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Con
il caso Telecom prosegue la serie nera
degli scandali italiani. Una serie che
per frequenza e gravità sta di fatto
confermando il fallimento di un intero
sistema, E cioè di quel modello di
società in cui, in nome di una falsa
libertà e di misere ambizioni personali,
si svende il patrimonio sociale
collettivo, valori inclusi. E non è solo
una questione di più o meno mercato, o
dell'insostenibilità dell'individualismo
esasperato tipico del turbocapitalismo.
Ma si tratta della progressiva perdita
di quel collante politico e culturale
che tiene viva la morale in una società.
Dello svanire di quell'insieme di valori
che permettono ad una società di
promuovere comportamenti virtuosi. La
ragione è di sistema: in un paese dove
per ottenere un posto di lavoro bisogna
essere raccomandati, dove per fare
carriera bisogna appartenere ad una
lobby, dove esiste l'impunità per i
ricchi, dove le istituzioni permettono e
alimentano ingiustizie, dove lo stato è
un nemico da aggirare o una mucca da
mungere, dove la politica non riesce a
risolvere nemmeno le sue contraddizioni.
Allora i cittadini perdono fiducia nella
legalità, nelle istituzioni e anche
nella politica, e decidono di fare da sé
alimentando quella giungla di meschinità
dove viene premiato l'arrivismo, la
spregiudicatezza, l'indifferenza.
Quella giungla dove vige la legge del
più forte, e la fredda mannaia del
potere. La presenza di individui o
gruppi criminali ai vertici di aziende
ed istituzioni, non è, quindi, un
problema di singole mele marce o di
avidità di denari e potere. Tali
delinquenti non avrebbero potuto
emergere senza il consenso e la
complicità di molte altre persone che,
per paura, indifferenza o interesse,
hanno deciso di partecipare allo stesso
gioco criminale. Il punto è che la
sottocultura piccola mafiosa che vige
nella giungla, si assorbe nel corso di
una vita intera, fino a ritenerla
normalità. Le ingiustizie, le violenze,
le disillusioni che il cittadino deve
subire da un sistema alimentato da tali
logiche, lo convincono che non vi siano
alternative e che se vuole raggiungere
certi obiettivi deve conformarsi. Chi
invece si oppone o si tiene in disparte
viene catalogato come un debole, un
ingenuo, e viene emarginato. Come
uscirne? Le logiche della giungla si
alimentano a causa delle inefficienze
del sistema giudiziario, dell'inerzia e
complicità della politica, e delle
debolezze e distorsioni istituzionali.
Per questo, la via di uscita è la
riforma dell'intero sistema, un compito
che può essere svolto solo dalla
politica. Servono nuove regole e la
forza di farle rispettare. Solo così si
ridarà fiducia nei valori e nella
società. Solo così potrà riemergere il
cittadino virtuoso.
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