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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 6 APRILE 2007
"Venerdì" chiama "Linea di confine"
Sara Dellabella

Una celebre rubrica pubblicata su un noto quotidiano nazionale qualche giorno fa parlava dei giovani d’oggi ricchi e raccomandati, notando una scarsa e generale mancanza di competizione in tutti. Una considerazione che fatta da un signore un po’ in su con l’età, lascia il tempo che trova. Per anagrafe e parità di mezzi, rispondo con questo appuntamento pre- pasquale alle sue considerazioni.
Questo giornalista come ben saprà, tutti i giorni si legge quanto sia malato questo Paese, di come la competizione non sia, ormai, che l’equivalente dell’annientamento dell’altro, senza sconti di ferocia e dignità. Dal mondo dello sport fino alla politica, non si fa altro che smascherare inghippi e inciuci pur di raggiungere quello stramaledettissimo primo posto che tutti vogliono, al di là di tutte le regole. E di esempi se ne potrebbero fare a miliardi, si potrebbe andare avanti per giorni. Dal mondo dell’Università dove alcune cattedre sono occupate da intere famiglie, dove di padre in figlio ci si passa la poltrona, a certe famiglie dove pur di avere qualcosa in più di un proprio familiare, si instaurano cause decennali che finiscono solo per fare la fortuna degli avvocati. E nello sport? è solo di pochi giorni fa l’immagine di un padre che picchiava la figlia per non essersi qualificata ai campionati di sport. Un podio mancato e anche l’affetto di un padre va a farsi benedire, chissà in quale parrocchia.
Le 300 telefonate di Moggi al giorno per sistemare gli scudetti della Juventus, il doping di Pantani e Maradona e di tanti altri per onestà di cronaca, sempre in nome del comandamento “essere primi, prima di tutto”.
Tragedie personali dai risvolti pubblici. Fiumi di parole spese, che mettono in discussione anche quei primi posti, visto che in Italia con una telefonata sembra potersi aggiustare ogni cosa.

 

In risposta alla celebre linea di confine arriva questo modesto “Venerdì” a suggerire che forse in questa società di false promesse e vacui miti, sarebbe il caso di recuperare il senso della misura condito con abbondanti dosi di umiltà e senso del dovere. Dove ciascuno non sia allevato con il peso del primo della classe, che tanto sarà sempre uno e tutti gli altri condannati a sentirsi nullità per aver fallito la conquista di quell’unico posto. Un senso di colpa che cova diffidenza e odio verso gli altri, in un mondo che tende a globalizzarsi è una pecca grave, che costringe a comportamenti di facciata e rodimenti interni. Gent.le Mario Pirani, mi farebbe piacere che nella prossima rubrica consigliasse a noi giovani di lavorare per un mondo più giusto, di non cercare competizione, ma collaborazione. Ci dica che l’onestà è una strada impervia, che difficilmente paga, ma che a lungo andare sa dare delle laute ricompense. Ci dica questo e non alimenti in noi quel senso della sfida che porterà i più a scegliere l’imbroglio in cambio di quel primo posto. Contribuisca anche lei a suo modo, a far crescere delle donne e degli uomini liberi, in un mondo dove spesso ci si sente soli.

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