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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 1 FEBBRAIO 2007
Riforma Tv: quelli del programma e quelli del patto
stefano santachiara

Col pretesto di un presidente dell'antitrust difensore del trust che lo aveva nominato, serrano le fila i centrosinistri pronti a tradire programma ed elettori in materia di libera concorrenza e pluralismo televisivi, oltrechè di conflitto d'interessi.
A parte i soliti Sdi e Udeur, disponibili a prescindere, i dalemiani, sempre ben attendi a non rilasciare dichiarazioni ufficiali, lanciano segnali inequivocabili agli addetti ai lavori con l'avanscoperta del "Velino". Ad ostacolare il ddl 1825 contribuiscono poi i silenzi di quotidiani indipendenti(ad eccezione di Repubblica) che paiono sulla Luna (il Corriere dedica gli editoriali alle liberalizzazioni, dai benzinai alle assicurazioni, ma non sfiora neppure per sbaglio l'iperconcentrazione di potere nel settore decisivo delle televisioni e dell'informazione in genere), le mezze aperture di Bersani, il fondo di Rognoni sull'Unità di ieri che invita a tener conto delle posizioni del dottor Catricalà. Il garante della concorrenza, dopo essersi ovviamente espresso in passato a favore dei tetti, ha atteso l'esternazione del Cavaliere contro il "piano criminoso" per rivelarsi in tutta la sua indipendenza di autorità Pro-trust:"Non si può mettere un tetto al fatturato di Mediaset. Ha ragione Berlusconi". L'indomani in Commissione ha tentato di mascherare facendo l'elenco delle cose positive del disegno di legge, ma ha puntato il dito sui due punti fondamentali: chiedendo per i tetti una "base di calcolo più ampia" e invitando a "ridestinare alla tecnica digitale le frequenze lasciate libere dagli operatori detentori di più di due emittenti irradiate su frequenze terrestri analogiche".
 

 

A parte che non ha senso paragonare la tv generalista con la pay-tv (nettamente inferiore come audience), e dunque conteggiare assieme alla pubblicità delle reti analogiche gli abbonamenti a Sky (si sente dire che "Murdoch è il monopolista con 130 canali", allora perchè non scambiano le frequenze cedendo a Sky i canali in chiaro? ndr), nessuna autorità antitrust al mondo si preoccupa degli effetti, dei danni economici di un provvedimento che limita una posizione dominante e favorisce la libera concorrenza. Si è mai sentito qualcuno chiedere permesso o perdono a Bill Gates quando è stato colpito perchè aveva superato i tetti massimi? In particolare nel Quarto Potere alla base di ogni democrazia dovrebbero essere massimi la concorrenza e il pluralismo, che Maccanico ora vede bene in termini di "contenuti" gestiti da un unico grande operatore(ossia dal duopolio fittizio al monopolio formale con tanti bei contenuti di Mentana e Vespa che se le cantano e se le suonano). In nessun paese occidentale, eccetto l'Italia al 57esimo posto nelle classifiche internazionali sulla libertà d'informazione, un magnate può controllare 3 reti nazionali su 7, in grado di fagocitare oltre il 60% della raccolta pubblicitaria. La riforma Gentiloni, con l'altissimo tetto del 45% per gli spot, e il fatto che le due frequenze analogiche liberate dal 2009 scadrebbero nel 2012 quando scatterà il digitale per tutti i canali, non garantirebbe in ogni caso lo spazio vitale per la nascita di un terzo polo: persino il presidente di Mediaset ha ricordato che i potenziali acquirenti non sono interessati. Ma ai vari Catricalà sparsi per mezzo Parlamento non basta: dev'essere un trauma la sola prospettiva che per un istante possa realizzarsi un minimo di concorrenza televisiva. Dopotutto, partiti e Authority sono riusciti a non accorgersi delle sentenze della Corte Costituzionale che da 13 anni indicano di ridurre le reti Mediaset da 3 a 2, della procedura d'infrazione aperta dalla Ue contro la Gasparri e dei favori garantiti al Biscione da Craxi ai giorni nostri. Eppure s'è persino udito che le liberali norme antitrust sarebbero atti di "dirigismo", ravvisabile al contrario nelle leggi che hanno aumentato a dismisura la posizione dominante di Mediaset, buon ultima la Gasparri con cui Confalornieri contava di guadagnare "1 o 2 miliardi di euro". Attenzione alla tempistica: su tutti i tg- quotidianamente ridondanti di decine di ininfluenti dichiarazioni di politici- vengono censurate per due giorni le posizioni di Maroni e Storace, e la replica del diretto interessato Gentiloni, "Silvio ha perso la testa", alle sobrie argomentazioni dei "5 milioni in piazza contro il piano criminale" raccontate come frutto di un duro scontro Berlusconi-Prodi. Ma ancora non basta: troppo compatto il governo, troppo impazienti gli elettori, con libere manifestazioni di appoggio al ddl Gentiloni da parte di Passigli, Bassanini, Giulietti e del responsabile Comunicazione dei Ds Cuillo, di Margherita, Di Pietro, Verdi e comunisti. Urge intervento d'una autorità terza, che arriva domenica grazie all'intervista dell'apposita Lucia Annunziata, la terzista per cui "le tv non contano e non spostano voti", come ha confermato lo stesso Berlusconi in queste ore, sottolineando che "la Rai metterà sul digitale proprio RaiDue, la rete che rimanda all'area liberale". Col pretesto Catricalà si ricompatta la Cdl, l'Udc scatta sull'attenti, l'Udeur ci mette la faccia e i dalemiani iniziano a lavorare dietro le quinte. Ossigeno per i fedeli al patto confessato alla Camera nel 2003:"E' stata data garanzia piena, fino dal '94, che le tv non sarebbero state toccate" furono le parole di Luciano Violante. Oggi, dopo 3 anni, Berlusconi ripete convintamente:"Non troveranno 157 complici in Senato per il piano criminale". Anche gli elettori sono curiosi di sapere: quanti e chi sono i "pattisti"?

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Stefano Santachiara

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