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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 30 AGOSTO 2007
Veltroni il figliol prodigo
Tommaso Merlo
 

Nel suo primo discorso a Torino, Walter Veltroni affermava di volere "la costruzione di una società in cui le capacità di ciascuno possano essere messe alla prova indipendentemente dalle condizioni di partenza". Osservando giornali e televisioni negli ultimi giorni, però, sembra che il sindaco di Roma veleggi su corsie preferenziali rispetto ai suoi competitori per la guida del Partito democratico. Dove sono finiti la Bindi e Letta? Senza citare gli altri candidati di cui sfido molti a ricordarne perfino il nome. Da qualche tempo, infatti, il buon Veltroni spadroneggia sulle prime pagine perfino per un battibecco col Ministro Parisi di cui peraltro non se n'è capito nemmeno il senso. Le cose sono due. O il messaggio politico di Veltroni è talmente importante ed innovativo da meritarsi l'attenzione della stampa nazionale, e il problema in questo caso è di chi non se n'è accorto. Oppure Veltroni sta sfruttando i vantaggi che gli derivano dall'aver militato per quarant'anni in un grande partito e di aver ricoperto per decenni cariche di potere. Se fosse vera la seconda ipotesi, i conti non tornerebbero. Veltroni a Torino disse di voler rendere uguali il figlio del professionista e il figlio dell'operaio. Uguali non nel punto di arrivo ma in quello di partenza, disse suadente. Ma lui, nella sfida alla guida del Pd, sembra comportarsi come il figlio del professionista. Un figlio magari consapevole dell'ingiustizia dei propri privilegi, ma che alla fine li sfrutta consapevole che alla fine conta solo il risultato. Forse un po' invecchiato, Veltroni sembra essersi dimenticato che i deboli i propri diritti se li sono sempre conquistati da soli. E che se avessero atteso le gentili concessioni di qualche privilegiato di buon cuore, erano ancora in fila ad aspettare. Certo, si dirà, Veltroni fa come fanno tutti, benissimo, nessuno gli impedisce di giocarsi tutti i suoi jolly, ma almeno si risparmi certi ipocriti sermoni. Il problema lo svela in realtà lo stesso Veltroni sempre a Torino quando disse: "C'è troppa ereditarietà nella società italiana", giustissimo, il punto è che Veltroni si sta rivelando come il figliol prodigo della classe politica di centro-sinistra al potere. Più giovane, almeno all'anagrafe, meno compromesso, ma sempre parte integrante di quella cultura politica che da decenni ormai occupa l'area detta riformista in Italia. Un erede che ha evidentemente deciso di firmare un pesante compromesso con il passato, come dimostra la ricca contropartita di sostegno che sta ottenendo a tutti i livelli. Una strategia forse obbligata che sembra però sacrificare la coerenza ai proclami elettorali e con essa tutta la credibilità del progetto Pd.

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