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Non hanno
faticato molto i politici per approvare la
legge
Mastella sulle
intercettazioni. Il consenso era, come si
dice oggi, bipartisan: preludio di
nefaste nuove; l'opposizione era
inesistente, se pensiamo che uno dei più
attivi oppositori è stato Belpietro: che, di
contro, proponeva "una legge… che
imbrigliasse le mani dei pm che firmano
richieste di intercettazioni telefoniche con
la stessa rapidità con cui vergano biglietti
d'auguri" (sic), se pensiamo che così
Mastella ha soltanto fotografato la
condizione di schiavitù in cui versa il
giornalismo, ben lieto di autocensurarsi: in
fondo "basta fango sui giornali" e "basta
gogne mediatiche" sono soltanto due slogan
per non dire esplicitamente: "non vogliamo
grane, viviamo bene così, in appendice ai
poteri finanziari e politici"; la
maggioranza dei cittadini era distratta,
inebetita, assuefatta da grandi fratelli e
isole dei famosi, dal compleanno di Enzo
Mirigliani, celebrato in gran pompa dal
magnifico cerimoniere di qualunque potere
Bruno Vespa, da partiti democratici e da
mestoli assassini. Non hanno faticato,
dicevamo: ma anche per una saggia e costante
costruzione di una rete di bugie, propagata
su tutti i giornali e tutte le televisioni:
si intercetta troppo, le intercettazioni
costano troppo, tutti vengono spiati, e via
mentendo.
·
Eccone un piccolo campionario:
-
Le intercettazioni costano troppo:
Pino Pisicchio (Idv), presidente della
commissione Giustizia, e come lui altri,
ha parlato di "spreco di ingenti somme
di denaro impegnati". Ma, stando ai
conti del ministero della Giustizia, nel
2006 si sono spesi 246 milioni di euro,
40 in meno rispetto al 2005. Cioè circa
4 euro a cittadino. Nel paese in cui
vengono spesi 600 mila euro di carta
igienica per i senatori e comunque gli
sprechi sono ben altri, 4 euro a
cittadino appare una cifra ragionevole e
sostenibile. La legge Mastella è stata
fatta in reazione allo sdegno per il
gran numero di intercettazioni, troppe e
troppo costose – si diceva, soprattutto
dopo gli scandali legati al calcio e
alla casata Savoia. Con l'aggiunta di
Vallettopoli: Potenza spende troppo,
l'andazzo non può andare oltre. Ma è
vero? No: dapprima il Guardasigilli
ammette in Parlamento che non sono
"sussistenti i presupposti per
trasmettere i dati in questione alla
Procura dei Corte dei Conti", poi il
Ministero divulga le statistiche:
Potenza è trentesima tra le procure che
hanno speso di più dopo città come Busto
Arsizio, Varese, Latina, Monza, Perugia
e Marsala. Mentre tutti immaginano che
le intercettazioni costino un occhio
della testa, pochi invece sanno che poi
questa spesa, forse, si può anche
tollerare.
-
Le Procure fanno uscire
le notizie:
sino a prova contraria è vero il
contrario. Amato si presenta in
Parlamento l'11 luglio scorso con una
denuncia – shock: "Sono esterrefatto,
mi dicono che esistono contratti tra
giornalisti e chi fornisce notizie e
collegamenti tra Procure e
giornalisti, per cui… viene fornita ai
giornalisti la password per entrare".
La denuncia rimane lettera morta, come
si addice per le denunce senza nomi e
cognomi, senza documentazione, senza
sostegno probatorio. E gli ispettori
mastelliani, mandati ormai dappertutto
ove ci sia un potente indagato, nulla
hanno mai trovato di illecito. Molti,
quando uscivano le intercettazioni sui
giornali (bei tempi!), identificavano
la Procura coinvolta come un
monstrum che calpestava la privacy
dei cittadini, il buon senso comune,
il diritto alla riservatezza: in
realtà gli atti divenivano pubblici
non appena fossero "conoscibili
dall'imputato".
-
I cittadini non erano
tutelati: Si
voleva, e ci si è riusciti, far
passare la vulgata che la
privacy dei cittadini fosse
costantemente messa in gioco, che
tutti fossimo intercettati: in un,
come l'ha definito lo squalo di
Ceppaloni, grande fratello continuo.
In realtà il semplice cittadino non
finisce sui quotidiani, semplicemente
perché di Mario Rossi non interessa
nulla a nessuno. Altresì sui
quotidiani ci finiscono Berlusconi che
ospita nella sua casa sarda Fiorani
che intanto distribuisce pacchi di
soldi al Parlamento (ancora
bipartisan), Consorte che informa
Fassino che sta per commettere un
reato, Moggi che, in palese illecito
conflitto d'interessi, predispone
arbitri favorevoli alla Juventus o
parla al telefono con il segretario di
Mastella per concordare azioni comuni.
Notizie non penalmente rilevanti, ma
di interesse pubblico per i cittadini
e di grande fastidio per i personaggi
pubblici coinvolti. E' così che si
tutelano i cittadini? E ancora: si
tutelano non facendo loro più saper
niente? No, così si danneggiano.
-
In Italia si intercetta
troppo:
delle "troppe" intercettazioni in
realtà dovremmo fare un elogio. Perché
costituiscono un motivo di tensione
morale nel paese dell'impunità, perché
ci permettono di conoscere ciò che
avviene nello stivale (e dunque, di
tanto in tanto, di scoprire
un'associazione a delinquere, un
gruppo eversivo o un politico
corrotto) e di conoscerne la
fenomenologia, offrendo uno spaccato
realista ed addirittura neutrale ed
imparziale delle figure che
attraversano il paese dell' ambiente
nel quale gravitano e agiscono. Ma
poi: perché si intercetta troppo?
Forse che questi magistrati siano
assettati di giustizia e di forche? O
forse che in Italia si commettano
troppi reati?
Non servirà a
nulla, questo campionario. Forse solo a
salvaguardare quello spirito di verità che,
oggi, in Italia, è stato sacrificato
sull'altare della convenienza politica.
gabro.v@libero.it
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