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WWW.CENTOMOVIMENTI.COM - 3 FEBBRAIO 2007
Il punto politico di Vicenza
Tommaso Merlo

Lo scivolone subito dal governo sulla base militare di Vicenza, fa temere per la tenuta di Prodi e la riconsegna il paese alle destre. Il rischio c'è, ma se ciò accadesse la responsabilità sarebbe tutta del governo per non aver colto il punto politico di Vicenza.
E cioè che l'allargamento della base militare non è un problema di disciplina parlamentare, di strategie di coalizione o di cavilli programmatici, e non è nemmeno attribuibile ad un fantomatico antiamericanismo. Non è cioè un problema né partitico né ideologico. Vicenza solleva invece la cruciale ed irrisolta questione del rapporto tra società e politica. Tra il desiderio di maggiore partecipazione della società civile da una parte, e di una politica lontana e assorbita da se stessa dall'altra. Una questione denunciata da anni nelle manifestazioni dal popolo di centrosinistra in tutto il paese. Manifestazioni che, alla luce dei fatti, per alcuni partiti di centrosinistra erano solo chiassoso antiberlusconismo e vago idealismo no-global. Fermenti sociali non catalogabili e che una certa partitocrazia, incapace e indisposta al cambiamento, ha preferito archiviare convinti che una vittoria elettorale bastasse a sedare il tutto. E invece no, quelle piazze sollevavano un esigenza politica e sociale forte e precisa: quella di partecipare.

 

Quella di una politica più aperta e sensibile che desse spazio alla società civile. Proprio quello che poteva succedere a Vicenza, e non è successo. Come in Val di Susa, anche a Vicenza era un'occasione per aprire una stagione in cui, almeno per questioni specifiche, la politica non calasse le decisioni dall'alto, ma permettesse ai cittadini di maturare scelte condivise. Ma la politica ha preferito salire sul piedistallo istituzionale, e arrogarsi il diritto decidere indisturbata in virtù di presunte esigente superiori. Convinta delle sue alte prerogative e certa delle sue inoppugnabili ragioni, la politica dei partiti ha preferito ignorare la cittadinanza e tirare dritto. Un'arroganza che ha funzionato, e forse funzionerà, per l'Afghanistan ma che fallisce per le questioni territoriali. Dove cioè il cittadino ha la possibilità di agire in prima persona, di uscire di casa e sedersi di fronte a cantieri e municipi. Dove può prendersi con le sue mani quella partecipazione che la partitocrazia gli nega da troppo tempo.
Questo è il punto politico di Vicenza, un punto cruciale per una società moderna e matura. Un punto che può perfino giustificare la caduta di un governo.

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