|
La legge
del mercato dice che se il negozio
concorrente cambia insegna, è meglio
seguirlo altrimenti si perdono i
clienti. Ed è questo il ragionamento che
ha fatto Berlusconi con il lancio del
Partito delle Libertà. Un ragionamento
ineccepibile nel commercio quanto
deprimente in politica. Ma era del resto
impensabile che l’imprenditore
Berlusconi potesse rimanere inerme di
fronte alla nascita del Pd. E da buon
venditore ha deciso di dare una
rinfrescata di marketing alla sua
bottega politica, Forza Italia, prima
che perda quote di mercato elettorale. E
non c’è nulla di sorprendente o
scandaloso nell’operazione Partito delle
Libertà. Almeno per chi non ha già
dimenticato chi è e da dove viene il
Cavaliere. Berlusconi lanciò il prodotto
“Forza Italia” come reparto della sua
azienda televisiva, la infarcì dei suoi
collaboratori e la lancio via etere. Era
del resto il momento giusto, e
infestando per anni le città italiane
con le sue gigantografie e le
trasmissioni televisive con la sua
logorroica presenza, il Cavaliere riuscì
ad imporsi come paladino dell’Italia
dinamica e produttiva contro l’immobile
politica di professione.
Vincitore come uomo nuovo e
modernizzatore fautore delle tre i e del
tutto per tutti. Dietro coreografie e
cerone, oggi possiamo dirlo, c’era solo
un drammatico vuoto di contenuti. Già,
quali sono stati i capisaldi del
berlusconismo? Le istituzioni e la
Giustizia sacrificate sull’altare degli
interessi personali e delle convenienze
di partito. Ridicole riesumazioni
ideologiche al servizio della becera
propaganda e del cinico desiderio di
vendetta. Un’umiliante soggezione verso
la superpotenza americana, e la
grottesca politica internazionale delle
pacche sulle spalle. La vuota retorica
della libertà usata come paravento del
menefreghismo sociale. Un vuoto che ha
raccolto liberali illusi ed ex in mala
fede oltre agli striscianti sentimenti
dell’antipolitica reale,
dell’indifferenza, dell’opportunismo, di
chi vive le regole e le istituzioni come
ostacolo alle proprie ambizioni, di chi
si schiera più per l’odio
dell’avversario che per convinzione. Un
folto gruppo di elettori che fanno di
Forza Italia il primo partito italiano,
e che sembra si ostinino ad ignorare la
nitida lezione storica offerta dal
berlusconismo.
Il centrodestra, una coalizione
eterogenea tenuta insieme
dall’attaccamento alla poltrona e dalle
convenienze elettorali, in cinque anni
di governo, ha palesemente dimostrato
come il marketing e i finti partiti come
Forza Italia, non sono in grado di
sostituire i contenuti. Dalla montagna
di sogni e promesse, Berlusconi, pur
avendo a disposizione una devastante
maggioranza e un enorme potere
mediatico, ha fatto poco e male. Sono i
fatti, e non le chiacchiere, ad aver
dimostrato che al di là delle messe in
scena, Berlusconi era solo un
imprenditore emerso dalle macerie di
tangentopoli che rappresentava la
continuità con quel mondo politico, e
una via d’uscita per schiere di politici
vecchio stampo rimasti orfani dei
partiti e vogliosi di galleggiare uguali
a se stessi. Ed è questo il punto, anche
se venisse lanciato il Partito delle
Libertà non cambierebbe assolutamente
nulla nel panorama politico italiano. Il
settantenne Berlusconi e il suo seguito
continuerebbero ad essere e fare quello
che hanno fatto fino ad oggi. Come ha
insegnato proprio il Cavaliere, non
basta cambiare l’insegna del negozio,
almeno in politica.
COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di
centomovimenti.com
|