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“….Per
alcuni di Italie ce ne sono due o tre ma per
noi di Italia ce n’è una sola: questa”.
Enzo Biagi
L’ Italia che è ritornata in TV dopo
cinque anni con Enzo Biagi, cacciata dal
signore dei conflitti che senza alcun
ostacolo sta per allargare, con Telecom, i
confini del suo impero, è quella disegnata
dalla Costituzione, rappresentata dalla
libertà di espressione e dal diritto-dovere
di informare e di essere informati
dell’articolo 21, che non ammette censura.
E’ l’Italia della cittadinanza, della
partecipazione, del rispetto, della
responsabilità , della libertà e
dell’eguaglianza.
Un’ Italia che ha “il vizio della memoria” e
che non ha paura di sembrare antica o non
abbastanza trendy perché rifugge dai facili
revisionismi e dalla pseudo -
intellettualità salottiera, sempre a suo
agio con chi ha in mano la barra del timone
e tanto più accomodante con chi è più
potente.
La puntata speciale dedicata al 25 aprile ha
voluto ricordarci che si può “resistere”
anche oggi e l’ha fatto con le parole
appassionate e determinate del giovane
autore di Gomorra, costretto per la sua
denuncia sulla pervasività della camorra ad
abbandonare la sua città e alla protezione
dello Stato; con il contributo di Gherardo
Colombo, uno dei magistrati più coraggiosi e
capaci del paese che ha deciso di continuare
la sua battaglia per la giustizia e la
legalità nell’ Italia che premia la furbizia
e l’impunità, fuori dalle aule di giustizia
tra i giovani e i cittadini di ogni età e
condizione sociale; con le testimonianze di
resistenti di ieri e di oggi come Vittorio
Foa e Tina Anselmi.
L’ottantaseienne Enzo Biagi cacciato per
“l’uso criminale del servizio pubblico”
insieme a Michele Santoro e a Daniele
Luttazzi, tuttora bandito sine die, e
avvisato tramite raccomandata con tanto di
ricevuta di ritorno, ha voluto ricordare che
“ci sono momenti in cui si ha il dovere di
non piacere a qualcuno e noi non siamo
piaciuti”.
Rotocalco Televisivo si richiama volutamente
a un modo di fare TV antecedente la
commercializzazione o berlusconizzazione del
servizio pubblico che ci riporta a TV 7, ad
uno stile sobrio e documentaristico che non
fa concessioni alla spettacolarità,
all’effetto facile, al chiacchiericcio, alla
confusione organizzata e all’appiattimento
sul banale che dominano, con l’eccezione di
Anno Zero e Report, tutti i cosiddetti spazi
di approfondimento.
Enzo Biagi ha
fatto anche una precisazione che lo rende
ancora di più estraneo al media system
imperante: che i politici non saranno di
casa a RT , dato che sono onnipresenti
ovunque e che saranno invitati solo se
avranno qualcosa di veramente importante da
dire. Semplicemente inaudito!
Un giornalista che pretende di valutare se
la presenza del politico è o non è rilevante
e che non si mette a disposizione della
bulimia mediatica delle oligarchie
partitiche che prosperano e spesso
sopravvivono grazie alle poltrone o
strapuntini garantiti nei salotti
televisivi!
Gli esperti di scienze sociali rilevano con
qualche apprensione che lo stato di
scollamento e di lontananza dei cittadini
italiani dalla classe politica sta toccando
i picchi, che sembravano ineguagliabili, del
’92 in piena Tangentopoli.
All’Italia dei non rappresentati, da una
politica che senza rendersene conto sta
soffocando nella sua autoreferenzialità, e
alla sua determinazione a resistere è
arrivato da “un anziano cronista”, come ama
definirsi Enzo Biagi, un piccolo ma deciso
segnale di incoraggiamento.
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