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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 27 OTTOBRE 2006
Morire bene
Sara Dellabella

Cosa vuol dire morire con dignità?
“Ha ragione Welby: è la vita che deve essere dignitosa. La morte deve essere opportuna, nel senso dell’approdo, dell’arrivo nel porto alla fine di un viaggio. Non è dignitosa una vita divenuta insopportabile. Non è opportuna una morte protratta artificialmente contro la nostra volontà”. Queste sono le parole di Marco Cappato esponente del Partito radicale italiano e presidente dell’Associazione Luca Coscioni, che ha risposto ad un’intervista sull’eutanasia, oggi che dopo le prime pagine di qualche settimana fa, l’appello di Welby sembra essere stato archiviato.
L’eutanasia, la “morte buona” che fa tanto paura ai nostri parlamenti, tanto da far tremare aule e contorcere devoti cristiani benpensanti degli scranni parlamentari. Ma chi non ha avuto un’esperienza, seppur indiretta, di un amico o familiare immobilizzato a vivere una vita che di umano e vivo residuava ben poco. Persone incollate a macchinari in qualche stanza d’ospedale dove non si contano più giorni e stagioni. Persone in coma da anni, con la flebile e viva speranza di un miracolo che tarda a compiersi. E’ la libertà di credere costituzionalmente garantita dall’art. 7 della carta fondamentale. Ma l’eutanasia non è la negazione di una vita, tantomeno della libertà religiosa, negazione di un CREDO o “Padre Nostro”, è la possibilità sacrosanta per un cittadino, individuo umano di sottrarsi alla sofferenza di uno stato di insopportabile costrizione medica che non giova al miglioramento, ma ad una permanenza dell’essere oggetto. Un mero corpo che si mantiene in funzione quando manca ormai ogni scintilla viva che rende l’uomo, quell’essere meno classificabile e misterioso della Terra. Qualcuno diceva che “quando si smette di sperare si comincia un po’ a morire”, ma l’eutanasia arriverebbe a regolare (e non imporre) la morte per chi la sceglie come soluzione a delle situazioni che oramai hanno un unico epilogo. L’eutanasia potrebbe essere per molti la speranza di non diventare un oggetto a causa di una malattia che non si può curare con l’attesa di una morte rapida.

 

In Italia c’è una legge che disciplina la morte. Non la nostra, ma quella dei nostri figli. L’aborto consente di impedire che una vita nuova venga al mondo, ma non dice che tutte le donne devono abortire sempre e comunque alla presenza di determinate circostanze. L’eutanasia, non imporrà la morte a tutti i malati gravi, ma lascerà coloro che si trovano in condizioni critiche di lasciar andare la barca… una morte buona per liberarsi dal male. Chi si oppone a una tale possibilità, dovrebbe farsi un giro in ospedale e vedere quanta sofferenza viene agli occhi, quanti sguardi chiedono pietà e aiuto.
Aiutare significa non solo medicine da business farmaceutici, ma anche una legislazione adulta e sganciata da Sancta Romana Ecclesiae.
Parlamento: libera nos a malo…

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