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Nel suo
primo discorso a Torino, Walter Veltroni
affermava di volere "la costruzione di
una società in cui le capacità di
ciascuno possano essere messe alla prova
indipendentemente dalle condizioni di
partenza". Osservando giornali e
televisioni negli ultimi giorni, però,
sembra che il sindaco di Roma veleggi su
corsie preferenziali rispetto ai suoi
competitori per la guida del Partito
democratico. Dove sono finiti la Bindi e
Letta? Senza citare gli altri candidati
di cui sfido molti a ricordarne perfino
il nome. Da qualche tempo, infatti, il
buon Veltroni spadroneggia sulle prime
pagine perfino per un battibecco col
Ministro Parisi di cui peraltro non se
n'è capito nemmeno il senso. Le cose
sono due. O il messaggio politico di
Veltroni è talmente importante ed
innovativo da meritarsi l'attenzione
della stampa nazionale, e il problema in
questo caso è di chi non se n'è accorto.
Oppure Veltroni sta sfruttando i
vantaggi che gli derivano dall'aver
militato per quarant'anni in un grande
partito e di aver ricoperto per decenni
cariche di potere. Se fosse vera la
seconda ipotesi, i conti non
tornerebbero. Veltroni a Torino disse di
voler rendere uguali il figlio del
professionista e il figlio dell'operaio.
Uguali non nel punto di arrivo ma in
quello di partenza, disse suadente. Ma
lui, nella sfida alla guida del Pd,
sembra comportarsi come il figlio del
professionista. Un figlio magari
consapevole dell'ingiustizia dei propri
privilegi, ma che alla fine li sfrutta
consapevole che alla fine conta solo il
risultato. Forse un po' invecchiato,
Veltroni sembra essersi dimenticato che
i deboli i propri diritti se li sono
sempre conquistati da soli. E che se
avessero atteso le gentili concessioni
di qualche privilegiato di buon cuore,
erano ancora in fila ad aspettare.
Certo, si dirà, Veltroni fa come fanno
tutti, benissimo, nessuno gli impedisce
di giocarsi tutti i suoi jolly, ma
almeno si risparmi certi ipocriti
sermoni. Il problema lo svela in realtà
lo stesso Veltroni sempre a Torino
quando disse: "C'è troppa ereditarietà
nella società italiana", giustissimo, il
punto è che Veltroni si sta rivelando
come il figliol prodigo della classe
politica di centro-sinistra al potere.
Più giovane, almeno all'anagrafe, meno
compromesso, ma sempre parte integrante
di quella cultura politica che da
decenni ormai occupa l'area detta
riformista in Italia. Un erede che ha
evidentemente deciso di firmare un
pesante compromesso con il passato, come
dimostra la ricca contropartita di
sostegno che sta ottenendo a tutti i
livelli. Una strategia forse obbligata
che sembra però sacrificare la coerenza
ai proclami elettorali e con essa tutta
la credibilità del progetto Pd.
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