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Da presidente
della Camera Luciano Violante aveva
riabilitato i fascisti della Repubblica di
Salò complici dei macellai nazisti,
equiparandoli ai partigiani; da capogruppo
dei deputati diessini confessò l'accordo con
Berlusconi ("Onorevole Anedda, la invito a
consultare l'onorevole Berlusconi perché lui
sa per certo che gli è stata data la
garanzia piena, nel 1994, quando ci fu il
cambio di Governo, che non sarebberosstate
toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa
l'onorevole Letta", dichiarazione alla
Camera, 2 agosto 2002) all'insaputa degli
elettori che ancora si chiedono come mai non
vengano approvati il ddl Gentiloni e una
seria legge sul conflitto d'interessi; da
novello presidente della Commissione affari
costituzionali qualche mese fa ha proposto
una norma per estendere la possibilità di
opporre il segreto di Stato anche agli
imputati, proprio nel bel mezzo del
procedimento a carico degli agenti della Cia
e del Sismi ora sotto processo per il
sequestro di Abu Omar, e subito prima che il
governo ricorresse alla Consulta invocando
tardivamente il segreto di Stato oltre a
promuovere i due imputati Pollari e Pompa a
nuovi incarichi di primo piano. Gente che
dossierava il capo della polizia De Gennaro,
diversi magistrati e politici, e custodiva
elenchi di nemici del governo Berlusconi da
"disarticolare con azioni traumatiche", tra
cui lo stesso Violante, il suo compagno di
partito Massimo Brutti, i magistrati dei
pool di Palermo e Milano. Affetto da
sindrome di Stoccolma, il diessino, anche
quando non reagì neppure per sbaglio ai
fiumi d'insulti della Cdl che lo considerava
il grande accusatore di Andreotti(invece
nulla c'entrava col processo, e in ogni caso
fu sempre contrario al rinvio a giudizio del
sette volte presidente del Consiglio),
dimenticandosi di leggere il dispositivo
della sentenza definitiva che ha sancito per
Andreotti il "reato di associazione a
delinquere, estinto per prescrizione,
commesso fino alla primavera del 1980". In
10 anni da sostenitore della parte migliore
delle istituzioni democratiche, magistratura
e polizia, a riabilitatore di fascisti,
difensore di servizi segreti deviati,
narratore degli accordi sottobanco con
Berlusconi, e ora la chiusura del cerchio:
riabilitatore del pregiudicato latitante
Craxi." Fece del Psi la punta di diamante di
un progetto di rinnovamento, fu animato da
un formidabile spirito innovativo- spiega
Violante al Corriere della Sera- fu
violentemente sincero quando pose la
questione del finanziamento della
politica... Quella sincerità fu ignorata da
tutti... Forse era difficile affrontare il
tema, ma se lo avessero fatto, le cose
sarebbero andate diversamente, con minore
ipocrisia. Questo silenzio fece di Craxi una
sorta di capro espiatorio sull'altare del
codice penale". L'altra parte di lavoro
sporco di una Casta che non ha ancora
cancellato una legge vergogna, e anzi dopo
l'indulto salva-Previti e Consorte sta per
varare la legge che imbavaglia la stampa e
limita le intercettazioni telefoniche della
magistratura, spetta al segretario Piero
Fassino, che ascrive expost al Partito
Democratico Bettino Craxi, così come "Pertini,
Nenni, Rosselli, Matteotti".
Luciano Violante, come abbiamo visto, è il
termometro. Segna il momento giusto per
sdoganare l'indecente di oggi e di ieri per
l'impunità di domani, testando il livello di
assuefazione degli elettori, perché il
passaggio al Partito Democratico metterà
comunque a nudo quella parte di classe
dirigente autoreferenziale e legata a doppio
filo con Berlusconi. Si fa più concreto il
rischio di una perdita di quote di potere
dopo l'uscita del Correntone Ds e la
prospettiva di un'unica aggregazione a
Sinistra(che potrebbe interessare i
fuoriusciti Ds, Verdi, Pdci, Il Cantiere e
Rifondazione Comunista senza troxkysti) che
i dalemiani hanno cercato in ogni modo di
impedire con la mozione Angius e la finta
preoccupazione per la tuttora incerta
collocazione europea del Partito
Democratico. Sui cui meccanismi di
"formazione " si giocherà ora lo scontro
decisivo, coi temuti rutelliani e
veltroniani da sempre favorevoli- si vedrà
in questi giorni quanto- alle primarie . E'
dunque in questo "tutto per tutto", mentre
Di Pietro chiede di non candidare
condannati, che viene riabilitato in pompa
magna il pregiudicato latitante Doc. Non
certo per richiamare gli amici dello Sdi,
con cui viaggiano divisi per non ridurre i
posti disponibili in cambio di una scarsa
dote elettorale, ma perchè al calar delle
carte la Casta scoprirà il bluff: rifiuto
del meccanismo di "una testa, un voto" e, se
costretti ad un compromesso, accettazione di
primarie molto "ammorbidite" con votazioni
preferenziali per i tesserati ai partiti,
ancora di salvezza per il teletrasporto
delle oligarchie senza giudizio degli
elettori.
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