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Corona e soci,
gli 007 deviati Pollari e Pompa, Sua
Bassezza Savoia e il Dottor Sottile, Moggi,
Carraro, Pairetto e Bergamo, Fazio, Fiorani,
Consorte, Gnutti e Ricucci, Tanzi, Cragnotti
e bancarottieri assortiti, e a ritroso tutti
i ladroni di Tangentopoli che devastarono le
casse pubbliche lasciando un debito pubblico
record. Ce li ritroveremmo tutti ancora al
potere, anche i Craxi, i Forlani, i De
Lorenzo e i Poggiolini, se allora fosse
esistita la legge Mastella che oggi sta per
decretare la fine della cronaca giudiziaria.
Le norme approvate alla Camera quasi
all'unanimità vietano ai giornalisti di
raccontare le indagini fino all'udienza
preliminare, gli atti contenuti nel
fascicolo del pm fino al giudizio d'Appello
e tutte le intercettazioni - che hanno il
pregio di immortalare inconfutabilmente
reati e comportamenti immorali - pena il
pagamento di multe da 10 a 100mila euro,
cifra che nessun cronista potrebbe
permettersi di sborsare.
Il segretario del Consiglio nazionale dei
giornalisti Vittorio Roidi ricorda che nel
'93 a Giuseppe Gargani (ora Forza Italia) fu
affidato il compito di predisporre un testo
che vietasse la pubblicazione di alcunché
fino al termine delle indagini preliminari,
ma i tanti politici onesti si opposero. La
conoscenza e il libero arbitrio sono
l'essenza della democrazia, e l'ultimo
baluardo, in un paese in cui il capo
dell'opposizione è un potentissimo magnate
televisivo, è la carta stampata: nonostante
i limiti dei giornali di partito e degli
editori impuri sono ancora tanti i cronisti
indipendenti che raccontano i fatti, anche
quelli scomodi.
Per affondare il colpo decisivo della
legge-bavaglio hanno individuato il pretesto
giusto nel caso Sircana, appositamente
seguito dagli alti lai per la gogna
mediatica, il "mancato rispetto della
privacy", le "violazioni del segreto
investigativo" e "l'eccesso di
intercettazioni" della Procura di Potenza. A
parte il fatto che è singolare invocare la
privacy per un uomo pubblico in un luogo
pubblico, anche senza l'inchiesta le foto
scattate al portavoce di Prodi sarebbero
comunque uscite: se la vittima non cede al
ricatto e non denuncia l'uscita è immediata,
se paga i ricattatori potranno sempre alzare
la posta fino all'inevitabile pubblicazione,
e anche se (come afferma il portavoce del
premier) non c'è stato alcun ricatto, le
foto prima o poi compariranno su un giornale
di gossip.
La violazione del segreto d'indagine non c'è
stata perché l'intercettazione col
riferimento a Sircana era allegata
all'ordinanza di custodia cautelare disposta
dal Gip e dunque i contenuti erano
perfettamente pubblicabili; per quanto
concerne le intercettazioni effettuate da
Woodcock persino Mastella ha dovuto
ammettere che non ci sono state irregolarità
e la Procura di Potenza è risultata essere
nella media nazionale. Mentre in tutto il
mondo si investe in tecnologie sempre più
avanzate in grado di stanare
narcotrafficanti, mafiosi, terroristi e
riciclatori di denaro sporco, il Ministro
della Giustizia chiede di ridurre
drasticamente da 166 a 23 i centri
d'ascolto, solo presso le Corti d'Appello,
con gravi disagi per le Procure di tutta
Italia, già alle prese con carenze di
personale, mezzi e persino di scorte per i
magistrati anti-mafia; e di sottoporre al
vaglio delle Corte dei Conti, per eventuali
responsabilità contabili, le spese per le
intercettazioni, che in totale in Italia
costano 4 euro a cittadino (e vengono poi fatte
pagare agli imputati condannati!).
