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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 13 AGOSTO 2007
Il diritto minimo e Mastelliano

gabriele vecchione

La legge non scritta (talvolta scritta, comunque una delle poche ad essere rispettate) della lottizzazione elefantiaca che ha caratterizzato la formazione di questo presunto governo e che guarda non alla competenza, ma al più bieco e degradante compromesso, ha fatto sì che Guardasigilli, com'è tristemente noto, fosse Mastella. Non avendo la benché minima nozione di diritto (voleva prendere ripetizioni da Andreotti: un neo - ministro si fa dire ciò che deve fare da un colluso con la mafia), si presuppone che il vero ministro sia qualcun altro. Come nel '94, primo governo Berlusconi, al prestanome Alfredo Biondi, d'altronde più dedito al vino che ai codici, si sostituiva de facto Cesare Previti. Oggi, invece, ci ritroviamo con Giuliano Pisapia (Rifondazione Comunista, ex Autonomia Operaia, ex Democrazia Proletaria), celebre avvocato, nominato da Mastella a capo della commissione ministeriale che deve riformare il codice penale. L'uomo giusto al punto giusto, dall'accorta sensibilità su temi di impunità e depenalizzazione di tutto. Secondo lui, da vero rifondatore, la colpa di un reato non è del singolo: è della società. Di qui la necessità di abolire la pena detentiva e gli edifici carcerari, senonchè, financo agli occhi di Mastella, ciò appare francamente eccessivo. Fautore, logicamente, di qualunque forma di amnistia, indulto, grazia, meglio se in dimensione pantagruelica, è sua la proposta dell'abolizione dell'ergastolo. Quando l'hanno letto sui giornali, Piero Grasso, Rita Borsellino, le vittime della mafia, trasecolavano. Benché tutti dovremmo trasecolare: oggi in Italia l'ergastolo è già di fatto abolito, giacchè non si comminano pene superiori ai trenta anni che, inevitabilmente, sono ridotti per via di indulti, prescrizioni, patteggiamenti, riti abbreviati, leggi indegne e regolari condotte. Abolirlo è un regalo al terrorismo e alla mafia: d'altronde è una richiesta di Totò Riina in persona.

 

Pisapia vuole creare il cosiddetto codice penale minimo (perché non abolirlo questo codice penale?): depenalizzazione di un gran numero di reati o dichiararli irrilevanti quando siano "tenui" o "occasionali" (l'occasione fa l'uomo ladro, si sa) e, soprattutto, ridimensionamento radicale delle pene detentive. Con condanne da 1 mese a 3 anni, subentra la detenzione domiciliare (celebre una sua idea di limitarla al solo week-end); da 3 a 20 anni, la detenzione ordinaria; da 28 a 32 anni, la detenzione di massima durata.
Non ci sono molte parole da spendere: questa è la sconfitta del diritto, la resa delle sue prerogative.
La politica giudiziaria sin qui adottata, l'indulto con i suoi non trascurabili effetti collaterali (tra gli altri, cinque morti), la legge sulle intercettazioni, vero e proprio monstrum horribilis, il mantenimento ad honorem di leggi nefaste legate ad interessi particolari (ex-Cirielli, falso in bilancio, Gasparri sopra tutte) sono un quadro perfetto di questo nulla chiamato Seconda Repubblica: compromessi al ribasso, sbaciucchiamenti, trame oscure di Potere, complementarietà delle fazioni politiche con reciproche cortesie e mercimoni su tutto. C'è da chiedersi: fino a quando tollereremo tutto ciò?

gabro.v@libero.it

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Gabriele Vecchione

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