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Gli
ingredienti ed il copione sono sempre gli
stessi, i celebranti del rito perenne della
disinformazione e della banalizzazione degli
scandali che coinvolgono segmenti sempre più
significativi del potere politico,
finanziario, calcistico o televisivo, pure.
E’ da Mani Pulite, poi con “i furbetti del
quartierino”, Calciopoli, adesso
Vallettopoli più correttamente Ricattopoli,
(ma non dimentichiamo nemmeno i 4 anni di
tele - rimbecillimento sulla “mamma di
Cogne”) sotto un’unica regia e con gli
stessi manipolatori-imbonitori che si
riproduce lo stesso effetto aberrante, la
stessa illusione ottica per cui i colpevoli
imputati o condannati in via definitiva,
poco importa, diventano simpatiche vittime,
tutt’al più innocui o bonari rappresentanti
dell’ Italia che si arrangia, mentre chi
indaga ed applica la legge è descritto come
un persecutore, un pericoloso moralizzatore,
un assetato di protagonismo.
I tempi “evolvono” e così anche gli scandali
ed i reati non sono più quelli di una volta;
del finanziamento illecito non si ricorda
più nessuno, delle tangenti chiamandole con
il loro nome si ricorda solo il Papa che
scandisce con chiarezza come la corruzione
allontani inesorabilmente da Dio (chissà
come l’hanno presa Pera e Ferrara?).
Gli interessati, rappresentati al meglio da
Paolo Cirino Pomicino rispondono con umiltà
ammirevole che si considerano cattolici ma
che mai hanno aspirato alla santità.
Dalla “dazione
ambientale” ritenuta una normale pratica tra
imprenditori e politici, alla corruzione più
allarmante quella in atti giudiziari che i
molto onorevoli imputati e compagnia
cantante al seguito, hanno derubricato a
banale e/o legittima evasione fiscale
(contro un fisco rapinatore, of corse), si è
arrivati alla più rassicurante estorsione o
ricatto, tutt’al più accoppiato allo
sfruttamento della prostituzione o
all’associazione a delinquere, prontamente
ridimensionato a “trattativa commerciale”
con soluzioni, come non si stanca di
sottolineare Mentana, molto “ragionevoli”.
Anzi verrebbe da dire che si tratta di
richieste economiche molto “eque”: dov’è
questo “fiume di denaro”?; a cosa si riduce
“il tesoro” di Corona se il conto svizzero
ammonta a poco più di un miliardo di vecchie
lire?; ma oltre il fumo a Potenza c’è anche
l’arrosto?
Sono queste le domande che rimbalzano
incalzanti da Porta a Porta a Matrix,
insieme, beninteso, a poche ma granitiche
certezze rilanciate anche nella prima pagina
del Giornale dove Lino Jannuzzi si è
occupato dei costi delle intercettazioni “Le
spese di Woodckock, Da mani pulite a mani
bucate” e del Riformista che liquida
l’inchiesta in modo lapidario “Vipps e
gnocca attirano solo i tamarri. Per Potenza
Woodckock non è un eroe”.
Poco o niente importa che il nucleo centrale
dell’inchiesta rimanga a Potenza, che il
tribunale del riesame abbia riconfermato la
custodia cautelare a Corona per
l’associazione a delinquere, che gli siano
state notificate nuove ordinanze di custodia
cautelare dalle procure di Torino, Milano,
Roma e che per il povero Lele Mora costretto
a festeggiare il compleanno “in solitudine”
nell’amata Milano Marittima ci sia una nuova
imputazione per molestie sessuali.
Inutile porsi la domanda nei termini chiari
in cui l’ha posta Gianni Barbacetto, in
totalmente isolato: il reato è o non è il
ricatto? Se la minaccia non è attuata con
una pistola ma con delle foto e se come
risulta i soldi sono stati dati, la
magistratura si deve fermare?
Ma più che fermare la magistratura e
trasferire in una sede punitiva Woodckock,
fine per il quale si era attivato
alacremente il presidente della I
commissione del CSM quel Gianfranco Anedda,
laico di AN, firmatario di una delle
innumerevoli leggi sartoriali del
quinquennio, almeno per ora stoppato, c’è
chi vorrebbe chiudere la procura di Potenza,
come lo scalpitante Rondolino.
Nella indimenticabile puntata di Matrix,
ufficialmente dedicata al povero Sircana,
una della nutrita serie “Potenza: soluzione
finale”, la testa d’uovo de La pupa e il
secchione e/o del governo D’Alema a seconda
delle preferenze, è intervenuto solo per
urlare “quello che preoccupa è il magistrato
che ha sputtanato mezza Italia.. noi
tolleriamo ancora..: occorre una ispezione
seria a Potenza per vedere cosa sta
succedendo”. Poi in un crescendo delirante
in senso etimologico con il botto finale
“…questo magistrato…lì bisogna colpire…. Il
ministro deve intervenire e chiudere quella
procura.”
Le altre voci “libere” in rappresentanza di
un pluralismo che solo uno “de sinistra”
come il buon Mentana può e sa garantire
erano quelle di Giuliano Ferrara e di
Barbara Palombelli oltre al direttore del
Giornale, nella circostanza il meno
assatanato contro i magistrati.
Il primo saltava, si fa per dire, da un
salotto all’ altro, quindi si è prodotto in
pochi ma qualificati interventi per inveire
contro chi “ha rovinato la carriera a Lele
Mora e alla ragazze” e per urlare
ripetutamente “Ma quale ricatto!!! Se c’è un
ricatto è lo scambio fatto da Strada: cinque
tagliagole liberati……E’ dal ’92 che cose
pruriginose, private girano nelle redazioni
e diventano notizia!!!
Non ne posso più!”
Ma la sintesi politico-sociologica è stata
lasciata alla ineffabile Palombelli che da
sponsor e promotrice del “Grande Fratello”,
nonché compiaciuta lettrice di gossip ha
fotografato con malcelato disprezzo i nuovi
gusti degli italiani e ha spiegato il
successo della “procura vip” (con buona pace
del Riformista). “I settimanali di gossip si
moltiplicano, la gente vuole sentire parlare
solo di questo; una volta c’erano i pretori
che volevano colpire le ragazze in
topless…ci sono sempre stati i magistrati a
caccia di pruriginoso, ma non avevano le
prime pagine…”.
Poi rivolta al creatore de “la Pupa e il
secchione” che continuava a urlare “bisogna
chiudere quella procura!” la vice first lady
“cresciuta a pane e politica” e gossipara,
suo malgrado, nella repubblica dei “tamarri”
ha osservato: “Woodckock ha il merito [per
le plebi] di seguire personaggi familiari: è
un reality come quelli di cui ti occupi tu!
”.
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