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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 27 AGOSTO 2007
Berlusconi è Partito
Tommaso Merlo
 

La legge del mercato dice che se il negozio concorrente cambia insegna, è meglio seguirlo altrimenti si perdono i clienti. Ed è questo il ragionamento che ha fatto Berlusconi con il lancio del Partito delle Libertà. Un ragionamento ineccepibile nel commercio quanto deprimente in politica. Ma era del resto impensabile che l’imprenditore Berlusconi potesse rimanere inerme di fronte alla nascita del Pd. E da buon venditore ha deciso di dare una rinfrescata di marketing alla sua bottega politica, Forza Italia, prima che perda quote di mercato elettorale. E non c’è nulla di sorprendente o scandaloso nell’operazione Partito delle Libertà. Almeno per chi non ha già dimenticato chi è e da dove viene il Cavaliere. Berlusconi lanciò il prodotto “Forza Italia” come reparto della sua azienda televisiva, la infarcì dei suoi collaboratori e la lancio via etere. Era del resto il momento giusto, e infestando per anni le città italiane con le sue gigantografie e le trasmissioni televisive con la sua logorroica presenza, il Cavaliere riuscì ad imporsi come paladino dell’Italia dinamica e produttiva contro l’immobile politica di professione.

Vincitore come uomo nuovo e modernizzatore fautore delle tre i e del tutto per tutti. Dietro coreografie e cerone, oggi possiamo dirlo, c’era solo un drammatico vuoto di contenuti. Già, quali sono stati i capisaldi del berlusconismo? Le istituzioni e la Giustizia sacrificate sull’altare degli interessi personali e delle convenienze di partito. Ridicole riesumazioni ideologiche al servizio della becera propaganda e del cinico desiderio di vendetta. Un’umiliante soggezione verso la superpotenza americana, e la grottesca politica internazionale delle pacche sulle spalle. La vuota retorica della libertà usata come paravento del menefreghismo sociale. Un vuoto che ha raccolto liberali illusi ed ex in mala fede oltre agli striscianti sentimenti dell’antipolitica reale, dell’indifferenza, dell’opportunismo, di chi vive le regole e le istituzioni come ostacolo alle proprie ambizioni, di chi si schiera più per l’odio dell’avversario che per convinzione. Un folto gruppo di elettori che fanno di Forza Italia il primo partito italiano, e che sembra si ostinino ad ignorare la nitida lezione storica offerta dal berlusconismo.

Il centrodestra, una coalizione eterogenea tenuta insieme dall’attaccamento alla poltrona e dalle convenienze elettorali, in cinque anni di governo, ha palesemente dimostrato come il marketing e i finti partiti come Forza Italia, non sono in grado di sostituire i contenuti. Dalla montagna di sogni e promesse, Berlusconi, pur avendo a disposizione una devastante maggioranza e un enorme potere mediatico, ha fatto poco e male. Sono i fatti, e non le chiacchiere, ad aver dimostrato che al di là delle messe in scena, Berlusconi era solo un imprenditore emerso dalle macerie di tangentopoli che rappresentava la continuità con quel mondo politico, e una via d’uscita per schiere di politici vecchio stampo rimasti orfani dei partiti e vogliosi di galleggiare uguali a se stessi. Ed è questo il punto, anche se venisse lanciato il Partito delle Libertà non cambierebbe assolutamente nulla nel panorama politico italiano. Il settantenne Berlusconi e il suo seguito continuerebbero ad essere e fare quello che hanno fatto fino ad oggi. Come ha insegnato proprio il Cavaliere, non basta cambiare l’insegna del negozio, almeno in politica.

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