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Ci
risiamo, un altro scandalo riempie le
pagine dei giornali, e i cittadini di
vergogna. O almeno quelli che hanno
ancora la forza di indignarsi. Questa
volta si tratta di spioni tributari,
stessa famiglia di quelli telefonici, ma
più specializzati. Spioni attivi nel
commercio di informazioni private da
piazzare nell'arena politica. Del resto,
nella democrazia dei media, infangare
l'avversario muove più voti che proporre
idee e progetti. Perché l'infangata sta
nei tempi televisivi, è di facile
comprensione e sicuro impatto.
L'apripista, o forse il discepolo
inesperto, di questa scuola di pensiero,
è Francesco Storace. L'ex Governatore
del Lazio, infatti, venne sorpreso a
ficcare il naso nella vita privata dei
suoi rivali politici. Nel bel mezzo
delle elezioni regionali, quando Storace
si contendeva la poltrona di governatore
con Marrazzo e la Mussolini. Era solo il
2005, e Storace, coadiuvato da una rete
di collaboratori, "istigava" spionaggio
politico e tentò di boicottare
Alternativa sociale, la lista lanciata
dalla nipote del Duce. Del resto in
politica, oggi, al cuore si comanda
eccome. E poi è stata la Mussolini a
tradire per prima abbandonando Fini
folgorato sulla via d'Israele. Quando
Fini etichettò il fascismo come "male
assoluto", Storace alzò la voce ma
rientrò nelle righe, mentre la tremenda
nipotina fece le valige collocandosi
alla destra di Storace. Una posizione
troppo scomoda per l'ex Governatore che
sapeva che ci si giocava tutto
all'ultimo voto. L'intraprendenza del
gruppo Storace non riuscì comunque ad
evitare la sconfitta. Nell'aprile del
2005 la Regione Lazio passa ad un
amministrazione di centrosinistra. Una
sconfitta pesante perché siamo nella
regione della capitale, e poi oggi le
regioni contano. Eppure, stranamente, la
performance di Storace non deve essere
dispiaciuta ai vertici del centrodestra
che in poche settimane lo nominano
Ministro della Salute. Un'incredibile
avanzamento di carriera per un
ex-giornalista con la passione per la
politica. Un ministero importante,
chissà, forse affidato come premio a chi
si era comunque battuto con lealtà ed
onore per difendere i valori della sua
coalizione?
Forse, e la cosa sarebbe anche finita
nel dimenticatoio, se non fosse che oggi
si scopre un buco di 10 miliardi di Euro
nella sanità laziale. Proprio nella
sanità, proprio in quel ramo dello stato
sociale nazionale che Storace fu
chiamato a dirigere. E si tracolla.
Marrazzo per l'entità di un crac
devastante che richederà l'intervento
del governo nazionale. I cittadini per
quella strana meritocrazia che vige
nella politica. Cosa conta veramente per
questa politica? Forse la competenza,
l'inattaccabilità morale, la fermezza
ideale nei valori e nella propria
missione, la progettualità lungimirante.
Oppure la spregiudicatezza,
l'abnegazione al mero successo
elettorale del proprio partito, il
coraggio di spingersi oltre i limiti,
l'abbandono alla meschina lotta per il
potere, per una poltrona. Ed è questo
triste dubbio che scaturisce dalla
vicenda Storace. E' questo che si
chiedono i cittadini onesti. Sull'onda
devastante degli infiniti scandali. Il
cittadino si chiede il senso della
propria onestà. Il senso di questa
politica.
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