PRIMA PAGINA

POLITICA

ECONOMIA

GIUSTIZIA

INFORMAZIONE

ESTERI

WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 28 APRILE 2007
La rete di bugie sulle intercettazioni
gabriele vecchione

Non hanno faticato molto i politici per approvare la legge Mastella sulle intercettazioni. Il consenso era, come si dice oggi, bipartisan: preludio di nefaste nuove; l'opposizione era inesistente, se pensiamo che uno dei più attivi oppositori è stato Belpietro: che, di contro, proponeva "una legge… che imbrigliasse le mani dei pm che firmano richieste di intercettazioni telefoniche con la stessa rapidità con cui vergano biglietti d'auguri" (sic), se pensiamo che così Mastella ha soltanto fotografato la condizione di schiavitù in cui versa il giornalismo, ben lieto di autocensurarsi: in fondo "basta fango sui giornali" e "basta gogne mediatiche" sono soltanto due slogan per non dire esplicitamente: "non vogliamo grane, viviamo bene così, in appendice ai poteri finanziari e politici"; la maggioranza dei cittadini era distratta, inebetita, assuefatta da grandi fratelli e isole dei famosi, dal compleanno di Enzo Mirigliani, celebrato in gran pompa dal magnifico cerimoniere di qualunque potere Bruno Vespa, da partiti democratici e da mestoli assassini. Non hanno faticato, dicevamo: ma anche per una saggia e costante costruzione di una rete di bugie, propagata su tutti i giornali e tutte le televisioni: si intercetta troppo, le intercettazioni costano troppo, tutti vengono spiati, e via mentendo.

 

·   Eccone un piccolo campionario:

  • Le intercettazioni costano troppo: Pino Pisicchio (Idv), presidente della commissione Giustizia, e come lui altri, ha parlato di "spreco di ingenti somme di denaro impegnati". Ma, stando ai conti del ministero della Giustizia, nel 2006 si sono spesi 246 milioni di euro, 40 in meno rispetto al 2005. Cioè circa 4 euro a cittadino. Nel paese in cui vengono spesi 600 mila euro di carta igienica per i senatori e comunque gli sprechi sono ben altri, 4 euro a cittadino appare una cifra ragionevole e sostenibile. La legge Mastella è stata fatta in reazione allo sdegno per il gran numero di intercettazioni, troppe e troppo costose – si diceva, soprattutto dopo gli scandali legati al calcio e alla casata Savoia. Con l'aggiunta di Vallettopoli: Potenza spende troppo, l'andazzo non può andare oltre. Ma è vero? No: dapprima il Guardasigilli ammette in Parlamento che non sono "sussistenti i presupposti per trasmettere i dati in questione alla Procura dei Corte dei Conti", poi il Ministero divulga le statistiche: Potenza è trentesima tra le procure che hanno speso di più dopo città come Busto Arsizio, Varese, Latina, Monza, Perugia e Marsala. Mentre tutti immaginano che le intercettazioni costino un occhio della testa, pochi invece sanno che poi questa spesa, forse, si può anche tollerare.
    • Le Procure fanno uscire le notizie: sino a prova contraria è vero il contrario. Amato si presenta in Parlamento l'11 luglio scorso con una denuncia – shock: "Sono esterrefatto, mi dicono che esistono contratti tra giornalisti e chi fornisce notizie e collegamenti tra Procure e giornalisti, per cui… viene fornita ai giornalisti la password per entrare". La denuncia rimane lettera morta, come si addice per le denunce senza nomi e cognomi, senza documentazione, senza sostegno probatorio. E gli ispettori mastelliani, mandati ormai dappertutto ove ci sia un potente indagato, nulla hanno mai trovato di illecito. Molti, quando uscivano le intercettazioni sui giornali (bei tempi!), identificavano la Procura coinvolta come un monstrum che calpestava la privacy dei cittadini, il buon senso comune, il diritto alla riservatezza: in realtà gli atti divenivano pubblici non appena fossero "conoscibili dall'imputato".
    • I cittadini non erano tutelati: Si voleva, e ci si è riusciti, far passare la vulgata che la privacy dei cittadini fosse costantemente messa in gioco, che tutti fossimo intercettati: in un, come l'ha definito lo squalo di Ceppaloni, grande fratello continuo. In realtà il semplice cittadino non finisce sui quotidiani, semplicemente perché di Mario Rossi non interessa nulla a nessuno. Altresì sui quotidiani ci finiscono Berlusconi che ospita nella sua casa sarda Fiorani che intanto distribuisce pacchi di soldi al Parlamento (ancora bipartisan), Consorte che informa Fassino che sta per commettere un reato, Moggi che, in palese illecito conflitto d'interessi, predispone arbitri favorevoli alla Juventus o parla al telefono con il segretario di Mastella per concordare azioni comuni. Notizie non penalmente rilevanti, ma di interesse pubblico per i cittadini e di grande fastidio per i personaggi pubblici coinvolti. E' così che si tutelano i cittadini? E ancora: si tutelano non facendo loro più saper niente? No, così si danneggiano.
    • In Italia si intercetta troppo: delle "troppe" intercettazioni in realtà dovremmo fare un elogio. Perché costituiscono un motivo di tensione morale nel paese dell'impunità, perché ci permettono di conoscere ciò che avviene nello stivale (e dunque, di tanto in tanto, di scoprire un'associazione a delinquere, un gruppo eversivo o un politico corrotto) e di conoscerne la fenomenologia, offrendo uno spaccato realista ed addirittura neutrale ed imparziale delle figure che attraversano il paese dell' ambiente nel quale gravitano e agiscono. Ma poi: perché si intercetta troppo? Forse che questi magistrati siano assettati di giustizia e di forche? O forse che in Italia si commettano troppi reati?

Non servirà a nulla, questo campionario. Forse solo a salvaguardare quello spirito di verità che, oggi, in Italia, è stato sacrificato sull'altare della convenienza politica.

gabro.v@libero.it

COMMENTA QUESTO ARTICOLo nel blog di centomovimenti.com

un dovere civile
Gabriele Vecchione

Google
Web www.centomovimenti.com
CLICCA QUI PER TORNARE ALLA PRIMA PAGINA

ALTRE NOTIZIE

 

MANDA QUESTO ARTICOLO AD UN AMICO
Inserisci l'indirizzo del destinatario e clicca "invia"