WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 13 DICEMBRE 2007
Delusione e sfiducia nelle istituzioni: vedi i casi Forleo e De Magistris
Daniela Gaudenzi

 

“Poltiglia o mucillagine di massa delusa da politica ed istituzioni” è la definizione immaginifica e forse lievemente debordante che il Censis ha scelto per descrivere la società italiana del 2007, una società parcellizzata e particolaristica che non si riconosce in una comunità coesa, che diffida al sommo grado dei suoi rappresentanti e degli organi istituzionali.
E’ un quadro più che allarmante che se sovrapposto ai dati che provengono da autorevoli organismi internazionali a proposito di trasparenza, corruzione, libertà di informazione, rispetto dell’ambiente, lotta alla criminalità organizzata, qualità televisiva e grado di istruzione, sicurezza del lavoro, fornisce l’idenkit di un paese in cui si preferirebbe non vivere e da cui sarebbe buono e giusto allontanarsi.
Sulla vexata e abusata quaestio se sia peggio la società civile o la società politica, se i rappresentanti rispecchino i rappresentati, se la classe o casta dei politici debba rappresentare tutta la società nel suo insieme inclusi i mafiosi, pedofili, assassini, corruttori e delinquenti di ogni tendenza, o se come anche il semplice buon senso vorrebbe, debba essere selezionata al meglio invece che al peggio, ormai non si sa nemmeno più se sia utile ed opportuno soffermarsi.
Sul fronte della credibilità e dell’autorevolezza delle istituzioni, purtroppo, va sottolineato come il distacco e spesso lo sconcerto con cui sono considerate e valutate dalla pubblica opinione, dopo il disastroso quinquennio berlusconiano, non accennano a ridursi o ricomporsi ma al contrario si acuiscono e finiscono per coinvolgere anche organi costituzionali di garanzia e autotutela.
Mi riferisco alla presidenza della Repubblica e al Consiglio Superiore della magistratura.
Il presidente Napolitano ha ritenuto di dover intervenire ripetutamente e, recentemente decisamente a sproposito, in materia di intercettazioni telefoniche; nella scorsa estate lo ha fatto anche con un “monito” ed una censura molto chiara nei confronti dell’ordinanza con cui Clementina Forleo chiedeva alla Camera di poter utilizzare le telefonate delle scalate Unipol-Bnl-Antonveneta tra i parlamentari e gli attuali indagati.
Clementina Forleo può essere incorsa in qualche errore comportamentale, può essersi fidata di persone sbagliate, può aver parlato più di quanto sarebbe opportuno attenendosi ad una rigorosa deontologia professionale, ma la sua ordinanza secondo l’opinione dei più prestigiosi ed autorevoli giuristi è legittima e risponde all’esigenza di motivazione prevista dalla Costituzione.
E che cosa si può pensare di un CSM, composto - è bene ricordarlo- per un terzo da membri non togati di nomina squisitamente politica, dove senza destare nessuno scalpore la relatrice Letizia Vacca, docente di diritto romano in quota al partito di Diliberto, può dichiarare preliminarmente: “E’ necessario che emerga che è un cattivo magistrato”? 
E forse si può esprimere qualche perplessità anche sulla decisione unanime della prima commissione di avviare il trasferimento della Forleo per incompatibilità non solo ambientale, ma anche funzionale, impedendole cioè a vita di poter fare il giudice monocratico, richiesta di cui non sono noti molti precedenti.
Ma lo sconcerto e la sfiducia aumentano se si passa al clima che aleggia attorno ad un altro “cattivo magistrato”, quel Luigi De Magistris, già ispezionato senza soluzione di continuità da tre anni, a cui sono state già sottratte due inchieste, una “Toghe lucane” gli è stata restituita recentissimamente da un provvedimento della Cassazione, l’altra Why Not gli è stata scippata con una avocazione che non ha precedenti, mentre il ministro della Giustizia co- indagato insieme ad un folto comitato d’affari bipartisan, avviava tempisticamente il suo trasferimento d’urgenza.
Sempre dinanzi alla prima commissione, la comunista italiana studiosa di diritto romano, ha proposto la procedura di trasferimento per Luigi De Magistris accusato di “aver gettato discredito sulle toghe calabresi” e di “aver lanciato allarmi senza riscontro”.
A “complicare” poi il lavoro della prima commissione e della sua zelante relatrice c’è la sovrapposizione dell’iniziativa disciplinare di trasferimento promossa dal ministro indagato nonché l’atto di accusa del procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli che ha contestato al magistrato anche le sue dichiarazioni alla stampa in merito allo scippo dell’inchiesta. 
Ma il PG della Cassazione, lo scorso 6 dicembre ha promosso anche una nuova azione disciplinare contro De Magistris accusato di “violazione di legge con grave ed inscusabile negligenza” per aver acquisito ed utilizzato i tabulati delle conversazioni telefoniche del ministro della Giustizia senza la preventiva autorizzazione della camera di appartenenza. 
Il magistrato che ha appreso le contestazioni disciplinari ancora una volta a mezzo stampa le ha definite “destituite di fondamento” e ha aggiunto di non aver mai acquisito “né consapevolmente né per negligenza” utenze intestate a parlamentari. Luigi De Magistris che si è rivolto alla magistratura ordinaria perché ricostruisca tutto quello che è accaduto e che sta accadendo, ha concluso “Attendo sereno e con la coscienza trasparente le decisioni del CSM”.
Sempre più spesso i cittadini alias “poltiglia o mucillagine di massa” (ex Censis) con minore consapevolezza, prostrati dalla arroganza della casta e dintorni, frustrati nella più elementare aspirazione alla giustizia, perdono serenità di giudizio e fiducia nello Stato, si sentono confusi, traditi, emarginati. Se quasi sempre e ovunque i migliori vengono puniti ed emarginati mentre i peggiori vengono premiati, il comune cittadino, l’uomo della strada cosa deve pensare?

il martedi'
Daniela Guadenzi

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