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Il
dittatore libico Muhammar Gheddafi ha
festeggiato il trentasettesimo
anniversario del golpe che lo ha portato
al potere assicurando che la rivoluzione
continuerà a qualunque costo.
"Chi vuole le riforme ritiene che il
popolo sia ignorante e immaturo - ha
tuonato - ma grazie a Dio i nostri
nemici sono stati stroncati e bisogna
essere pronti a ucciderli se rialzano la
testa. Non possiamo permettere che
indeboliscano il potere del popolo e
della rivoluzione, perché la rivoluzione
garantisce libertà, sovranità e
ricchezza a tutti".
Ma il primo "nemico" dal quale il
colonnello dovrà guardarsi sembra essere
proprio suo figlio. Per Seif al Islam,
infatti, la rivoluzione è finita e la
Libia necessita di una trasformazione
che la porti a diventare un paese simile
a quelli occidentali.
"Smettiamola di prenderci in giro,
quello in cui viviamo non è un paradiso
- ha dichiarato - serve la
privatizzazione delle imprese, delle
principali compagnie telefoniche e delle
banche. Il Paese dovrà poi aprire le
porte all'insediamento di banche
straniere".
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