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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 19 SETTEMBRE 2006
Feste mediatiche e satira di partito
daniela gaudenzi

Le piogge di metà settembre si portano via, senza eccessivi rimpianti, anche “le feste nazionali” dei partiti che ogni anno di più sono la copia del teatrino televisivo, delle passerelle con i posti prenotati stabilmente da Mentana o da Floris, del parolaio autoreferenziale dei politici assecondato e stimolato acriticamente da pseudo-conduttori, a loro volta insostituibili celebranti del rito, purtroppo intramontabile, dell’informazione asservita alla politica.

Ad “intervistare” i padroni di casa o gli ospiti, non importa, ci sono sempre più massicciamente i mattatori del cosiddetto talk show nostrano e così i partecipanti alle feste dell’Unità, dell’Amicizia, della Margherita o equivalenti provano un’emozione simile a quella dei fortunati che hanno avuto accesso a Matrix, Ballarò o Porta a Porta. E la conduzione di star televisive contribuisce notevolmente ad enfatizzare le feste nazionali di partiti che con poco più dell’uno per cento diventano per diversi giorni “lo snodo” della politica nazionale.

Ogni leader, a maggior ragione con grandi responsabilità di governo, sceglie con cura il proprio intervistatore, e la predilezione di Massimo D’Alema per Enrico Mentana che ha voluto con lui sul palco del festival dell’Unità di Pesaro, non è certamente una novità. E poi averlo accanto, prodigo di lazzi e battute molto sincronizzate ed accattivanti negli stessi giorni in cui la maggioranza si accinge a discutere un disegno di legge sul conflitto di interessi improntato al principio inedito per una legge, che non sia “punitiva”e cioè che non sia precettiva e non preveda sanzioni, dà qualche spunto di riflessione.

Tra una battuta e l’altra tra il cosiddetto intervistatore che non fa sconti “Ma quand’è che hai imparato così bene l’inglese” (qualche malvagio potrebbe anche pensare che un bello stimolo per i progressi fantastici di D’Alema con l’inglese derivi dalla “lacuna”, ora brillantemente sanata, evidenziata da Guido Rossi quando definì il palazzo Chigi dalemiano “l’unica merchant bank in cui non si parli inglese”) e l’intervistato che minimizza “non lo so bene l’inglese, però faccio lezione..”, salta fuori anche la cosiddetta satira.

Sì perché dato che dai festival dell’Unità come dalla Rai berlusconiana e “post- berlusconiana” sono banditi Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti, tanto per fare due nomi a caso, la “satira” a cui si plaude a Pesaro e che gode i favori del ministro degli Esteri è naturalmente quella di partito del compagno Staino il quale ha omaggiato “il migliorino” con il quadretto un po’ patetico ma tanto tenero dell’innamorato sognante della strafottente Condi.

Mentana premuroso domanda: “Ti sei pentito di aver raccontato quella cosa di bye bye Condi?”. D’Alema coraggioso risponde “Ma no… Ma se uno non si prestasse un po’ agli sfottò… Anzi, siccome dicono che ora che stiamo al governo non c’è più respiro per la satira… io cerco di offrire un po’ di ”. Ed è la rassicurazione autorevole che molto verosimilmente la Rai “ulivista” non ci farà mancare Il Bagaglino e Le torte in faccia di sinistra.
Ma l’apprezzamento incondizionato per Staino non poteva limitarsi alla caricatura benevola ed accattivante del ministri innamorato; era l’anticipazione del plauso incondizionato per il “Beriatravaglio” che D’Alema definisce “una pagina molto più densa di contenuti apprezzabili, assolutamente apprezzabili” e gli dà l’occasione per autocelebrare il suo spirito libertario contrapposto alle pulsioni giustizialiste e forcaiole di chi ha osato criticare l’indulto che ha già sottratto ai servizi sociali due perseguitati come Previti e Poggiolini.

 

Questo siparietto di fine estate non aggiunge molto a quanto sapevamo, abbiamo ampiamente sperimentato e soprattutto sperimenteremo nella “nuova Rai” di Cappon assicurata ad una vigilanza targata Landolfi e ad una presidenza saldamente in mano al “Fedele” Petruccioli.
E’ solo una conferma di come l’informazione politica e la satira possano essere piegate nel loro contrario, disinformazione e compiacente sfottò, quando tradiscono i loro rispettivi fini.
Se lo spazio serale di Pesaro dedicato al cabaret e ideato da Staino rappresenta “un vivaio dal quale pescare a piene mani. Ma anche, secondo i più maliziosi, il trampolino di lancio per i nuovi ‘comici rossi’ che aspirano a scalare viale Mazzini” (Il Corriere della sera del 18 settembre) e se le coordinate sono “il bye, bye Condi” ed “Il beriatravaglio” possiamo fin d’ora applicarci per un degno epitaffio a quella che è stata satira televisiva.

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il martedi'
Daniela Guadenzi

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