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Ogni giorno
che passa, ogni tramonto che scompare e
lascia posto alla notte inevitabilmente fa
pensare al tempo che scorre, a ciò che
passa, molto spesso invano. Le cronache di
queste giorni, organizzazioni umanitarie che
lasciano le proprie missioni per
incomprensioni politiche e le stesse
incomprensioni di qualunque natura siano,
fanno capire quante energie vengano spese
per conflitti inutili. Non stiamo parlando
di strategie mondiali, ma battibecchi
quotidiani, mascherati da questioni di
vitale importanza. L’incertezza dei
trentenni di oggi, gli italiani mammoni, i
tifosi delinquenti e dei napoletani sporchi
sono alimenti prelibati per chi cerca
l’alibi della propria insofferenza. La
giustificazione perpetua di chi si vuole
nascondere dietro un dito, dando la colpa al
mondo per l’insuccesso della propria vita.
Cominciamo ad essere come certe signore
sull’autobus, insofferenti ed ansiogene,
capaci di creare problemi dove non ce ne
sono, sadici al punto di interrompere un
periodo sereno con valanghe di dubbi sul
futuro.
Uscissimo un
po’ più da quel ristretto recinto dell’Io,
per imbatterci nella ricchezza che si prova
ad essere gruppo, condividendo un ideale. Se
imparassimo tutti, che una maniera esiste
sempre, che essere giovani non vuol dire
solo realizzarsi personalmente, ma
realizzarsi in mezzo ad un gruppo aiuta a
sentirsi meno soli a fine giornata.
Condividere le proprie emozioni è il primo
passo verso la libertà, la prima fuga dal
provincialismo familiare che ci vuole tutti
eterni Peter Pan. Smetteranno di chiamarci
mammoni, il giorno in cui dimostreremo a noi
e agli altri che siamo uomini e donne
liberi, sganciati dai meccanismi di potere,
dalle polemiche, che la libertà e la
giustizia esistono veramente e non sono solo
belle parole.
Insegniamo agli altri che non abbiamo
bisogno di predicatori, perché la migliore
predica è la nostra azione.
Ma poi potrebbe succedere che “saprete che
l’umanità non tiene conto di quelli che
hanno pensato così, hanno amato il loro
simile per ciò che aveva di unico, di
insolito, di libero, di diverso e sono stati
sacrificati, torturati, bastonati, e
consegnati ipocritamente alla giustizia
secolare perché li liquidasse con somma
pietà e spargimento di sangue” (Jorge de
Sena).
Essere liberi vuol dire anche accettare
questo rischio. Io tenterei ...
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