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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 7 APRILE 2007
Codice d’autoviolazione

gabriele vecchione

In settimana è stato varato un codice di autoregolamentazione da parte della Commissione Parlamentare antimafia. Approvato all'umanità, il codice prevede che i partiti non potranno candidare a elezioni comunali e provinciali soggetti imputati per reati gravi come associazione mafiosa, racket, usura, traffico di persone et similia. Di qui una serie di considerazioni:

 

·        Questo codice vale per tutti i partiti? Per tutti quelli che aderiranno al dettato del codice, ma tutti i partiti mantengono la libertà di candidare chiunque, non solo imputati, ma anche condannati. In tal caso dovranno motivare la scelta di tali candidature. Ma questo è un film già visto troppe volte. Perché candidate Cuffaro (che oggi dunque, imputato per favoreggiamento alla mafia, non sarebbe candidabile)? - fu chiesto a Follini e Casini che rispettivamente risposero: "Cuffaro è persona perbene" (dicembre 2005); "Posso sbagliare ma nella mia responsabilità politica ritengo che Cuffaro sia una persona perbene" (febbraio 2006); con la postilla di Cesa: "Caro Totò, sei grande e ti vogliamo bene. Sei una persona perbene che ha detto parole chiare contro la mafia". In Italia fin quando la condanna non arriva al III grado sei innocente. Quando arriva, invece pure. Anzi: innocente e degno d'onore.

·        Il codice rimarrà lettera morta. I partiti se lo potranno permettere perché la nostra opinione pubblica non controlla i candidati comune per comune, provincia per provincia, e se anche lo facesse, per la sua subalternità al potere, tacerebbe. Rimarrà lettera morta come nel 1991 il codice approvato dall'Antimafia di Gerardo Chiaromonte (esclusione di soggetti condannati in I grado). Rimarrà lettera morta, perché, come recita l'italico proverbio: fatta la legge, trovato l'inganno. Nel dichiararsi scettico di fronte a tale provvedimento perché "la politica di fatto affida  le candidature alla magistratura", Nitto Palma (Fi) ha solerte messo in chiaro: "non saremo comunque mai disponibili a non candidare chi è vittima di persecuzioni giudiziarie". Dove per vittima di persecuzioni giudiziarie si legga: qualunque politico dei nostri sia messo sotto processo. Quindi tradotto: "per noi, Forza Italia, che già vantiamo dodici condannati in Parlamento e Senato, questo codice non vale".

·        E' comunque un buon primo passo da parte della politica che cerca di far pulizia e, come ha dichiarato il presidente Forgione, "bonifica" dei rapporti tra mafia ed enti locali. Ma perché non estendere questo codice alla politica nazionale? Perché se un candidato imputato per mafia non viene candidato localmente perché altrimenti porta la mafia negli enti locali, si può invece candidare su scala nazionale e portare la mafia in Parlamento o in Senato?

In un paese normale, un codice come questo non esisterebbe. Farebbe parte del buon senso non candidare imputati fin quando non avessero dimostrato la loro innocenza o la loro colpevolezza. In ogni caso, in un paese normale, sarebbe rispettato. In Italia esiste: e non sarà rispettato.

gabro.v@libero.it

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un dovere civile
Gabriele Vecchione

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