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Sveglia,
caffè, uno sguardo ai titoli del
giornale e uno all'ultim'ora del
televideo. La Borsa di Milano con l'encefalogramma
piatto, Rossi che con una telefonata
(avrà Tim o Vodafone?) passa dal calcio
a Telecom, Prodi che interverrà in
Parlamento e Ratzinger che era meglio se
non parlava proprio. La guerra in Medio
Oriente e gli islamici che promettono di
ricambiare presto la visita, magari con
un pellegrinaggio nella Capitale.
Distruggeremo Roma? è la promessa. Il
caos regna ovunque. Il caffè è sempre
più amaro e difficile da mandare giù.
Una sola è la tentazione, tornare a
dormire, lasciando agli altri il
difficile compito di sciogliere la
matassa, gli intrighi, le vicende e le
gaffe disastrose. Per non parlare
dell'annoso scontro di civiltà che anima
il nostro parlamento, tra destra e
sinistra. Effettivamente prevenire certi
fenomeni non era affatto facile, nessun
indovino aveva mai presagito l'avvento
di un uomo in sella al carroccio, nani
sventolanti il tricolore contrapposti a
cordiali e forse un po' masochisti
uomini con rose nel pugno, ignari delle
spine. Il tutto condito con Ulivi,
Margherite e Querce. Più che il
Parlamento sembra il bio parco della
Capitale, specie uniche che rischiano la
riproduzione, a dispetto dell'umanità.
Ottimo canovaccio per un nuovo fantasy I
signori dei Tranelli?. Era impossibile
prepararsi a tutto ciò.
E' mattina e son già stanca di questa
disastrosa valanga di brutte notizie che
si abbattono sulle prime pagine, non c'è
scampo, o forse si.
E' venerdì, grazie a Dio (senza
discriminazioni) abbiamo tutti due
giorni per dimenticare il caos di questo
mondo. Ecco il pretesto per affrontare
anche questa giornata: sperare che
arrivi presto domani. Questo? Venerdì ha
la fortuna di arrivare alla fine, di
raccogliere un po' i cocci dei disastri
settimanali di questa Italia, oscillando
tra un'ironica disperazione e una timida
speranza che il prossimo editoriale sia
un po' più roseo.
Inizia cosi, dalla fine.
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