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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 3 APRILE 2007
Ricattopoli e il reality per tamarri

Daniela Gaudenzi

Gli ingredienti ed il copione sono sempre gli stessi, i celebranti del rito perenne della disinformazione e della banalizzazione degli scandali che coinvolgono segmenti sempre più significativi del potere politico, finanziario, calcistico o televisivo, pure.
E’ da Mani Pulite, poi con “i furbetti del quartierino”, Calciopoli, adesso Vallettopoli più correttamente Ricattopoli, (ma non dimentichiamo nemmeno i 4 anni di tele - rimbecillimento sulla “mamma di Cogne”) sotto un’unica regia e con gli stessi manipolatori-imbonitori che si riproduce lo stesso effetto aberrante, la stessa illusione ottica per cui i colpevoli imputati o condannati in via definitiva, poco importa, diventano simpatiche vittime, tutt’al più innocui o bonari rappresentanti dell’ Italia che si arrangia, mentre chi indaga ed applica la legge è descritto come un persecutore, un pericoloso moralizzatore, un assetato di protagonismo.
I tempi “evolvono” e così anche gli scandali ed i reati non sono più quelli di una volta; del finanziamento illecito non si ricorda più nessuno, delle tangenti chiamandole con il loro nome si ricorda solo il Papa che scandisce con chiarezza come la corruzione allontani inesorabilmente da Dio (chissà come l’hanno presa Pera e Ferrara?).
Gli interessati, rappresentati al meglio da Paolo Cirino Pomicino rispondono con umiltà ammirevole che si considerano cattolici ma che mai hanno aspirato alla santità.

 

Dalla “dazione ambientale” ritenuta una normale pratica tra imprenditori e politici, alla corruzione più allarmante quella in atti giudiziari che i molto onorevoli imputati e compagnia cantante al seguito, hanno derubricato a banale e/o legittima evasione fiscale (contro un fisco rapinatore, of corse), si è arrivati alla più rassicurante estorsione o ricatto, tutt’al più accoppiato allo sfruttamento della prostituzione o all’associazione a delinquere, prontamente ridimensionato a “trattativa commerciale” con soluzioni, come non si stanca di sottolineare Mentana, molto “ragionevoli”.
Anzi verrebbe da dire che si tratta di richieste economiche molto “eque”: dov’è questo “fiume di denaro”?; a cosa si riduce “il tesoro” di Corona se il conto svizzero ammonta a poco più di un miliardo di vecchie lire?; ma oltre il fumo a Potenza c’è anche l’arrosto?
Sono queste le domande che rimbalzano incalzanti da Porta a Porta a Matrix, insieme, beninteso, a poche ma granitiche certezze rilanciate anche nella prima pagina del Giornale dove Lino Jannuzzi si è occupato dei costi delle intercettazioni “Le spese di Woodckock, Da mani pulite a mani bucate” e del Riformista che liquida l’inchiesta in modo lapidario “Vipps e gnocca attirano solo i tamarri. Per Potenza Woodckock non è un eroe”.
Poco o niente importa che il nucleo centrale dell’inchiesta rimanga a Potenza, che il tribunale del riesame abbia riconfermato la custodia cautelare a Corona per l’associazione a delinquere, che gli siano state notificate nuove ordinanze di custodia cautelare dalle procure di Torino, Milano, Roma e che per il povero Lele Mora costretto a festeggiare il compleanno “in solitudine” nell’amata Milano Marittima ci sia una nuova imputazione per molestie sessuali.
Inutile porsi la domanda nei termini chiari in cui l’ha posta Gianni Barbacetto, in totalmente isolato: il reato è o non è il ricatto? Se la minaccia non è attuata con una pistola ma con delle foto e se come risulta i soldi sono stati dati, la magistratura si deve fermare?
Ma più che fermare la magistratura e trasferire in una sede punitiva Woodckock, fine per il quale si era attivato alacremente il presidente della I commissione del CSM quel Gianfranco Anedda, laico di AN, firmatario di una delle innumerevoli leggi sartoriali del quinquennio, almeno per ora stoppato, c’è chi vorrebbe chiudere la procura di Potenza, come lo scalpitante Rondolino.
Nella indimenticabile puntata di Matrix, ufficialmente dedicata al povero Sircana, una della nutrita serie “Potenza: soluzione finale”, la testa d’uovo de La pupa e il secchione e/o del governo D’Alema a seconda delle preferenze, è intervenuto solo per urlare “quello che preoccupa è il magistrato che ha sputtanato mezza Italia.. noi tolleriamo ancora..: occorre una ispezione seria a Potenza per vedere cosa sta succedendo”. Poi in un crescendo delirante in senso etimologico con il botto finale “…questo magistrato…lì bisogna colpire…. Il ministro deve intervenire e chiudere quella procura.”
Le altre voci “libere” in rappresentanza di un pluralismo che solo uno “de sinistra” come il buon Mentana può e sa garantire erano quelle di Giuliano Ferrara e di Barbara Palombelli oltre al direttore del Giornale, nella circostanza il meno assatanato contro i magistrati.
Il primo saltava, si fa per dire, da un salotto all’ altro, quindi si è prodotto in pochi ma qualificati interventi per inveire contro chi “ha rovinato la carriera a Lele Mora e alla ragazze” e per urlare ripetutamente “Ma quale ricatto!!! Se c’è un ricatto è lo scambio fatto da Strada: cinque tagliagole liberati……E’ dal ’92 che cose pruriginose, private girano nelle redazioni e diventano notizia!!!
Non ne posso più!”
Ma la sintesi politico-sociologica è stata lasciata alla ineffabile Palombelli che da sponsor e promotrice del “Grande Fratello”, nonché compiaciuta lettrice di gossip ha fotografato con malcelato disprezzo i nuovi gusti degli italiani e ha spiegato il successo della “procura vip” (con buona pace del Riformista). “I settimanali di gossip si moltiplicano, la gente vuole sentire parlare solo di questo; una volta c’erano i pretori che volevano colpire le ragazze in topless…ci sono sempre stati i magistrati a caccia di pruriginoso, ma non avevano le prime pagine…”.
Poi rivolta al creatore de “la Pupa e il secchione” che continuava a urlare “bisogna chiudere quella procura!” la vice first lady “cresciuta a pane e politica” e gossipara, suo malgrado, nella repubblica dei “tamarri” ha osservato: “Woodckock ha il merito [per le plebi] di seguire personaggi familiari: è un reality come quelli di cui ti occupi tu! ”.

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