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A
poche ore dal primo round delle elezioni
presidenziali francesi, il vincitore
Sarkozy parla del nuovo sogno francese,
degli operai, degli agricoltori e di
tutti i cittadini in difficoltà. Parla
degli ultimi ma dimentica di citare i
milionari che hanno finanziato la sua
campagna elettorale e le lobby che lo
fiancheggiano. Smussa gli spigoli e
punta diritto al centro. Sarkozy, uomo
di destra, parla come un socialista e
come un moderato. Parla come fosse già
il nuovo presidente della Repubblica
francese, e come fosse già quella
rassicurante icona funzionale alle
democrazie di oggi. Parla sfoderando
quella retorica sfacciata che cita tutto
e tutti promettendo tutto a tutti. Ed
inconsciamente rassicura che nulla
cambierà. E' la politica dei guro del
marketing, delle frasi fatte e dei
sondaggi seguiti minuto per minuto.
E' la
politica di massa, una politica ridotta
ad un prodotto visibile e accattivanti
sugli scaffali del supermercato
elettorale.
Quella
politica per cui il popolo si prende per
la pancia sfruttando quelle debolezze e
quelle paure a cui proprio la politica
non riesce a rispondere. E' l'arte dei
miraggi, dei sogni preconfezionati che
sfruttano futili isterismi collettivi.
Sarkozy e i tanti leader politici come
lui sparsi per l'Europa, rappresentano
l'assenza di identità politiche
profonde, di idee, di progetti, di
valori autentici. Un assenza che
appiattisce tutto nel calderone
centrista, nell'omologazione moderata.
Una politica priva di contenuti reali
che si sostanzia nella misera spinta
alle poltrone. Sarkozy è la politica
commerciale, è la rassegnazione a
lottare per disegnare una società
migliore, è la pavida ordinaria
amministrazione di un paese. E' la
sordità verso la storia, e la
rassegnazione alla mediocrità di un
fantomatico moderatismo. Stessa storia
del Partito Democratico italiano.
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