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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 13 APRILE 2007
Crescere come uomini e donne liberi
Sara Dellabella

Ogni giorno che passa, ogni tramonto che scompare e lascia posto alla notte inevitabilmente fa pensare al tempo che scorre, a ciò che passa, molto spesso invano. Le cronache di queste giorni, organizzazioni umanitarie che lasciano le proprie missioni per incomprensioni politiche e le stesse incomprensioni di qualunque natura siano, fanno capire quante energie vengano spese per conflitti inutili. Non stiamo parlando di strategie mondiali, ma battibecchi quotidiani, mascherati da questioni di vitale importanza. L’incertezza dei trentenni di oggi, gli italiani mammoni, i tifosi delinquenti e dei napoletani sporchi sono alimenti prelibati per chi cerca l’alibi della propria insofferenza. La giustificazione perpetua di chi si vuole nascondere dietro un dito, dando la colpa al mondo per l’insuccesso della propria vita. Cominciamo ad essere come certe signore sull’autobus, insofferenti ed ansiogene, capaci di creare problemi dove non ce ne sono, sadici al punto di interrompere un periodo sereno con valanghe di dubbi sul futuro.

 

Uscissimo un po’ più da quel ristretto recinto dell’Io, per imbatterci nella ricchezza che si prova ad essere gruppo, condividendo un ideale. Se imparassimo tutti, che una maniera esiste sempre, che essere giovani non vuol dire solo realizzarsi personalmente, ma realizzarsi in mezzo ad un gruppo aiuta a sentirsi meno soli a fine giornata. Condividere le proprie emozioni è il primo passo verso la libertà, la prima fuga dal provincialismo familiare che ci vuole tutti eterni Peter Pan. Smetteranno di chiamarci mammoni, il giorno in cui dimostreremo a noi e agli altri che siamo uomini e donne liberi, sganciati dai meccanismi di potere, dalle polemiche, che la libertà e la giustizia esistono veramente e non sono solo belle parole.
Insegniamo agli altri che non abbiamo bisogno di predicatori, perché la migliore predica è la nostra azione.
Ma poi potrebbe succedere che “saprete che l’umanità non tiene conto di quelli che hanno pensato così, hanno amato il loro simile per ciò che aveva di unico, di insolito, di libero, di diverso e sono stati sacrificati, torturati, bastonati, e consegnati ipocritamente alla giustizia secolare perché li liquidasse con somma pietà e spargimento di sangue” (Jorge de Sena).
Essere liberi vuol dire anche accettare questo rischio. Io tenterei ...

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