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Membro
della IX Commisione Trasporti, Poste e
telecomunicazioni; Commissione parlamentare
per l’indirizzo generale e la vigilanza dei
servizi radiotelevisivi.
Le note di Gasparri e Landolfi della
Commissione parlamentare per l’indirizzo
generale e la vigilanza dei servizi
radiotelevisivi.
Il ministro
Gentiloni ha fatto la sua proposta di
riforma per la Rai focalizzata sulle quote
pubblicitarie e sul digitale terrestre, ma
si può parlare di riforma della rai?
Lui non ha fatto la riforma Rai infatti.
Il DDL Gentiloni n. 1825, sposta la data del
digitale terrestre al 2012 e poi fa in modo
che ogni gruppo non possa avere, in buona
sintesi, più del 45% delle risorse
pubblicitarie dimenticando che la
televisione è fatta di pubblicità ma è fatta
anche di canone e di abbonamenti alla Pay Tv
e il mercato tutto insieme. Tanto è vero che
nella legge Gasparri, c’era questo famoso
SIC, Sistema Integrato delle Comunicazioni
che comprendeva tutti i ricavi del settore.
E’ ovvio che se uno dice che il mercato
delle 500 gialle è in appannaggio tutto
della famiglia Brambilla, e chiude il
mercato ad un piccolo episodio, è ovvio che,
di quel mercato, la famiglia Brambilla,
detiene il 100%. Ma il mercato
dell’automobile è fatto di tanti altri
marchi e tipi. Così dicendo, nel caso della
riforma, si adopera una operazione riduttiva
per colpa solamente di Mediaste.
Sul servizio pubblico, il ministro Gentiloni
ha dichiarato che presenterà un nuovo
disegno di legge che non quello attualmente
in discussione. Noi, in proposito, abbiamo
chiesto che le due cose venissero discusse
insieme, cosa non ottenuta.
L’on. Folena, addirittura, non si
accontenta, parla di riduzione al 40% delle
quote pubblicitarie.
Chiaro. Adesso c’è una rincorsa a chi è più
accanito nel colpire…
Tenga conto che Mediaste, oggi, su quel
mercato ristretto che è un mercato
inesistente, solo quello della pubblicità
Mediaste, viaggia al 65% quindi vuol dire 45
0 40%. Togliere un 25-30% dei ricavi, vuol
dire mandare al fallimento un’azienda che ha
5000 dipendenti, 50.000 persone di indotto
in grado di poter competere sul mercato
internazionale come grande azienda di
comunicazioni.
Lei è stato chiarissimo, ha chiosato:
«questa è una chiara volontà di punire
alcune aziende» senza nominarle, oltre
quelle di Berlusconi, quali altre?
In questo caso, solo Berlusconi perché
la rai, col canone, avendo i due terzi dei
ricavi basati sul canone, di quel 92% che
dice Gentiloni essere di pertinenza dei due
grandi gruppi, uno pubblico ed uno privato
delle pubblicità, e Mediaste ne ha il 65,
ovviamente la rai ne possiede la differenza
che è ben inferiore al 40%. Hanno inventato
un numero che è fatto apposta per colpire
solo Mediaset.
Questa sarebbe la prova dell’accanimento
ai danni di Berlusconi?
Una delle prove.
Il Presidente dell’Antitrast, Catricalà,
ha dichiarato che: «non si può stabilire il
tetto pubblicitario poiché si limita il
fatturato e quindi la crescita di una
azienda».
L’Antitrast ha sottolineato che, mettere un
tetto alla pubblicità in un certo mercato
ristretto come quello immaginato dalla legge
Gentiloni, non ha nessun senso.
In questo modo si va solo a penalizzare
l’azienda che ha superato il tetto e non si
creano, davvero, altri protagonisti nel
mercato stesso.
Aveva molto più senso, come ha ribadito
l’Autorità Antitrast, rinnovare,
eventualmente, la base di calcolo che era
quella individuata da Meccanico che parlava
di pubblicità, canone, abbonamenti della pay
tv ecc. ecc.
Il tentativo di questo disegno di legge,
come ha affermato questa mattina Catricalà,
è il restringimento di un mercato per
individuare una posizione dominante a tutti
i costi. Guarda caso, quella di Mediaset.
Cosa proponete voi in opposizione?
Noi non proponiamo nulla. Abbiamo fatto una
legge due anni fa che è la legge Gasparri di
cui sono stato il relatore.
Ci sembra che abbia dato la possibilità al
paese di andare verso il digitale, di
trasferire finalmente le spese e le risorse
non tanto sull’acquisto delle frequenze
degli impianti, bensì sulla produzione dei
contenuti perché la televisione digitale
consente di moltiplicare le possibilità di
trasmissione.
Finalmente, quindi, viene meno il problema
di avere il canale in quanto chi li
possiede, li può modificare o mettere a
disposizione.
Poi esiste una legge che obbliga tutti i
proprietari di canali a dare almeno il 40%
dei canali digitali ad altri. La ratio della
legge è quella di consentire, almeno sino a
quando non la cambieranno, a chi vuole fare
televisione, di incentivare i contenuti.
Si tenga conto che il digitale, il satellite
Sky, ha 138 canali e se vuole un numero
infinito di canali, può.
La concorrenza del digitale o dell’analogico
terrestre, col satellitare, nasce già con un
certo sfavore perché le potenzialità
tecniche del satellite sono molto più grandi
e quindi, in questo caso, guarda un po’, si
va a colpire ancora di più chi oggi sembra
essere più debole.
Sappiamo che non si augura che la riforma
Gentiloni venga approvata, ma, secondo lei,
verrà approvata?
So che loro hanno intenzione di portare in
aula, in una data compresa tra aprile e
maggio. Il provvedimento Gentiloni, a mio
avviso, avendo i numeri alla camera, prima
dell’estate, loro potrebbero approvarlo.
Onorevole Gasparri, la proposta del
ministro Gentiloni è un attacco alle aziende
di Berlusconi?
La legge, è una legge vendetta che non credo
sarà approvata. L’Autorità Antitrust, con le
parole di Catricalà, ha messo un margine su
questa legge vendetta che è contraria ad
ogni logica inerente le norme europee nonché
a logiche di libertà di mercato nei riguardi
di quello che deve essere un moderno
sviluppo del settore.
L’opposizione sostiene la sua legge,
denominata legge Gasparri, strenuamente ...
E’ una legge che apre la strada al digitale,
al pluralismo senza uccidere aziende
italiane.
Ma se è vero che la maggioranza ce l’ha
con Berlusconi, quando mai potranno sperare
di arrivare ad un dialogo con l’opposizione?
Non credo che ci siano grandi spazi di
dialogo. Vedremo se si renderanno conto
quando anche l’Europa e l’Antitrast daranno
loro torto.
Onorevole Landolfi cosa pensa del DDL di
riforma della Rai del ministro Gentiloni?
Il DDL è stato criticato non solo
dall’opposizione come sarebbe stato
immaginabile, ma anche dall’Autorità
Antitrust che ne ha evidenziato i limiti. Mi
riferisco soprattutto ad un dato
fondamentale di quel provvedimento, cioè il
tetto della raccolta pubblicitaria. E’ un
elemento che fa, di questo disegno di legge,
un disegno di legge punitivo volto a
penalizzare uno solo degli attori e dei
protagonisti del mercato radiotelevisivo.
Ci troviamo di fronte ad un provvedimento
che andrebbe, per serietà, revocato,
accorpato, al massimo, a quello in cantiere
che prevede la riforma della Rai per poterne
discutere serenamente con l’opposizione.
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