|
Ritornano
in mente in questi giorni, a chi sia
riuscito ad informarsi nonostante le
distrazioni e le amnesie di TV e buona
parte della carta stampata, “le due
Italie” a cui si è riferito in più
occasioni, suscitando non poche
polemiche data la crudezza della
definizione, Antonio Tabucchi: l’Italia,
forse minoritaria, dei cittadini che si
riconosce in primo luogo nei valori
democratici, e “l’Italia di merda”.
Un elenco di rappresentanti della prima,
come è emerso chiaramente dalle carte
ritrovate nell’archivio di Pio Pompa e
databili all’estate del 2001,
considerati “nemici” di Berlusconi,
veniva schedato al fine di essere più
facilmente “disarticolato”,
“neutralizzato”, “ridimensionato” da
alacri appartenenti alla seconda.
Naturalmente in prima fila come oggetto
di massimo “interessamento” ci sono i
magistrati più esposti, quelli di Milano
e di Palermo che mentre subivano i
linciaggi mediatici, le ispezioni, i
tentativi di intimidazione, le denunce
di sedicenti “amici della giustizia” e
cioè degli amici di Cesare Previti, per
citare un nome a caso, venivano anche
schedati e monitorati da servizi deviati
coadiuvati da qualche agente “esterno”
come l’impareggiabile Betulla.
Alla scoperta di questa lista di
“nemici” del governo Berlusconi,
nell’archivio del Sismi da ben 5 anni,
una notizia abbastanza destabilizzante
anche per un paese come l’Italia, i
giornali, con qualche eccezione, hanno
faticato a dedicare la prima pagina e
nella migliore ipotesi è stata relegata
in un sottotitolo. Certo bisogna tener
conto che negli stesi giorni è emerso lo
spionaggio fiscale reiterato nei
confronti di Romano Prodi, oltre ad una
serie di episodi che coinvolgono molti
altri personaggi, ma non si vede come e
perché questo ultimo scandalo di natura
fiscale con finalità ovviamente
politiche debba offuscare la scoperta di
un dossier del Sismi che si proponeva
apertamente l’annientamento di “nemici”
di Berlusconi con “azioni traumatiche”.
Non è
nemmeno facile capire perché i giornali,
sorvoliamo a prescindere sulla TV, non
abbiano riportato una notizia ripresa
dalle agenzie e diffusa con diversi
comunicati: la perquisizione ed il
sequestro avvenuto venerdì 27 ottobre a
Firenze nelle abitazioni di due
redattori del periodico
democrazialegalità.it dei computer e di
materiale cartaceo su mandato della
procura di Reggio Calabria. La
divulgazione di atti d’ufficio in
concorso con “pubblico ufficiale”
contestata si sarebbe concretizzata con
la pubblicazione sul sito della
relazione amministrativa della Usl di
Locri effettuata a seguito dell’omicidio
Fortugno, medico in quella Asl, da cui
emerge un quadro di capillare
infiltrazione mafiosa dai livelli
dirigenziali ai gradi più bassi,
clientelismo, malversazione, malasanità,
dissipazione di beni pubblici,
mortificazione quotidiana dei diritti
dei cittadini.
La Asl è stata in seguito commissariata
e la relazione già pubblicata più di sei
mesi fa da una testata locale, come
ricorda puntualmente Marco Travaglio,
unico a romper il muro di silenzio
sull’episodio che ha definito “un
pessimo segnale di attacco alla libertà
di informazione, fra i tanti che ogni
giorno arrivano da ogni parte di Italia
(l’Unità del 28 ottobre), è ormai un
atto pubblico, in quanto reperibile su
internet, ripreso parzialmente su molti
giornali e ampiamente citato alla
puntata di Anno Zero dedicata alla
Calabria.
Tutto questo, dalla divulgazione della
relazione in grado di aprire gli occhi
in modo permanente e definitivo sulla
‘ndrangheta e sul suo rapporto
simbiotico con la politica,
all’episodio, non isolato, e non
perfettamente comprensibile nelle
finalità, sicuramente non incoraggiante
per la libertà di informazione, sembra
interessare molto poco “gli operatori
dell’informazione”.
Ben altra attenzione e solerzia è stata
riservata da TV e giornali ad un
episodio di tutt’altra natura, da
“boudoir” e da casa di cura psichiatrica
ad un tempo, un caso di isteria che ha
avuto come protagonista una
rappresentante “autorevole” del partito
“dell’amore”. La stessa Elisabetta
Gardini, pizzicata dalle Iene sulla
Consob, che invece di stare a casa a
studiare come farebbe almeno per un po’
qualsiasi studente somaro, si aggira per
i bagni parlamentari inveendo contro i
commessi colpevoli di non vigilare
sufficientemente sulla sua femminilità,
“stuprata” dalla presenza nello stesso
bagno del mite Vladimir Luxuria, che si
sente (e come si fa a dargli torto?) più
femmina di lei.
Allo “sfogo” imbarazzante ed indecente,
quando la parlamentare ignorante ha il
pessimo gusto di accostare la sua
“esperienza” a quella di donne che hanno
provato l’umiliazione psicologica e la
violenza fisica dello stupro, tutti i
giornali hanno dedicato prime pagine,
titoli di richiamo e commenti
autorevoli: gli elementi “piccanti”,
deteriori e tragicomici in effetti
c’erano tutti.
Forse però dato lo stato delle cose, il
livello toccato dalla politica e la
beata insipienza dell’informazione,
sarebbe corretto rivedere anche i
cosiddetti “criteri di notiziabilità” (i
parametri secondo i quali un fatto
assurge alla dignità di “notizia”) che
si continuano ad insegnare nelle scuole
di giornalismo, perché gli aspiranti
giornalisti non pensino ingenuamente che
qualcosa che ha che fare con la libertà
di informazione o con la lotta alla
mafia sia più importante di una lite da
bagno tra parlamentari.
COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di
centomovimenti.com
|