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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 24 OTTOBRE 2006
L'insostenibile debolezza della politica
Daniela Gaudenzi

Politica “debole” o politici indifendibili? C’è l’imbarazzo nella scelta di esempi di mala politica a livello locale, nazionale, internazionale, tanto che non si sa da dove cominciare.
Forse dall’ “amico Vladimir”, vittima naturalmente secondo l’amico Silvio della solita disinformazione, che nell’arco di pochi giorni esprime ammirazione ed invidia per il collega israeliano inquisito per una decina di molestie e violenze sessuali e a seguire, imbarazzato per la violazione sistematica dei più elementari diritti nel suo paese, risponde che la mafia l’abbiamo inventata noi. Peccato che non l’abbia ricordato al suo ospite, al tempo anche capo del governo italiano, magari in presenza di Marcello Dell’Utri, nel corso di uno dei suoi principeschi soggiorni a villa La Certosa con figlie al seguito.

Forse dall’ex premier Aznar che contrariato da una domanda sgradita infila con disappunto la penna nella scollatura dell’impertinente interlocutrice.
Ma dai casi più pittoreschi, almeno per la ribalta internazionale, si può scendere all’ordinaria quotidianità di casa nostra. Molto scalpore ha naturalmente suscitato l’esame “tossicologico” politicamente scorretto della Iene ai nostri parlamentari, per un terzo almeno “stupefatti”.
Ma più grande stupefazione e costernazione dovrebbe aver suscitato in elettori di media avvedutezza l’esito del test di “cultura generale” o “moderna” sempre in ambito politico-parlamentare. Dopo le rovinose cadute su scoperta dell’America e rivoluzione francese dello scorso anno, i nuovi eletti si sono prodotti in risposte che sembrano uscite dall’indimenticabile sketch di Water Chiari e Carlo Campanini “Il Sarchiapone”.

“Mandela…un presidente… che è un po’… sudamericano, del Brasile” (Francesco Paolo Lucchese, UDC); “La Consob, la Consob….mi dica lei cosa è la Consob… è la commissione che controlla….” (Elisabetta Gardini, portavoce di FI); “Darfour: è una moda non italiana… Darfour… sono cose fatte in fretta” (Giuseppe Fini, FI). Certo è facile obiettare che non spere chi è Nelson Mandela o cosa è la Consob o il Darfour non è proprio come elogiare uno stupratore, ma è sempre un insulto ed una umiliazione nei confronti dei propri elettori, anche nell’ipotesi, da dimostrare, che essi non siano migliori degli eletti, e soprattutto delle istituzioni che rappresentano e dei cittadini nella loro totalità.

Un rappresentate delle istituzioni al massimo livello, l’attuale ministro della giustizia, nonché sindaco di Ceppaloni, Clemente Mastella, in una recente partecipazione a Matrix dopo aver definito La pupa e il secchione una trasmissione “cult” ha dichiarato testualmente “ebbene sì, mi sono esaltato perché in quel programma così seguito da tanti giovani, hanno riconosciuto me e non Giuseppe Verdi”. Poi dopo essersi autocompiaciuto per aver querelato Giorgio Bocca, che ha scritto di alcuni finanziamenti per le nozze “istituzionali” del figlio a Ceppaloni, ha voluto chiarire ulteriormente anche il rapporto tra politica ed informazione “Con i miei voti devo concorrere a sostenere uno come Santoro che ha in redazione un giornalista che parla contro di me e che ha fatto anche un libro molto voluminoso in cui comunque non ci sono…..ma non voglio fargli pubblicità…”.

Un personaggio come questo, “arrivato per caso”, secondo la sua puntuale definizione, a capo di uno dei ministeri più rilevanti e più delicati, che si lamenta di dover mantenere in vita “trasmissioni di sinistra dove non mi invitano, mentre mi invitano sempre da Vespa o a Mediaset”, non è un oltraggio all’intelligenza e alla sensibilità dei poveri elettori del centro sinistra?
Non a caso AnnoZero, ed i giornalisti con cui se la prende Mastella, Miche Santoro e Marco Travaglio sono insieme alla redazione di Report i più bersagliati dai politici di ogni schieramento.
Basta vedere le reazioni dei Totò Cuffaro, la cui regione spende per stipendi e consulenze corrisposte cifre da manovra finanziaria, dei Bassolino, delle Jervolino, dei Loiero i quali denunciano i servizi giornalistici che non si riducono a spot promozionali, come favori resi a mafia, camorra ed ‘ndrangheta e pretenderebbero puntate “riparatrici” condotte possibilmente da una “equivicina” a chiunque come Anna la Rosa.

 

Nel corso dell’ultima puntata di AnnoZero dedicata alla Calabria ad un anno dall’omicidio Fortugno, ed aggredita dalla politica più delle precedenti, Franco Minniti, diessino, calabrese, sottosegretario agli interni, dopo aver usato quasi tutto il suo tempo a difendere un amministratore e compagno di partito accusato di concussione, arrestato e poi rimesso in libertà dal tribunale del riesame, ha detto che la politica è debole e la mafia è forte. Ma cosa vuol dire politica debole? Se vuole dire ignorante, arrogante, connivente, allora si può concordare.

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Daniela Guadenzi

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