WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 18 DICEMBRE 2007
Silvio bifronte, Walter iperdialogante. Meglio il referendum
Daniela Gaudenzi

 

Il Berlusconi bifronte del dialogo istituzionale , degli accordi per “il bene comune”, del confronto per “un paese civile” si alterna, secondo un copione più stantio che consolidato, con il capo dell’opposizione minacciato “dall’opposizione giudiziaria” delle vetuste “toghe rosse” ricostituite nella più temibile “armata rossa giudiziaria”.
Ci sarebbe solo da ridere, come dello “schiaffo” delle dimissioni di Speciale, indignato da questo governo “agonizzante, protervo, impopolare” come lo definisce il molto dialogante capo dell’opposizione probabile sponsor della sua annunciata carriera politica, invece in questo paese più i personaggi sono stolidi, cialtroni, meschini più vengono presi sul serio.
Sulla prima pagina del Corriere di ieri Angelo Panebianco allarmatissimo per l’eventuale arenarsi del “dialogo” sulle riforme che -vale la pena di ricordarlo- tra pateracchi, aggiustamenti alla giornata, accordi e disaccordi tattici, confusione e pressappochismo a go gò, si trascina da qualche decennio, se la prende ovviamente con “i nemici delle riforme” altrimenti e benevolmente definiti “guerrafondai”. 
Per intendersi quelli che “ora e sempre piazzale Loreto”, felice definizione mutuata dal lessico immaginifico del notoriamente moderato ed imparziale Fedele Confalorieri per descrivere i demonizzatori di Silvio accaniti con TV e conflitto di interessi, e anche quelli che “l’inciucio che orrore” e cioè i cittadini, per lo più sciagurati elettori del centro sinistra i quali per loro sventura hanno ancora a mente lo strazio della bicamerale e le bozze sulla giustizia dell’insuperato Boato. Tra l’altro, ma è un divertente dettaglio, l’attento Panebianco che ha a cuore il significato e il valore delle parole, mette in risalto la pochezza e la volgarità linguistica del vocabolo e dunque di coloro che lo evocano, senza però ricordare e sottolineare che è entrato nella vulgata politico-giornalistica grazie al pater, della Bicamerale Massimo D’Alema.
Prevedendo sconfortato che il tavolo apparecchiato con cura da Walter per Silvio con grande sinergia dei due rispettivi uomini ombra, l’onnipotente Bettini ed il plenipotenziario Letta in contatto quotidiano, il politologo very bipartisan delinea due vie d’uscita. La prima è quella istituzionale che avrebbe il merito almeno di riconsegnare al parola ai cittadini, benché risolutiva fino ad un certo punto, e cioè il referendum, sulla cui ammissibilità si dovrà pronunciare la corte Costituzionale entro gennaio, pronuncia sulla quale graverebbero pressioni politiche a favore della non ammissibilità.
L’altra consisterebbe nello “sparigliamento delle carte” dei cosiddetti alleati ed avversari, da parte, letterale, del “genio politico” di Berlusconi, già definito dal presidente-antagonista Bertinotti nientemeno che “l’alfa e l’omega della seconda repubblica”: il rilancio del maggioritario a doppio turno di tipo francese.
Comunque sempre a proposito di “dialogo e suoi nemici” in una intervista sulle pagine dello stesso giornale, Nicola Latorre intervistato, anche quale esperto di intercettazioni, dopo le ultime sul mercato dei voti e delle raccomandazioni messo in piedi alla vigilia della finanziaria dal sommo interlocutore sulle riforme, ha lanciato un monito perentorio: “Nessuno ostacoli il confronto con Silvio!”
Che occorra tornare a votare a fine legislatura o quando il presidente della Repubblica scioglierà le Camere con una nuova e decente legge elettorale è cosa buona, giusta e necessaria; che in un paese civile le regole democratiche vadano scritte con il contributo di tutti ed ovviamente anche con il contributo del maggior partito di opposizione è una verità elementare e scontata; che la legge elettorale non sia un giocattolo ad uso e consumo dei partiti più forti per consolidare il proprio potere né debba essere un grimaldello per i partiti minori in funzione ricattatoria e destabilizzante è altrettanto evidente.
Più ancora in un paese minimamente serio e credibile la legge elettorale non è ispirata da tatticismi ed opportunismi che cambiano giorno per giorno, non è un alibi per non risolvere questioni dirimenti per la democrazia come il conflitto di interessi ed il duopolio del sistema televisivo. Inoltra la scelta e la priorità date ad un sistema elettorale sono ovviamente strettamente correlate al progetto di riforma costituzionale, di cui sono in qualche modo parte integrante e con cui devono porsi in un rapporto di necessaria coerenza. Sono temi che con puntualità, chiarezza, coerenza ed autorevolezza pone da anni in primo piano uno studioso della competenza di Giovanni Sartori, puntualmente ignorato ed emarginato dal dibattito sulle riforme.
Forse dati gli antecedenti, le premesse, la levatura, con tutto il rispetto, degli interlocutori politici, e la coerenza che hanno dimostrato da almeno quindici anni a questa parte, è auspicabile che i cittadini possano esprimersi (pur con tutti i limiti dello strumento che, è bene ricordarlo, ha natura esclusivamente abrogativa e dunque inadatto a produrre un sistema compiuto ed organico) attraverso il referendum.

il martedi'
Daniela Guadenzi

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