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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 21 APRILE 2007
Non sapremo più nulla
gabriele vecchione

Il 17 aprile 2007 sarà una data da ricordare: in negativo. E' il giorno della morte del giornalismo. Rovinato da tanti servi, da editori provinciali e affossato dalla politica. Una classe politica – e ci scusiamo per l'inevitabile qualunquismo – cinta dietro un muro di privilegi e pronta a tutto per mantenere il potere. Una minoranza organizzata contro una maggioranza inebetita, un'oligarchia che agisce nell'impunità o che si adopera per agire super leges e allargare la propria sfera impunitaria, che abbassa l'individuo libero ed indipendente ed innalza invece l'individuo assoggettato ed infeudato. Questo sembra essere il nostro paese. Una finta democrazia auto eletta che è, come scrive Massimo Fini, "un ingegnoso sistema per metterlo al culo alla gente, e soprattutto alla povera gente, col suo consenso". A volte collusa con gruppi criminali, sempre organizzata in sistemi clientelari e di occupazione degli enti pubblici. E poi due fazioni: in lotta per la spartizione del potere, spesso si incontrano per sbaciucchiamenti ed inciuci, di tanto in tanto si dividono, come si dice, alzano i toni, per poi ricompattarsi davanti al pericolo: oggi i giornalisti scomodi, domani i magistrati che fanno il loro mestiere, dopodomani le intercettazioni.

 

·   Ed eccoci alla legge (che, se fatta dal centrodestra, sarebbe bollata: "vergogna") scritta da Mastella, il ministro dell'impunità, e votata da tutti: 447 sì, 0 no, 7 astenuti. Una serie di sottigliezze, di articoluzzi presentati all'opinione pubblica in nome del cittadino e della sua privacy. Per tutelare la casalinga di Voghera e Mario Rossi che finiscono irrimediabilmente tutti i giorni sui giornali, in una gogna mediatica e in un imbarbarimento inaccettabile. Non puoi neanche delinquere in santa pace che vieni, diamine!, intercettato: per l'oligarca, questo andazzo (che non si addice alla buona educazione, peraltro) non poteva continuare. Era in gioco la democrazia. Questa legge la salva e, aggiunge lo squalo di Ceppaloni, salvaguardia la dignità della persona

  • Se prima gli atti – verbali d'interrogatorio, ordinanze di custodia cautelare, verbali di perquisizione e di sequestro – erano coperti da segreto investigativo fino a quando non fossero "conoscibili dall'imputato", ora non li potremo più conoscere (neanche parziali o riassunti) fino alla conclusione dell'indagine preliminare. Se poi si va a processo, è vietata la pubblicazione degli atti del fascicolo del PM, se non dopo la sentenza d'appello. Dopo, cioè, circa dieci anni dalla formulazione dell'accusa. Oggi non conosceremmo le accuse mosse a Dell'Utri, Wanna Marchi, Cuffaro e Annamaria Franzoni, solo per fare qualche nome. E poi: non sapremmo nulla di Moggi, Fiorani, Consorte, Gnutti, Pio Pompa, Pollari e nulla degli scandali che ruotano attorno ai succitati figuri. Cioè: non sapremmo nulla di nulla.
  • Le intercettazioni dovranno essere autorizzate dal gip dopo una "autonoma valutazione" degli indizi di reato che dovranno essere motivati. Tutto per evitare "appiattimenti": si diceva, per esempio, che Woodcock facesse intercettare a suo uso e consumo. Tutto falso, logicamente. Lo conferma il ministro Mastella: le intercettazioni di Potenza "sono state disposte con provvedimento motivato da parte del Gip e non risultano elementi in base ai quali emerge che le attività processuali siano state caratterizzate da illegittimità o irregolarità". E nel processo dunque la difesa potrà contestare  l' "autonoma valutazione" del gip e potrà chiedere l'inutilizzabilità delle intercettazioni, fermando il processo o rinviandolo ad kalendas.
  • Il giornalista che non obbedirà al giro di vite rischia 30 giorni di carcere oppure una multa da 10.000 fino a 100.000 euro. Forte sarà l'inibizione: nessun giornalista correrà questo rischio, mentre avrebbe potuto correrlo l'editore che generalmente può vantare un'ampia disponibilità economica. Quando Mastella portò in Parlamento il disegno di legge, Enzo Biagi ebbe a commentare: "il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose anziché di chi le fa (…) La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti".
  • Diminuiscono i centri d'ascolto: uno per ogni distretto giudiziario.
  • La durata delle operazioni dovrà essere di 15 giorni (sic) prorogabili fino a tre mesi. Gli ultimi ma decisivi anelli di lunghe catene agirebbero, oggi, ancora, in totale impunità. Moggi, per esempio, intercettato per mesi e mesi. Vittorio Emanuele, a cui si è arrivati dopo due anni di intercettazioni in seguito ad una abbastanza ordinaria inchiesta sull'usura. Lo stesso per Fiorani, Ricucci, Coppola e Consorte. Anziché ridurre il numero di reati, si riducono le intercettazioni: la polvere si mette sotto il tappeto e si vive meglio. Basta fango sui giornali!
  • Entro il 31 marzo di ogni anno il capo della Procura dovrà inviare la relazione sulla gestione delle spese delle intercettazioni dell'anno precedente al Guardasigilli che, a sua volta, la invierà alla Corte dei Conti per "il controllo dei costi". "E' un segno di cambiamento", ha esultato (e quindi c'è da preoccuparsi) il forzista Pecorella.

   No: è una minaccia per i PM che indagano troppo, che escono dal recinto. L'azione penale obbligatoria (ancora per poco) dovrà dunque soggiacere a vincoli economici e sarà privata, de  facto, della libertà che, per definizione, esige.

Cosa accadrà in questo paese? Non ne sapremo più nulla. La primavera che un anno fa promettevano tarda ad arrivare. E non arriverà mai. E al cittadino non resta che "essere oppresso, umiliato, offeso e, sempre più spesso, anche sbeffeggiato" (Massimo Fini).

gabro.v@libero.it

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Gabriele Vecchione

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