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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 31 OTTOBRE 2006
C'è notizia e notizia
Daniela Gaudenzi

Ritornano in mente in questi giorni, a chi sia riuscito ad informarsi nonostante le distrazioni e le amnesie di TV e buona parte della carta stampata, “le due Italie” a cui si è riferito in più occasioni, suscitando non poche polemiche data la crudezza della definizione, Antonio Tabucchi: l’Italia, forse minoritaria, dei cittadini che si riconosce in primo luogo nei valori democratici, e “l’Italia di merda”.
Un elenco di rappresentanti della prima, come è emerso chiaramente dalle carte ritrovate nell’archivio di Pio Pompa e databili all’estate del 2001, considerati “nemici” di Berlusconi, veniva schedato al fine di essere più facilmente “disarticolato”, “neutralizzato”, “ridimensionato” da alacri appartenenti alla seconda.
Naturalmente in prima fila come oggetto di massimo “interessamento” ci sono i magistrati più esposti, quelli di Milano e di Palermo che mentre subivano i linciaggi mediatici, le ispezioni, i tentativi di intimidazione, le denunce di sedicenti “amici della giustizia” e cioè degli amici di Cesare Previti, per citare un nome a caso, venivano anche schedati e monitorati da servizi deviati coadiuvati da qualche agente “esterno” come l’impareggiabile Betulla.
Alla scoperta di questa lista di “nemici” del governo Berlusconi, nell’archivio del Sismi da ben 5 anni, una notizia abbastanza destabilizzante anche per un paese come l’Italia, i giornali, con qualche eccezione, hanno faticato a dedicare la prima pagina e nella migliore ipotesi è stata relegata in un sottotitolo. Certo bisogna tener conto che negli stesi giorni è emerso lo spionaggio fiscale reiterato nei confronti di Romano Prodi, oltre ad una serie di episodi che coinvolgono molti altri personaggi, ma non si vede come e perché questo ultimo scandalo di natura fiscale con finalità ovviamente politiche debba offuscare la scoperta di un dossier del Sismi che si proponeva apertamente l’annientamento di “nemici” di Berlusconi con “azioni traumatiche”.

 

Non è nemmeno facile capire perché i giornali, sorvoliamo a prescindere sulla TV, non abbiano riportato una notizia ripresa dalle agenzie e diffusa con diversi comunicati: la perquisizione ed il sequestro avvenuto venerdì 27 ottobre a Firenze nelle abitazioni di due redattori del periodico democrazialegalità.it dei computer e di materiale cartaceo su mandato della procura di Reggio Calabria. La divulgazione di atti d’ufficio in concorso con “pubblico ufficiale” contestata si sarebbe concretizzata con la pubblicazione sul sito della relazione amministrativa della Usl di Locri effettuata a seguito dell’omicidio Fortugno, medico in quella Asl, da cui emerge un quadro di capillare infiltrazione mafiosa dai livelli dirigenziali ai gradi più bassi, clientelismo, malversazione, malasanità, dissipazione di beni pubblici, mortificazione quotidiana dei diritti dei cittadini.
La Asl è stata in seguito commissariata e la relazione già pubblicata più di sei mesi fa da una testata locale, come ricorda puntualmente Marco Travaglio, unico a romper il muro di silenzio sull’episodio che ha definito “un pessimo segnale di attacco alla libertà di informazione, fra i tanti che ogni giorno arrivano da ogni parte di Italia (l’Unità del 28 ottobre), è ormai un atto pubblico, in quanto reperibile su internet, ripreso parzialmente su molti giornali e ampiamente citato alla puntata di Anno Zero dedicata alla Calabria.
Tutto questo, dalla divulgazione della relazione in grado di aprire gli occhi in modo permanente e definitivo sulla ‘ndrangheta e sul suo rapporto simbiotico con la politica, all’episodio, non isolato, e non perfettamente comprensibile nelle finalità, sicuramente non incoraggiante per la libertà di informazione, sembra interessare molto poco “gli operatori dell’informazione”.
Ben altra attenzione e solerzia è stata riservata da TV e giornali ad un episodio di tutt’altra natura, da “boudoir” e da casa di cura psichiatrica ad un tempo, un caso di isteria che ha avuto come protagonista una rappresentante “autorevole” del partito “dell’amore”. La stessa Elisabetta Gardini, pizzicata dalle Iene sulla Consob, che invece di stare a casa a studiare come farebbe almeno per un po’ qualsiasi studente somaro, si aggira per i bagni parlamentari inveendo contro i commessi colpevoli di non vigilare sufficientemente sulla sua femminilità, “stuprata” dalla presenza nello stesso bagno del mite Vladimir Luxuria, che si sente (e come si fa a dargli torto?) più femmina di lei.
Allo “sfogo” imbarazzante ed indecente, quando la parlamentare ignorante ha il pessimo gusto di accostare la sua “esperienza” a quella di donne che hanno provato l’umiliazione psicologica e la violenza fisica dello stupro, tutti i giornali hanno dedicato prime pagine, titoli di richiamo e commenti autorevoli: gli elementi “piccanti”, deteriori e tragicomici in effetti c’erano tutti.
Forse però dato lo stato delle cose, il livello toccato dalla politica e la beata insipienza dell’informazione, sarebbe corretto rivedere anche i cosiddetti “criteri di notiziabilità” (i parametri secondo i quali un fatto assurge alla dignità di “notizia”) che si continuano ad insegnare nelle scuole di giornalismo, perché gli aspiranti giornalisti non pensino ingenuamente che qualcosa che ha che fare con la libertà di informazione o con la lotta alla mafia sia più importante di una lite da bagno tra parlamentari.

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