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In settimana è
stato varato un codice di
autoregolamentazione da parte della
Commissione Parlamentare antimafia.
Approvato all'umanità, il codice prevede che
i partiti non potranno candidare a elezioni
comunali e provinciali soggetti imputati per
reati gravi come associazione mafiosa,
racket, usura, traffico di persone et
similia. Di qui una serie di
considerazioni:
·
Questo codice vale per tutti i partiti? Per
tutti quelli che aderiranno al dettato del
codice, ma tutti i partiti mantengono la
libertà di candidare chiunque, non solo
imputati, ma anche condannati. In tal caso
dovranno motivare la scelta di tali
candidature. Ma questo è un film già visto
troppe volte. Perché candidate Cuffaro (che
oggi dunque, imputato per favoreggiamento
alla mafia, non sarebbe candidabile)? - fu
chiesto a Follini e Casini che
rispettivamente risposero: "Cuffaro è
persona perbene" (dicembre 2005); "Posso
sbagliare ma nella mia responsabilità
politica ritengo che Cuffaro sia una persona
perbene" (febbraio 2006); con la postilla di
Cesa: "Caro Totò, sei grande e ti vogliamo
bene. Sei una persona perbene che ha detto
parole chiare contro la mafia". In Italia
fin quando la condanna non arriva al III
grado sei innocente. Quando arriva, invece
pure. Anzi: innocente e degno d'onore.
·
Il codice rimarrà lettera morta. I partiti
se lo potranno permettere perché la nostra
opinione pubblica non controlla i candidati
comune per comune, provincia per provincia,
e se anche lo facesse, per la sua
subalternità al potere, tacerebbe. Rimarrà
lettera morta come nel 1991 il codice
approvato dall'Antimafia di Gerardo
Chiaromonte (esclusione di soggetti
condannati in I grado). Rimarrà lettera
morta, perché, come recita l'italico
proverbio: fatta la legge, trovato
l'inganno. Nel dichiararsi scettico di
fronte a tale provvedimento perché "la
politica di fatto affida le candidature
alla magistratura", Nitto Palma (Fi) ha
solerte messo in chiaro: "non saremo
comunque mai disponibili a non candidare chi
è vittima di persecuzioni giudiziarie". Dove
per vittima di persecuzioni giudiziarie si
legga: qualunque politico dei nostri sia
messo sotto processo. Quindi tradotto: "per
noi, Forza Italia, che già vantiamo dodici
condannati in Parlamento e Senato, questo
codice non vale".
·
E' comunque un buon primo passo da parte
della politica che cerca di far pulizia e,
come ha dichiarato il presidente Forgione,
"bonifica" dei rapporti tra mafia ed enti
locali. Ma perché non estendere questo
codice alla politica nazionale? Perché se un
candidato imputato per mafia non viene
candidato localmente perché altrimenti porta
la mafia negli enti locali, si può invece
candidare su scala nazionale e portare la
mafia in Parlamento o in Senato?
In un paese
normale, un codice come questo non
esisterebbe. Farebbe parte del buon senso
non candidare imputati fin quando non
avessero dimostrato la loro innocenza o la
loro colpevolezza. In ogni caso, in un paese
normale, sarebbe rispettato. In Italia
esiste: e non sarà rispettato.
gabro.v@libero.it
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