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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 26 APRILE 2007
La vergogna della vergognosa legge bavaglio

Stefano santachiara

Corona e soci, gli 007 deviati Pollari e Pompa, Sua Bassezza Savoia e il Dottor Sottile, Moggi, Carraro, Pairetto e Bergamo, Fazio, Fiorani, Consorte, Gnutti e Ricucci, Tanzi, Cragnotti e bancarottieri assortiti, e a ritroso tutti i ladroni di Tangentopoli che devastarono le casse pubbliche lasciando un debito pubblico record. Ce li ritroveremmo tutti ancora al potere, anche i Craxi, i Forlani, i De Lorenzo e i Poggiolini, se allora fosse esistita la legge Mastella che oggi sta per decretare la fine della cronaca giudiziaria.

Le norme approvate alla Camera quasi all'unanimità vietano ai giornalisti di raccontare le indagini fino all'udienza preliminare, gli atti contenuti nel fascicolo del pm fino al giudizio d'Appello e tutte le intercettazioni - che hanno il pregio di immortalare inconfutabilmente reati e comportamenti immorali - pena il pagamento di multe da 10 a 100mila euro, cifra che nessun cronista potrebbe permettersi di sborsare.

Il segretario del Consiglio nazionale dei giornalisti Vittorio Roidi ricorda che nel '93 a Giuseppe Gargani (ora Forza Italia) fu affidato il compito di predisporre un testo che vietasse la pubblicazione di alcunché fino al termine delle indagini preliminari, ma i tanti politici onesti si opposero. La conoscenza e il libero arbitrio sono l'essenza della democrazia, e l'ultimo baluardo, in un paese in cui il capo dell'opposizione è un potentissimo magnate televisivo, è la carta stampata: nonostante i limiti dei giornali di partito e degli editori impuri sono ancora tanti i cronisti indipendenti che raccontano i fatti, anche quelli scomodi.

Per affondare il colpo decisivo della legge-bavaglio hanno individuato il pretesto giusto nel caso Sircana, appositamente seguito dagli alti lai per la gogna mediatica, il "mancato rispetto della privacy", le "violazioni del segreto investigativo" e "l'eccesso di intercettazioni" della Procura di Potenza. A parte il fatto che è singolare invocare la privacy per un uomo pubblico in un luogo pubblico, anche senza l'inchiesta le foto scattate al portavoce di Prodi sarebbero comunque uscite: se la vittima non cede al ricatto e non denuncia l'uscita è immediata, se paga i ricattatori potranno sempre alzare la posta fino all'inevitabile pubblicazione, e anche se (come afferma il portavoce del premier) non c'è stato alcun ricatto, le foto prima o poi compariranno su un giornale di gossip.

La violazione del segreto d'indagine non c'è stata perché l'intercettazione col riferimento a Sircana era allegata all'ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip e dunque i contenuti erano perfettamente pubblicabili; per quanto concerne le intercettazioni effettuate da Woodcock persino Mastella ha dovuto ammettere che non ci sono state irregolarità e la Procura di Potenza è risultata essere nella media nazionale. Mentre in tutto il mondo si investe in tecnologie sempre più avanzate in grado di stanare narcotrafficanti, mafiosi, terroristi e riciclatori di denaro sporco, il Ministro della Giustizia chiede di ridurre drasticamente da 166 a 23 i centri d'ascolto, solo presso le Corti d'Appello, con gravi disagi per le Procure di tutta Italia, già alle prese con carenze di personale, mezzi e persino di scorte per i magistrati anti-mafia; e di sottoporre al vaglio delle Corte dei Conti, per eventuali responsabilità contabili, le spese per le intercettazioni, che in totale in Italia costano 4 euro a cittadino (e vengono poi fatte pagare agli imputati condannati!).

