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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 17 APRILE 2007
Nelle grinfie del gatto e della volpe, purché italiani

Daniela Gaudenzi

Questo lunedì 16 aprile 2007 ha riconfermato in occasione dell’assemblea Telecom e in coincidenza di alcune rilevanti novità, in primo luogo la notizia del probabile ritiro di AT& T dalle trattative con Pirelli per la quota Olimpia, che in Italia la buona politica la sanno fare solo i comici; che le cose iniziate male finiscono peggio; che il centrosinistra non ha risolto il conflitto di interessi di Berlusconi perché attendeva che le dimensioni del medesimo diventassero, letteralmente, non quantificabili.
Il mondo politico ha dato ancora una volta il meglio di sé e l’Unione questa volta è riuscita a superarsi. Mentre la destra con Gianfranco Fini si è fatta paladina del libero mercato e dell’entrata di capitali stranieri, da FI i collaboratori più stretti di Berlusconi hanno attaccato il governo perché “mette a rischio la libertà economica” del paese.

 

Dall’esigenza condivisibile di “preservare la rete” che forse poteva essere avvertita e tutelata già al tempo delle privatizzazioni, i DS sono passati tout court alla difesa senza se e senza ma dell’Italianità, cavallo di battaglia già nell’estate dei furbetti per mantenere in sella il più possibile Fazio che non creava ostacoli a Consorte, e conseguentemente alla sciagurata equazione per cui qualsiasi italiano è sempre preferibile ad uno straniero. Perciò ben venga Berlusconi, che come ha ripetutamente sottolineato Fassino “è un operatore del settore che opera sul mercato e quindi può fare un’offerta”; se poi si unisce al “compagno” Colaninno, ex o tuttora capitano coraggioso, la cui solidità mantovana e sobrietà spartana è magnificata da Rinaldo Gianola su l’Unità, è difficile contenere l’entusiasmo.

E poi ci sarebbe anche una perfetta quadratura del cerchio perché si tratta sempre di quel Colaninno, impavido capitano coraggioso, anticipatore dei furbetti con cui ha ottimi rapporti ed affari, che sotto l’occhio benevolo di Massimo D’Alema molto attivo nel favorire l’Opa di Olivetti sulla Telecom, si portò a casa per poco, e con pochi soldi suoi, una società strategica che rifila più tardi a Tronchetti Provera per il doppio della quotazione di borsa. Vale forse la pena di ricordare che D’Alema invitò Mario Draghi che era contrario all’operazione e voleva bloccare l’opa a non partecipare e che Draghi gli chiese una comunicazione scritta per sottolineare ulteriormente la sua netta contrarietà; che da quella privatizzazione e dalla successiva cessione a Tronchetti, è nata ad opera di Colaninno e Gnutti una serie di società estere, formato scatola cinese, con al cuore la Bell, sede in Lussemburgo, da dove provengono i 7 miliardi di euro di plusvalenza per Colaninno e Gnutti e a seguire i 50 milioni di euro “per consulenze” a Consorte e Sacchetti. Secondo la ricostruzione puntuale di Report nella puntata Tavaroli & C “Gnutti e Colaninno con una mano vendono e con una mano comprano; a guadagnarci sono state le società estere [lussemburghesi] in buona parte controllate da italiani”.

Qualche giorno fa quando erano scese in campo AT & T e America Movil in una intervista a QN , Stefano Vaciago, economista docente alla Cattolica, uno insomma che non fa il mestiere di Beppe Grillo o di Daniele Luttazzi commentava “Stavolta comprerà chi ha i soldi, ma dal 2001 è un grande pasticcio” e spiegava “Chi compra deve dirlo e se supera il 29% deve lanciare un’opa. Con il 18% non si va lontano; è troppo per un buon manager e poco per un buon padrone….Spero che l’Italia diventi un paese normale.. chi acquista deve avere i soldi e possedere una vera quota di maggioranza. Non vedo come possono peggiorare le cose per Telecom se la comprano americani o europei…”. E sull’ “agognato” intervento di Mediaset ha precisato “..Alla fine serve un partner industriale. In Italia chi c’è? AT & T fa telecomunicazioni; Mediaset fa TV. Mi sembra una barzelletta pensare che chi produce show si occupi di telefoni”.

Conclusione amara, oggi più ancora più allarmante alla luce del ritiro dalla trattativa degli americani e dell’ accordo Berlusconi-Colaninno: “Il guaio è che peggio di così le privatizzazioni non si potevano fare…Abbiamo dato per poche lire aziende a chi non aveva i soldi per comprarle. E’ questo il peccato originario di Telecom”.
E adesso Telecom, dopo la “spoliazione” dell’ultima gestione, magnificamente rappresentata dall’assenza per “malattia” di Tronchetti Provera, “che manda un avviso invece che riceverlo”, a conferma del mondo alla rovescia denunciato da Beppe Grillo, ha buone probabilità con grande soddisfazione del mondo politico e in primis della “sinistra”, di rimanere italiana affidata ad un duo che è la personificazione dell’ identità tra politica e affari.

Silvio Berlusconi molti anni prima di cumulare in sé stesso il potere politico, il potere economico e il potere mediatico ricevette da quel Bettino Craxi, fresco di ascensione nel pantheon del sempre costituendo partito democratico, l’investitura di duopolista televisivo, evidentemente in perpetuum; il capitano coraggioso, senza macchia e senza paura Roberto Colaninno che si divide tra l’amata Mantova e noti paradisi fiscali era molto assiduo a palazzo Chigi, quando Guido Rossi lo definiva, senza successive ritrattazioni, “l’unica merchant bank in cui non si parla inglese”. Sia stato l’orgoglio ferito o l’incontenibile desiderio di comunicare amichevolmente con Condy, da allora ad oggi con applicazione costante, Massimo D’Alema ha ottenuto con l’inglese risultati che non si possono negare.

Alla fine si sta purtroppo verificando quello che i commentatori più accorti e i cittadini non ancora totalmente anestetizzati dal chiacchiericcio dei salotti televisivi paventavano. Lo ha sintetizzato perfettamente su la Stampa Federico Geremicca: “prevale l’atavico riflesso condizionato di una parte della classe politica che può portare fino al paradosso di considerare il peggiore italiano preferibile al miglior straniero e ad una difesa ad intermittenza dell’italianità a senso unico e in senso difensivo”.
Quali prospettive per un paese che ripete all’infinito gli stessi vizi e gli stessi mali persino con gli stessi nomi e cognomi?

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Daniela Guadenzi

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