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Le
piogge di metà settembre si portano via,
senza eccessivi rimpianti, anche “le
feste nazionali” dei partiti che ogni
anno di più sono la copia del teatrino
televisivo, delle passerelle con i posti
prenotati stabilmente da Mentana o da
Floris, del parolaio autoreferenziale
dei politici assecondato e stimolato
acriticamente da pseudo-conduttori, a
loro volta insostituibili celebranti del
rito, purtroppo intramontabile,
dell’informazione asservita alla
politica.
Ad “intervistare” i padroni di casa o
gli ospiti, non importa, ci sono sempre
più massicciamente i mattatori del
cosiddetto talk show nostrano e così i
partecipanti alle feste dell’Unità,
dell’Amicizia, della Margherita o
equivalenti provano un’emozione simile a
quella dei fortunati che hanno avuto
accesso a Matrix, Ballarò o Porta a
Porta. E la conduzione di star
televisive contribuisce notevolmente ad
enfatizzare le feste nazionali di
partiti che con poco più dell’uno per
cento diventano per diversi giorni “lo
snodo” della politica nazionale.
Ogni leader, a maggior ragione con
grandi responsabilità di governo,
sceglie con cura il proprio
intervistatore, e la predilezione di
Massimo D’Alema per Enrico Mentana che
ha voluto con lui sul palco del festival
dell’Unità di Pesaro, non è certamente
una novità. E poi averlo accanto,
prodigo di lazzi e battute molto
sincronizzate ed accattivanti negli
stessi giorni in cui la maggioranza si
accinge a discutere un disegno di legge
sul conflitto di interessi improntato al
principio inedito per una legge, che non
sia “punitiva”e cioè che non sia
precettiva e non preveda sanzioni, dà
qualche spunto di riflessione.
Tra una battuta e l’altra tra il
cosiddetto intervistatore che non fa
sconti “Ma quand’è che hai imparato così
bene l’inglese” (qualche malvagio
potrebbe anche pensare che un bello
stimolo per i progressi fantastici di
D’Alema con l’inglese derivi dalla
“lacuna”, ora brillantemente sanata,
evidenziata da Guido Rossi quando definì
il palazzo Chigi dalemiano “l’unica
merchant bank in cui non si parli
inglese”) e l’intervistato che minimizza
“non lo so bene l’inglese, però faccio
lezione..”, salta fuori anche la
cosiddetta satira.
Sì perché dato che dai festival
dell’Unità come dalla Rai berlusconiana
e “post- berlusconiana” sono banditi
Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti,
tanto per fare due nomi a caso, la
“satira” a cui si plaude a Pesaro e che
gode i favori del ministro degli Esteri
è naturalmente quella di partito del
compagno Staino il quale ha omaggiato
“il migliorino” con il quadretto un po’
patetico ma tanto tenero dell’innamorato
sognante della strafottente Condi.
Mentana premuroso domanda: “Ti sei
pentito di aver raccontato quella cosa
di bye bye Condi?”. D’Alema coraggioso
risponde “Ma no… Ma se uno non si
prestasse un po’ agli sfottò… Anzi,
siccome dicono che ora che stiamo al
governo non c’è più respiro per la
satira… io cerco di offrire un po’ di ”.
Ed è la rassicurazione autorevole che
molto verosimilmente la Rai “ulivista”
non ci farà mancare Il Bagaglino e Le
torte in faccia di sinistra.
Ma l’apprezzamento incondizionato per
Staino non poteva limitarsi alla
caricatura benevola ed accattivante del
ministri innamorato; era l’anticipazione
del plauso incondizionato per il
“Beriatravaglio” che D’Alema definisce
“una pagina molto più densa di contenuti
apprezzabili, assolutamente
apprezzabili” e gli dà l’occasione per
autocelebrare il suo spirito libertario
contrapposto alle pulsioni
giustizialiste e forcaiole di chi ha
osato criticare l’indulto che ha già
sottratto ai servizi sociali due
perseguitati come Previti e Poggiolini.
Questo siparietto di fine estate non
aggiunge molto a quanto sapevamo,
abbiamo ampiamente sperimentato e
soprattutto sperimenteremo nella “nuova
Rai” di Cappon assicurata ad una
vigilanza targata Landolfi e ad una
presidenza saldamente in mano al
“Fedele” Petruccioli.
E’ solo una conferma di come
l’informazione politica e la satira
possano essere piegate nel loro
contrario, disinformazione e compiacente
sfottò, quando tradiscono i loro
rispettivi fini.
Se lo spazio serale di Pesaro dedicato
al cabaret e ideato da Staino
rappresenta “un vivaio dal quale pescare
a piene mani. Ma anche, secondo i più
maliziosi, il trampolino di lancio per i
nuovi ‘comici rossi’ che aspirano a
scalare viale Mazzini” (Il Corriere
della sera del 18 settembre) e se le
coordinate sono “il bye, bye Condi” ed
“Il beriatravaglio” possiamo fin d’ora
applicarci per un degno epitaffio a
quella che è stata satira televisiva.
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