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I partigiani
come i nazisti, l'attentato di Via Rasella
come il massacro delle fosse Ardeatine.
Questi paragoni li aveva fatti Il Giornale
nel 1996. Li pagherà cari, la Corte di
Cassazione li ha definiti "diffamazione". Il
periodico della famiglia Berlusconi dovrà
risarcire i patrioti con 45 mila euro.
L'attentato di via Rasella a Roma, che il 24
marzo 1944 colpì un battaglione delle SS
(uccidendo anche due civili) non fu un atto
di terrorismo, come scrisse il giornale
allora diretto da Vittorio Feltri, ma un
"legittimo atto di guerra rivolto contro un
esercito straniero occupante".
La terza sezione civile della Suprema Corte
punta il dito contro il giornale milanese,
colpevole di aver scritto "articoli
denigratori, con fatti non veri".
Non furono colpiti "vecchi militari
disarmati", non furono colpiti soldati
italiani, non furono uccisi 6-7 civili.
Inoltre, non è vero che i partigiani avrebbe
potuto evitare la rappresaglia tedesca
(oltre trecento persone furono uccise alle
Fosse Ardeatine) costituendosi e
dichiarandosi autori dell'attentato. I
manifesti con i quali le autorità occupanti
invitarono i patrioti a consegnarsi furono
infatti affissi solo quando la rappresaglia
era già in corso.
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