Si deve risparmiare sulla sicurezza dei
cittadini in un Paese che ha quattro regioni
controllate manu militari dalla criminalità
organizzata in continua espansione
territoriale e verticale? Quelle mafie s.p.a
che oltre alle tradizionali attività di
taglieggio dei commercianti, sfruttamento
della prostituzione, traffico internazionale
di stupefacenti, rifiuti, armi, organi ed
esseri umani, grazie ai sempre più robusti
intrecci con la politica fagocitano miliardi
di euro di appalti, fondi Ue, convenzioni
sanitarie, svaligiando le casse pubbliche
senza sparare un colpo. Mentre nelle
democrazie occidentali un politico si
dimette per una promessa non mantenuta o
l'evasione contributiva della colf, in
Italia si ricordano come un fatto
eccezionale le dimissioni di Sylos Labini
dal Comitato del Ministero del Bilancio
quando nel 1974 Andreotti nominò
sottosegretario Salvo Lima.
Negli ultimi anni, anche grazie ad un
decennio di lavaggio del cervello mediatico
teso a linciare i magistrati scomodi e a
beatificare i corrotti, i politici italiani
non solo non eliminano, ma non prendono
nemmeno più le distanze da amici di mafiosi
e condannati. Basta ricordare la stima del
dalemiano Latorre nei confronti di Marcello
Dell'Utri, condannato in via definitiva per
false fatture, in primo grado per tentata
estorsione e per concorso esterno in
associazione mafiosa, e quella del suo gran
capo, che dalla Bicamerale alla recente
apertura per Telecom (sempre in linea con
gli inciuci del Cavalier "chiagni e fotti",
che si sacrificherebbe in cambio
dell'affossamento della legge Gentiloni!)
continua a stendere tappeti rossi ad un
signore prescritto per corruzione,
amnistiato per falsa testimonianza, evasore
fiscale conclamato, la cui azienda pagava
tangenti alla Gdf, ancora imputato in due
processi sempre per corruzione, mentre l'ha
fatta franca in altri procedimenti grazie
alle varie leggi vergogna, dalla
depenalizzazione del falso in bilancio
all'ex Cirielli.
Ma una vergogna vergognosa come il ddl
Mastella non era riuscita a farla votare
neppure Berlusconi, ora comprensibilmente
sollevato. E' la fine del giornalismo
scomodo e dunque della conoscenza dei
cittadini, è il filtro generalizzato delle
notizie in simbiosi col regime televisivo,
dove chi avrà disponibilità economiche
miliardarie e volontà politica, leggi
"Libero", "Il Foglio" e "Il Giornale" (che
dopo le passate panzane di Telecom Serbia e
Mitrokin sta scrivendo- erroneamente perchè
il procuratore di Bolzano ha già smentito-
che Prodi è coinvolto nell'indagine sui modi
di acquisizione a metà degli anni '90 da
parte della Siemens di una quota dell'Italtel)
sarà l'unico a potersi permettere di pagare
quelle multe da 100mila euro che metteranno
a tacere tutti gli altri cronisti. Perché
nemmeno l' inciucio tratterrà il monopolista
estraneo alla democrazia dall'attaccare gli
avversari con notizie false, dopo aver
ottenuto il controllo, e dunque il filtro e
la manipolazione, di quelle vere.
Anche nel centrosinistra c'è chi, dopo
l'indulto salva-Consorte e salva-Previti, si
prepara a festeggiare il black-out sul
contenuto delle telefonate del dirigente
Unipol con D'Alema, Sposetti e Latorre(mentre
quelle di Fassino erano state già pubblicate
da "Il Giornale"), ma i tappi di champagne
in occasione del decisivo passaggio al
Senato potrebbero non saltare. Oltre al
notoriamente contrario Di Pietro, sono in
molti a voler bocciare, o quantomeno rifare
da capo, il testo passato alla Camera, a
cominciare dalla sinistra non dalemiana, da
rutelliani e prodiani che non avendo
scheletri negli armadi non ci stanno a
passare per quelli che vogliono cancellare
le indagini dalle cronache. All'indignazione
dei cittadini e dei giornalisti, poi, si
aggiungono le osservazioni di magistratura e
polizia sulle catastrofiche conseguenze dei
limiti posti alle intercettazioni. "Siamo
fortemente preoccupati- afferma il
segretario dell'Anm Nello Rossi- si è finiti
con introdurre disposizioni che aggravano le
procedure delle intercettazioni legittime,
strumento di indagine indispensabile per
l'accertamento di reati molto gravi, e che
preannunciano un proliferare del contenzioso
in Cassazione".
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