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Mentre
il centrosinistra tra gaffes di
superficie e manovre sotterranee grida
al Lupo Murdoch per difendere la
benedetta "italianità" delle aziende,
Berlusconi potrebbe divorare anche
Telecom.
Chi dobbiamo ringraziare del
lieto fine della privatizzazione del
secolo? Piccolo riepilogo: l'allora
premier Massimo D'Alema non fece mistero
di parteggiare per i "capitani
coraggiosi", Colaninno coadiuvato da Gnutti e Consorte, che comprarono coi
soldi delle banche il colosso nazionale
della rete telefonica fissa, per poi
rivenderlo a Tronchetti Provera, il
quale nonostante la vendita di alcuni
tronconi dell'azienda è riuscito
nell'impresa di mantenere un debito di
41 miliardi di euro.
I signorini che gravitavano intorno a
quella che Guido Rossi definì la "merchant
bank in cui non si parla inglese" sono
ancora tutti in campo, sempre più
contenti di calpestare i principi base
di ogni democrazia occidentale e del
libero mercato, ossia il fatto che la
politica non influenza e non s'intreccia
con gli affari parteggiando per questa o
quella lobby ma governa nell'interesse
collettivo. Solo l'estate 2005 i "D'Alema
boys" hanno appoggiato più o meno
segretamente Consorte e la sua Unipol
nelle scalate illecite e trasversali
concertate con Fiorani e Ricucci, nel
tentativo di mettere la mani
rispettivamente sulle banche Bnl e
Antonveneta, ma anche sul Corriere della
Sera, portando persino Fassino (tenuto
all'oscuro delle scalate fino
all'ultimo, come emerge da
un'intercettazione telefonica del
tesoriere Ugo Sposetti) a dichiarare che
"gli immobiliaristi e chi opera nella
finanza hanno la stessa dignità di chi
produce auto" e, particolare irrilevante
da sinistra, crea posti di lavoro e paga
le tasse.
Anche allora era tutto uno spendersi per
la mitica "difesa dell'italianità" delle
banche, contro quei cattivoni istituti
olandesi e spagnoli meno onerosi per i
correntisti. E oggi ci risiamo: vade
retro Murdoch, possessore in Italia di
un'unica tv, Sky, peraltro a pagamento.
Nessun problema invece per l'uomo
politico più ricco del mondo che detiene
direttamente 3 reti generaliste, alla
faccia di due sentenze della Corte
costituzionale che da 13 anni chiedono
invano alla politica di ridurre a 2 il
numero di tv berlusconiane. Le risposte
sono state la legge Meccanico prima e la
Gasparri poi, con decreti ad hoc per
salvare Rete4 e soliti lacrimanenti
incorporati per la presunta perdita di
posti di lavoro e di informazione.
Ovviamente sono tutte panzane, un po'
come quando Moggi piange per la Juve in
B. In tutto il mondo chi viola la legge
e chi non rispetta i tetti anti-trust
paga, mentre le vittime (che non sono i
tifosi della Juve o i dipendenti di
Rete4 ma i tifosi di tutte le altre
squadre raggirate e i dipendenti di
Europa 7, l'azienda che ha avuto in
concessione la licenza per trasmettere
ma non può farlo perché le frequenze
sono occupate abusivamente da Rete4)
vengono risarcite.
Ovviamente, oggi come ieri, di una seria
legge sul conflitto d'interessi non se
ne parla neppure. L'unica regoletta che
andrebbe applicata, la legge Scelba del
1957 sull'ineleggibilità dei titolari di
pubbliche concessioni, o se si
preferisce l'incandidabilità per chi non
vende le tv, cede il passo alle più
innovative "incompatibilità
governative"- che consentirebbero a
Berlusconi di fare ancora campagna
mediatica per 5 anni comprese le
prossime elezioni - da risolvere con un
"blind trust" appena tornato premier,
una vera chicca scoperta dalle fini
menti di Violante e Franceschini.
Peccato che qualche anno fa, quando fu
proposta dai berluscones, fu definita
giustamente dall'opposizione "blind
truff", proprio perché il fondo
fiduciario sarà anche cieco, ma i Fede,
Liguori, Del Debbio, Giordano, Rossella
e Mentana, ci vedono benissimo.
Fa tanto bene alla democrazia,
d'altronde, un capo dell'opposizione o
premier plurimiliardario proprietario di
3 reti tv e svariati giornali, riviste,
case editrici, la società di calcio più
ricca, e con quote azionarie importanti
in banche, assicurazioni e finanziarie
(per esempio la "Bicamerale della
finanza" Olimpia) in grado di esercitare
pressioni fortissime su quotidiani e
aziende indipendenti, ma che può vantare
la provenienza ignota dei primi miliardi
piovuti nella sua Fininvest trent'anni
fa.
Una carriera modello: imputato
prescritto per il reato di corruzione di
un magistrato e per il finanziamento
illecito a Craxi (stecca da 21 miliardi
estero su estero), la cui azienda pagava
tangenti alla Guardia di Finanza
(condannato il dirigente Sciascia),
evasore fiscale creatore di fondi neri,
ora sotto processo ancora per corruzione
di un testimone e in Spagna per
violazione della legge anti-trust, ben
sorretto dal braccio destro Dell'Utri
pregiudicato per false fatture,
condannato per concorso esterno in
associazione mafiosa e per tentata
estorsione, e da quello sinistro Previti
condannato in via definitiva a 6 anni
per corruzione ma miracolato dall'ultima
leggina della Cdl che concede i
domiciliari agli ultrasettantenni e dal
provvidenziale indulto (con cui si
salverà anche il buon Consorte, che come
Cesarone ora avrà poca voglia di
raccontarsi).
Un personaggio di tale levatura, che
vuoi fare se non elevarlo al rango di
Padre Costituente con la Bicamerale,
riformarci la Costituzione, condividere
leggi su Giustizia e Informazione,
andare in pellegrinaggio negli studi
Mediaset definendola un "patrimonio del
Paese", mentre si tratta del patrimonio
di Berlusconi Silvio, che tra l'altro è
anche incrementato a dismisura, guarda
caso, anche sotto il primo governo
dell'Ulivo. Ma anche alla luce dei suoi
5 anni di governo al servizio del Paese,
quest'uomo va ancora premiato.
Politicamente, pregandolo di non curarsi
di conflitti d'interesse e guai
giudiziari, ed economicamente favorendo
una bella alleanza Mediaset-Telecom in
grado di competere sui mercati
internazionali, e più prosaicamente
fagocitare l'unica tv nazionale privata
indipendente, La7.
E poi magari si provveda ad eliminare il
carrozzone del servizio pubblico,
privatizzando la Rai al miglior
offerente, stranieri esclusi. Ma invece
di proporre Berlusconi come presidente
della Repubblica, i genietti si sforzino
di salvare almeno le apparenze. Una
volta comprato anche il Vaticano,
potrebbe diventare Papa. Difendiamo
l'italianità, senza conflitto
d'interessi.
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