o almeno di voler fare, meglio rispetto al modello partitocratrico del centrosinistra. In tale contesto, se Prodi cade, nessuno riuscirà a contrastare il ritorno del Cavaliere, o di chi per lui. I tecnocrati di centrosinistra potranno forse ritardare la loro agonia con qualche manovra di Palazzo, ma subito dopo inizierà un lungo silenzio. La coalizione di centrosinistra potrà tornare solo quando dalle ceneri delle logiche partitocratriche, dal tramonto definitivo delle rimembranze ideologiche, e dal totale ricambio della classe dirigente, riemergerà un modo di fare politica all’altezza dei tempi moderni. In un era in cui i contenuti politici confluiscono inesorabilmente verso posizioni moderate, la sfida si gioca sul piano gestionale. La strada del futuro centrosinistra passa tra il marasma partitocratrico attuale, e la brutale superficialità del populismo.

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