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Lo
scivolone subito dal governo sulla base
militare di Vicenza, fa temere per la
tenuta di Prodi e la riconsegna il paese
alle destre. Il rischio c'è, ma se ciò
accadesse la responsabilità sarebbe
tutta del governo per non aver colto il
punto politico di Vicenza.
E cioè che
l'allargamento della base militare non è
un problema di disciplina parlamentare,
di strategie di coalizione o di cavilli
programmatici, e non è nemmeno
attribuibile ad un
fantomatico antiamericanismo. Non è cioè
un problema né partitico né ideologico.
Vicenza solleva invece la cruciale ed
irrisolta questione del rapporto tra
società e politica. Tra il desiderio di
maggiore partecipazione della società
civile da una parte, e di una politica
lontana e assorbita da se stessa
dall'altra. Una questione denunciata da
anni nelle manifestazioni dal popolo di
centrosinistra in tutto il paese.
Manifestazioni che, alla luce dei fatti,
per alcuni partiti di centrosinistra
erano solo chiassoso antiberlusconismo e
vago idealismo no-global. Fermenti
sociali non catalogabili e che una certa
partitocrazia, incapace e indisposta al
cambiamento, ha preferito archiviare
convinti che una vittoria elettorale
bastasse a sedare il tutto. E invece no,
quelle piazze sollevavano un esigenza
politica e sociale forte e precisa:
quella di partecipare.
Quella di una politica più aperta e
sensibile che desse spazio alla società
civile. Proprio quello che poteva
succedere a Vicenza, e non è successo.
Come in Val di Susa, anche a Vicenza era
un'occasione per aprire una stagione in
cui, almeno per questioni specifiche, la
politica non calasse le decisioni
dall'alto, ma permettesse ai cittadini
di maturare scelte condivise. Ma la
politica ha preferito salire sul
piedistallo istituzionale, e arrogarsi
il diritto decidere indisturbata in
virtù di presunte esigente superiori.
Convinta delle sue alte prerogative e
certa delle sue inoppugnabili ragioni,
la politica dei partiti ha preferito
ignorare la cittadinanza e tirare
dritto. Un'arroganza che ha funzionato,
e forse funzionerà, per l'Afghanistan ma
che fallisce per le questioni
territoriali. Dove cioè il cittadino ha
la possibilità di agire in prima
persona, di uscire di casa e sedersi di
fronte a cantieri e municipi. Dove può
prendersi con le sue mani quella
partecipazione che la partitocrazia gli
nega da troppo tempo.
Questo è il punto politico di Vicenza,
un punto cruciale per una società
moderna e matura. Un punto che può
perfino giustificare la caduta di un
governo.
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