Si deve risparmiare sulla sicurezza dei cittadini in un Paese che ha quattro regioni controllate manu militari dalla criminalità organizzata in continua espansione territoriale e verticale? Quelle mafie s.p.a che oltre alle tradizionali attività di taglieggio dei commercianti, sfruttamento della prostituzione, traffico internazionale di stupefacenti, rifiuti, armi, organi ed esseri umani, grazie ai sempre più robusti intrecci con la politica fagocitano miliardi di euro di appalti, fondi Ue, convenzioni sanitarie, svaligiando le casse pubbliche senza sparare un colpo. Mentre nelle democrazie occidentali un politico si dimette per una promessa non mantenuta o l'evasione contributiva della colf, in Italia si ricordano come un fatto eccezionale le dimissioni di Sylos Labini dal Comitato del Ministero del Bilancio quando nel 1974 Andreotti nominò sottosegretario Salvo Lima.

Negli ultimi anni, anche grazie ad un decennio di lavaggio del cervello mediatico teso a linciare i magistrati scomodi e a beatificare i corrotti, i politici italiani non solo non eliminano, ma non prendono nemmeno più le distanze da amici di mafiosi e condannati. Basta ricordare la stima del dalemiano Latorre nei confronti di Marcello Dell'Utri, condannato in via definitiva per false fatture, in primo grado per tentata estorsione e per concorso esterno in associazione mafiosa, e quella del suo gran capo, che dalla Bicamerale alla recente apertura per Telecom (sempre in linea con gli inciuci del Cavalier "chiagni e fotti", che si sacrificherebbe in cambio dell'affossamento della legge Gentiloni!) continua a stendere tappeti rossi ad un signore prescritto per corruzione, amnistiato per falsa testimonianza, evasore fiscale conclamato, la cui azienda pagava tangenti alla Gdf, ancora imputato in due processi sempre per corruzione, mentre l'ha fatta franca in altri procedimenti grazie alle varie leggi vergogna, dalla depenalizzazione del falso in bilancio all'ex Cirielli.

Ma una vergogna vergognosa come il ddl Mastella non era riuscita a farla votare neppure Berlusconi, ora comprensibilmente sollevato. E' la fine del giornalismo scomodo e dunque della conoscenza dei cittadini, è il filtro generalizzato delle notizie in simbiosi col regime televisivo, dove chi avrà disponibilità economiche miliardarie e volontà politica, leggi "Libero", "Il Foglio" e "Il Giornale" (che dopo le passate panzane di Telecom Serbia e Mitrokin sta scrivendo- erroneamente perchè il procuratore di Bolzano ha già smentito- che Prodi è coinvolto nell'indagine sui modi di acquisizione a metà degli anni '90 da parte della Siemens di una quota dell'Italtel) sarà l'unico a potersi permettere di pagare quelle multe da 100mila euro che metteranno a tacere tutti gli altri cronisti. Perché nemmeno l' inciucio tratterrà il monopolista estraneo alla democrazia dall'attaccare gli avversari con notizie false, dopo aver ottenuto il controllo, e dunque il filtro e la manipolazione, di quelle vere.
 

 

Anche nel centrosinistra c'è chi, dopo l'indulto salva-Consorte e salva-Previti, si prepara a festeggiare il black-out sul contenuto delle telefonate del dirigente Unipol con D'Alema, Sposetti e Latorre(mentre quelle di Fassino erano state già pubblicate da "Il Giornale"), ma i tappi di champagne in occasione del decisivo passaggio al Senato potrebbero non saltare. Oltre al notoriamente contrario Di Pietro, sono in molti a voler bocciare, o quantomeno rifare da capo, il testo passato alla Camera, a cominciare dalla sinistra non dalemiana, da rutelliani e prodiani che non avendo scheletri negli armadi non ci stanno a passare per quelli che vogliono cancellare le indagini dalle cronache. All'indignazione dei cittadini e dei giornalisti, poi, si aggiungono le osservazioni di magistratura e polizia sulle catastrofiche conseguenze dei limiti posti alle intercettazioni. "Siamo fortemente preoccupati- afferma il segretario dell'Anm Nello Rossi- si è finiti con introdurre disposizioni che aggravano le procedure delle intercettazioni legittime, strumento di indagine indispensabile per l'accertamento di reati molto gravi, e che preannunciano un proliferare del contenzioso in Cassazione".

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