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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 21 SETTEMBRE 2006
Difendiamo l'italianità: Berlusconi ovunque
STEFANO SANTACHIARA

Mentre il centrosinistra tra gaffes di superficie e manovre sotterranee grida al Lupo Murdoch per difendere la benedetta "italianità" delle aziende, Berlusconi potrebbe divorare anche Telecom.
Chi dobbiamo ringraziare del lieto fine della privatizzazione del secolo? Piccolo riepilogo: l'allora premier Massimo D'Alema non fece mistero di parteggiare per i "capitani coraggiosi", Colaninno coadiuvato da Gnutti e Consorte, che comprarono coi soldi delle banche il colosso nazionale della rete telefonica fissa, per poi rivenderlo a Tronchetti Provera, il quale nonostante la vendita di alcuni tronconi dell'azienda è riuscito nell'impresa di mantenere un debito di 41 miliardi di euro.

I signorini che gravitavano intorno a quella che Guido Rossi definì la "merchant bank in cui non si parla inglese" sono ancora tutti in campo, sempre più contenti di calpestare i principi base di ogni democrazia occidentale e del libero mercato, ossia il fatto che la politica non influenza e non s'intreccia con gli affari parteggiando per questa o quella lobby ma governa nell'interesse collettivo. Solo l'estate 2005 i "D'Alema boys" hanno appoggiato più o meno segretamente Consorte e la sua Unipol nelle scalate illecite e trasversali concertate con Fiorani e Ricucci, nel tentativo di mettere la mani rispettivamente sulle banche Bnl e Antonveneta, ma anche sul Corriere della Sera, portando persino Fassino (tenuto all'oscuro delle scalate fino all'ultimo, come emerge da un'intercettazione telefonica del tesoriere Ugo Sposetti) a dichiarare che "gli immobiliaristi e chi opera nella finanza hanno la stessa dignità di chi produce auto" e, particolare irrilevante da sinistra, crea posti di lavoro e paga le tasse.

Anche allora era tutto uno spendersi per la mitica "difesa dell'italianità" delle banche, contro quei cattivoni istituti olandesi e spagnoli meno onerosi per i correntisti. E oggi ci risiamo: vade retro Murdoch, possessore in Italia di un'unica tv, Sky, peraltro a pagamento. Nessun problema invece per l'uomo politico più ricco del mondo che detiene direttamente 3 reti generaliste, alla faccia di due sentenze della Corte costituzionale che da 13 anni chiedono invano alla politica di ridurre a 2 il numero di tv berlusconiane. Le risposte sono state la legge Meccanico prima e la Gasparri poi, con decreti ad hoc per salvare Rete4 e soliti lacrimanenti incorporati per la presunta perdita di posti di lavoro e di informazione.

Ovviamente sono tutte panzane, un po' come quando Moggi piange per la Juve in B. In tutto il mondo chi viola la legge e chi non rispetta i tetti anti-trust paga, mentre le vittime (che non sono i tifosi della Juve o i dipendenti di Rete4 ma i tifosi di tutte le altre squadre raggirate e i dipendenti di Europa 7, l'azienda che ha avuto in concessione la licenza per trasmettere ma non può farlo perché le frequenze sono occupate abusivamente da Rete4) vengono risarcite.

Ovviamente, oggi come ieri, di una seria legge sul conflitto d'interessi non se ne parla neppure. L'unica regoletta che andrebbe applicata, la legge Scelba del 1957 sull'ineleggibilità dei titolari di pubbliche concessioni, o se si preferisce l'incandidabilità per chi non vende le tv, cede il passo alle più innovative "incompatibilità governative"- che consentirebbero a Berlusconi di fare ancora campagna mediatica per 5 anni comprese le prossime elezioni - da risolvere con un "blind trust" appena tornato premier, una vera chicca scoperta dalle fini menti di Violante e Franceschini. Peccato che qualche anno fa, quando fu proposta dai berluscones, fu definita giustamente dall'opposizione "blind truff", proprio perché il fondo fiduciario sarà anche cieco, ma i Fede, Liguori, Del Debbio, Giordano, Rossella e Mentana, ci vedono benissimo.

Fa tanto bene alla democrazia, d'altronde, un capo dell'opposizione o premier plurimiliardario proprietario di 3 reti tv e svariati giornali, riviste, case editrici, la società di calcio più ricca, e con quote azionarie importanti in banche, assicurazioni e finanziarie (per esempio la "Bicamerale della finanza" Olimpia) in grado di esercitare pressioni fortissime su quotidiani e aziende indipendenti, ma che può vantare la provenienza ignota dei primi miliardi piovuti nella sua Fininvest trent'anni fa.

Una carriera modello: imputato prescritto per il reato di corruzione di un magistrato e per il finanziamento illecito a Craxi (stecca da 21 miliardi estero su estero), la cui azienda pagava tangenti alla Guardia di Finanza (condannato il dirigente Sciascia), evasore fiscale creatore di fondi neri, ora sotto processo ancora per corruzione di un testimone e in Spagna per violazione della legge anti-trust, ben sorretto dal braccio destro Dell'Utri pregiudicato per false fatture, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e per tentata estorsione, e da quello sinistro Previti condannato in via definitiva a 6 anni per corruzione ma miracolato dall'ultima leggina della Cdl che concede i domiciliari agli ultrasettantenni e dal provvidenziale indulto (con cui si salverà anche il buon Consorte, che come Cesarone ora avrà poca voglia di raccontarsi).

 

Un personaggio di tale levatura, che vuoi fare se non elevarlo al rango di Padre Costituente con la Bicamerale, riformarci la Costituzione, condividere leggi su Giustizia e Informazione, andare in pellegrinaggio negli studi Mediaset definendola un "patrimonio del Paese", mentre si tratta del patrimonio di Berlusconi Silvio, che tra l'altro è anche incrementato a dismisura, guarda caso, anche sotto il primo governo dell'Ulivo. Ma anche alla luce dei suoi 5 anni di governo al servizio del Paese, quest'uomo va ancora premiato. Politicamente, pregandolo di non curarsi di conflitti d'interesse e guai giudiziari, ed economicamente favorendo una bella alleanza Mediaset-Telecom in grado di competere sui mercati internazionali, e più prosaicamente fagocitare l'unica tv nazionale privata indipendente, La7.

E poi magari si provveda ad eliminare il carrozzone del servizio pubblico, privatizzando la Rai al miglior offerente, stranieri esclusi. Ma invece di proporre Berlusconi come presidente della Repubblica, i genietti si sforzino di salvare almeno le apparenze. Una volta comprato anche il Vaticano, potrebbe diventare Papa. Difendiamo l'italianità, senza conflitto d'interessi.

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IL GIOVEDì
Stefano Santachiara

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